La vaccinazione rallenta, Regioni in difficoltà: poche dosi

La vaccinazione rallenta, Regioni in difficoltà: ci sono poche dosi anche perché l'uso di AstraZeneca e Johnson e Johnson è irrilevante. Preoccupa molto la fascia più a rischio, quella degli over 60: senza nessuna protezione ci sono oltre 2,5 milioni persone. Troppe, se si considera la diffusione della variante Delta che sarà dominante entro l'estate. Sospese le prime dosi in quasi tutte le Regioni.

5' di lettura

La vaccinazione rallenta. A luglio il taglio delle forniture per Pfizer e Moderna sarà del 5%. Beh, direte, non è tanto. Invece è un bel problema: sono gli unici prodotti per gli under 60. Mentre gli altri due vaccini approvati, AstraZeneca e Johnson e Johnson, che dovrebbero essere somministrati a chi ha più di 60 anni, sono ormai irrilevanti.

AstraZeneca non lo vuole quasi nessuno (eccetto chi ha fatto la prima dose e non vuole l’eterologa), Johnson e Johnson viene iniettato una sola volta ogni 4.000 somministrazioni. Un’inezia.

Intanto restano quasi irraggiungibili gli italiani che sono nella fascia anagrafica di rischio (over 60), che ancora non si sono vaccinati. A questo punto è lecito pensare che molti resteranno senza protezione.

Vaccini, la domanda supera l’offerta

Al momento comunque il numero di somministrazioni giornaliere resta sopra le 500.000, che viste le condizioni è un buon risultato. Ma potrebbe non durare.

La vaccinazione rallenta, dunque, Lo dicono i numeri. Tra le richieste di chi deve vaccinarsi e i prodotti a disposizione non c’è equilibrio. La domanda supera l’offerta. Ad agosto potrebbero saltare molte prenotazione per la somministrazione della prima dose.

La vaccinazione rallenta: regione per regione

Le Regioni, come al solito, procedono in ordine sparso. Ognuna segue la sua linea. Questo è il quadro:

  • Lazio. Potrebbero slittare le prime dosi di una o due settimana. Nel caso saranno interrotte le nuove prenotazioni.
  • Campania. I vaccini disponibili a luglio sono il 38% in meno rispetto al mese precedenti. Un calo che mette un freno notevole alla campagna di vaccinazione. Negli hub vaccinali si iniettano quasi esclusivamente le seconde dosi.
  • Emilia Romagna. Il calo delle forniture dei vaccini causerà quasi certamente il blocco delle prenotazioni, per la fascia tra i 20 e i 59 anni, fino al 15 agosto.
  • Toscana. Qui non va certo meglio. La Regione ha sospeso per una settimana (almeno) le prenotazioni per agosto e settembre. Poi si vedrà. La speranza è che i vaccini arrivino al più presto.
  • Umbria e Puglia. Sospesa la somministrazione delle prime dosi. Le prenotazioni per gli under 50 slittano di almeno una settimana. Anche in questo caso la vaccinazione rallenta, e sembra inevitabile.
  • Anche in Lombardia sono attese decisioni dello stesso tipo. Ma c’è la speranza che arrivi ad agosto il milione di dosi promesso dalla struttura commissariale.

Con la variante indiana immunità di gregge all’88%

Intanto il generale Figliuolo resta ottimista. È sicuro che non scenderemo sotto le 500.000 somministrazioni al giorno. Non ripeteremo le 600.000 dosi iniettate delle scorse settimane. Ma quel numero potrebbe comunque non far deragliare oltre l’autunno l’immunizzazione del Paese.

Obiettivo non semplice. Soprattutto se – come sostengono alcuni virologi – la variante delta, con la sua alta trasmissibilità, ha sollevato l’asticella della soglia da raggiungere per ottenere l’immunità di gregge: 88%.

Ricordiamo che con il ceppo originario del Covid quel limite era al 70%, salito poi all’80% con la mutazione inglese. Ora un altro salto in avanti.

Ma oggettivamente l’88% sembra un numero difficilmente raggiungibile.

Le Regioni più in difficoltà sono comunque quelle che hanno programmato la campagna vaccinale ignorando lo stop di AstraZeneca per chi ha meno di 60 anni. Ora hanno i magazzini pieni di dosi inutilizzate e gli hub semivuoti. E sono costrette a sospendere le prime dosi perché non possono programmare il richiamo.

La vaccinazione rallenta soprattutto per le fasce ad alto rischio

La vaccinazione rallenta, ma la preoccupazione del commissario straordinario è per l’elevato numero di under 60 ancora senza protezione. Le nuove iniezioni in questa fascia di età procedono col contagocce: in una settimana solo 9.173 dosi iniettate a chi ha più di 80 anni. Restano esposti al virus 354.390 over 80. Troppi. Soprattutto in previsione della inevitabile diffusione della variante Delta: diventerà dominante nel giro di qualche mese, probabilmente entro l’estate.

Non va meglio per i 70enni: in due settimane solo in 70mila hanno ricevuto la prima dose. Restano scoperti in 781mila.

Peggio ancora tra i 60enni, una fascia di minor rischio rispetto alle precedenti, ma non troppo: 160mila vaccinazioni in due settimane, ma quasi un milione e mezzo resta senza protezione.

In tutto, nelle fasce di età più a rischio di covid grave ci sono più di 2 milioni e mezzo di persone.

Non è come lo scorso anno certo, ma per un Paese che ha iniziato da sette mesi la campagna di vaccinazione, quel numero è rilevante. Soprattutto perché riferito alla fascia anagrafica che ha le maggiori possibilità di avere delle conseguenze serie dall’infezione da covid.

Report ospedalieri molto buoni

Ma se la vaccinazione rallenta per fortuna i dati sulla diffusione del contagio sono buoni: il virus circola molto meno. E soprattutto i report dagli ospedali sono radicalmente diversi rispetto a qualche mese va.

I ricoverati sono 1.500 (il 95% in meno rispetto ad aprile), mentre in terapia intensiva ci sono 220 pazienti (- 90%).

Un italiano su tre è completamente immunizzato. Ne mancano all’appello (per la vaccinazione completa), altri 43,4 milioni.

Non possiamo permetterci di rallentare.

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