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La Russia blocca cereali e legumi, conseguenze per l’Italia

La Russia blocca cereali e legumi: vediamo quali sono le conseguenze per l'Italia che importa discreti quantitativi dei prodotti agricoli da Mosca.

di The Wam

Aprile 2022

La Russia blocca cereali e legumi: niente esportazioni di questi prodotti alimentari verso i Paesi ostili, vediamo quali sono le conseguenza per l’Italia. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Le motivazioni del Cremlino alla sospensione dell’export alimentare sono ufficialmente interne: «Bisogna mitigare gli effetti negativi per i nostri concittadini – ha dichiarato Putin – e aumentare le consegne sul mercato interno a prezzi accessibili».

Ma la decisione di bloccare le esportazioni sono verso i «Paesi ostili», fornisce anche un motivo politico a quella scelta: una risposta alle sanzioni imposte dall’Occidente.

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La Russia blocca cereali e legumi: venderemo solo agli amici

La decisione era stata anticipata anche dall’ex presidente, Dmitry Medvedev: «Forniremo cibo e raccolti solo ai nostri amici e per fortuna ne abbiamo molti».

E in pratica, fino al 31 agosto non saarà più possibile importare dalla Russia:

Una riduzione sostanziale dell’export anche per la farina di soia.

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La Russia blocca cereali e legumi: cosa succede in Italia

Prima di capire bene quali saranno le conseguenze per l’Italia bisognerà verificare nel dettaglio quali saranno gli altri generi alimentari bloccati alla frontiera russa.

Per il nostro Paese ci potrebbero essere delle difficoltà, ma nulla di particolarmente grave.

L’Italia ha importato dalla Russia, tra gennaio e novembre del 2021, prodotti agricoli e dell’industria alimentare per 223 milioni di euro.

Soprattutto panelli compatti e altri residui della lavorazione degli oli vegetali (per l’alimentazione animale) e frumento.

La Russia il principale esportatore mondiale di grano, per il nostro Paese rappresenta solo il 2,3% delle importazioni dall’estero.

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La Russia blocca cereali e legumi: aumento dei prezzi

Il problema non riguarda dunque l’approvvigionamento della materia prima, ma il blocco influirà in maniera rilevante sull’aumento dei prezzi. Se mancano le forniture russe, il mercato sarà costretto a virare su altri Paesi produttori e questo alimenterà una inevitabile escalation dei costi.

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La Russia blocca cereali e legumi: fertilizzanti

Può creare maggiori difficoltà all’Italia un altro blocco delle esportazioni dalla Russia, quello dei fertilizzanti. Mosca fornisce la più estesa produzione mondiale (il 15% del mercato complessivo).

In quel settore le conseguenze potrebbero rivelarsi più pesanti. Sulla questione c’è però una certa ambiguità.

Il 2 aprile è stato sospeso il divieto di export imposto al nitrato di ammonio. Divieto che era

stato imposto a febbraio. Ma non ci sono ancora notizie sulla ripresa delle relazioni commerciali. Il problema è rilevante e riguarda in particolare i produttori di frutta, che utilizzano le molecole di ammonio per concimare pomacee e drupacee.

La Russia blocca cereali e legumi: relazioni commerciali azzerate

Ma si va verso una stretta complessiva di tutto. Verso un azzeramento graduale, ma non troppo, di tutte le relazioni commerciali con la Russia. Lo stesso Putin ha avviato una politica di indipendenza del suo Paese: vuole renderlo autosufficiente, o quasi.

L’Ue sta facendo lo stesso. Per alcuni settori sarà possibile, magari scontando un periodo di difficoltà (la questione grano è la più grave perché coinvolge l’altro super produttore mondiale, l’Ucraina, appunto).

Per l’energia sarà un po’ più complesso e forse doloroso staccarsi dalla Russia, soprattutto nel breve e medio periodo. Ma la strada è quella: il gas dal Cremlino continuerà essere erogato, ma solo fino a quando sarà necessario per Mosca e fino quando l’Ue non avrà trovato soluzioni alternative.

Difficile immaginare al momento passi indietro. Anzi.

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