La svolta autoritaria, «ragion di sicurezza» e legittima difesa

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«Tutti contro tutti»

Gli uomini di norma non sono così malvagi tra loro se non quando cominciano ad avere paura gli uni degli altri”,  lo ha scritto Henri-Marie de Lubac, lo sperimentiamo tutti i giorni, sulla nostra pelle. 

Abbiamo paura, soprattutto del diverso, difendiamo noi stessi, il territorio, i confini; ci armiamo, l’insicurezza si tramuta in odio, violenza. La propaganda politica alimenta una emergenza costante, lo stato di polizia ha sostituito progressivamente quello giuridico, la paura è al centro del dibattito contemporaneo.

La democrazia è diventata «governo della sicurezza», la «ragion di sicurezza» ha preso il posto di quella che un tempo si chiamava la «ragion di Stato», lo spiega bene il  filosofo Giorgio Agamben.

Il nostro sguardo sulle cose è sempre meno obiettivo e sempre  più legato ad uno stato d’animo, alla percezione: è una visione parziale, una ricostruzione da bar. 

L’Italia è il paese della criminalità organizzata, in una città come Napoli gli attentati davanti alle scuole sono all’ordine del giorno, si continua a morire sul lavoro ma vengono enfatizzati gli episodi violenti che coinvolgono i migranti: bersagli che più si prestano alla demagogia e alle campagne elettorali.

E’ una rappresentazione paranoica del presente e a farne le spese sono i più deboli: chiedetelo ai ragazzini stranieri  che effetto ha su di loro il modo in cui le persone li guardano sull’autobus o in cui i compagni li trattano a scuola. 

Le grandi battaglie che stiamo combattendo sono il rimpatrio dei migranti, lo sgombero dei campi rom, la chiusura dei centri di accoglienza, tra qualche mese l’operazione spiagge sicure contro i vucumprà (pericolose bombe sociali eh?).

La deriva securitaria è un «investimento politico» che sta calpestando i diritti fondamentali delle persone, una guerra “tutti contro tutti” orientata nel modo più conveniente da una politica che la paura deve sostenerla ad ogni costo perché da essa trae la sua funzione essenziale.

Il capolinea della civiltà

L’ esaltazione delle legittima difesa è il capolinea della dignità istituzionale in una società civile, legalizza il tentativo di farsi giustizia sommaria per un furto (anche di poche decine di euro), “ognuno per sé”, sollevati da qualunque responsabilità individuale, esonerati dal dovere rendere conto dei propri comportamenti. E’ punizione invece che educazione, autorizzazione a difendersi offendendo: ma la violenza, anche se fa sentire più forti, è sempre e solo distruttiva. 

Questa visione del mondo è diventata abitudine, siamo poco lucidi, incapaci di razionalizzare che parte di questa paura è un riflesso soggettivo.

Proviamo ad immaginare un nuovo modello sociale, a partire dalle azioni quotidiane, dal linguaggio, dalla lotta alle discriminazioni e a non rimanere isolati, ciascuno nel proprio piccolo privato. Ha giustamente fatto notare Aldo Masullo docente di filosofia teoretica e di filosofia morale: “stiamo vivendo ciò che io chiamo la “razionalità idiota“. Idiota non tanto delle scarse capacità intellettive, ma come suggerivano i greci dell’attenzione dedicata al proprio particolare. Siamo come i topi di una nave che affonda, ciascuno cerca la sua via di salvezza. Ma non è così che ci si salva”. Ai tiranni, – continua Masullo-  intesi come governatori, da molto fastidio che ci siano le piccole comunità, perché nelle piccole comunità si formano alti pensieri e forti sentimenti”.

Uno scopo comune

La sfida è “fare comunità”, ricominciare a pensare una società collaborativa, fiduciosa, un modello di convivenza costruttivo, con la consapevolezza di avere uno scopo comune. Il cambiamento passa attraverso l’immaginazione di nuove possibilità, l’identità non si rafforza sulla base di uno scontro con le realtà multiculturali. Anche se meno illuminate dai media esistono iniziative positive, buone pratiche, esperienze di integrazione e cooperazione: ripartiamo  da questi esempi. 

La destinazione della nostra (breve) vita non è l’odio. Scrive Fortunato CerlinoL’inganno chiù grande della nostra epoca, sapete qual è? Quello che ci fa credere che possiamo vivere senza gli altri! […] «Ma ci vuole tanto per capirlo? Ci hanno divisi, dispersi, come si fa con i manifestanti che protestano. Il popolo unito ha sempre fatto paura. Una volta isolati ci hanno riempito la capa di promesse e le mani di sabbia. […] «Quando ero guaglione io la ggente si sapeva ancora indignare, oggi mette na faccetta triste ‘ncoppa ai social». […] Siamo tutti morti che camminano. Senza volontà, senza passioni, senza amore per il prossimo. Questa è casa nostra! Andiamo gridando. Primma gli italiani! Comme se l’Italia intera e tutto stu munno nun fosse fatto di polvere. Vogliamo sicurezza, andiamo pensando. Comme se diventare disumani ci aiutasse a sentirci più sicuri. Borsellino chi? Andiamo chiedendo. Quello è nu fatto successo venti anni fa, e poi che novità è, ‘o patto stato mafia?». […] «Io vorrei morire in un solo modo innamorato ‘e sta vita e dei miei fratelli, pure se so che in fin dei conti, l’esistenza nostra, è na nuvola di fumo. Nu suonno»

Immagine di copertina© Giuseppe Leone

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