L’anno nero dei conto corrente, tra costi e prelievi forzosi

L'anno nero dei conto corrente: il 2021 si sta caratterizzando per una vera rivoluzione nel sistema bancario che coinvolge anche il rapporto con il cliente. Canoni aumentati, prelievi forzosi, prelievi al bancomat sempre più esosi, penalizzazione dei depositi superiori a determinate cifre, chiusura di filiali e Atm. Sta cambiando tutto e in fretta. Come possono difendersi i risparmiatori.

5' di lettura

Il 2021 è l’anno nero dei conto corrente, tra costi che aumentano, prelievi forzosi e la possibilità di essere aggrediti senza neppure la decisione di un giudice dalle azioni esecutive dell’Agenzia delle Entrate.

È l’anno nero dei conto corrente anche per la pressione che le banche esercitano sui depositi fermi (che per gli istituti di credito sono un costo).

Ma l’anno nero dei conto corrente passa anche dall’aumento dei costi per i prelievi al bancomat, per le filiali che chiudono insieme a migliaia di Atm.

L’anno nero del conto corrente: è una rivoluzione

L’anno nero dei conto corrente coincide con la fase piena di una rivoluzione in atto da tempo ma che ha avuto una violenta accelerazione in questi due anni caratterizzati dalla pandemia.

Fra qualche giorno scatta il prelievo forzoso per l’imposta di bollo. Siamo nell’ordine dei 9 euro per trimestre. Non proprio una patrimoniale, ma è un segnale.

L’impressione è che molti correntisti siano un po’ distratti mentre le banche impongono aumenti sui canoni, sulle commissioni, sui depositi, sui prelievi. A dicembre il peso di tutti questi balzelli ricadrà sulle vostre tasche. E non sarà un peso da niente.

Nel frattempo tante decisioni degli istituti di credito passano quasi sottotraccia, nell’indifferenza – o quasi – di molti risparmiatori.

Per difendersi ci sono due soluzioni immediate: il conto corrente online (a costo zero) e il conto deposito (per difendere i risparmi da questa erosione continua).

Mezzo secolo di prelievo forzoso

Ma partiamo dal prelievo forzoso che avverrà in questi giorni. Quello sull’imposta di bollo.

L’imposta di bollo si paga ormai da mezzo secolo. Le persone fisiche pagano 34,20 euro l’anno, per le aziende quel costo sale a 100 euro. Potrebbero essere addebitati a dicembre, se la rendicontazione è annuale. O suddivisa in trimestri.

L’imposta di bollo riguarda anche i conti deposito. Lì il prelievo forzoso è dello 0,2% del valore dei titoli in portafoglio e delle giacenze depositate. In questo caso l’importo è variabile, dipende dall’entità del patrimonio.

Chi non paga l’imposta di bollo

Il prelievo forzoso a volte è evitabile. Non viene applicato per chi ha un Isee inferiore a 7.500 euro (ma deve averlo comunicato alla banca entro il 31 maggio). Non paga neppure chi ha una giacenza media sul conto corrente inferiore a 5.000 euro.

Non pagano l’imposta di bollo neppure i titolari di un conto corrente base, quelli agevolati, concessi a chi ha un Isee inferiore a 11.600 euro o pensionati con Isee inferiore a 18.000.

Ma, come detto, quella sui prelievi forzosi per l’imposta di bollo sono una goccia per l’anno nero dei conto corrente.

L’anno nero del conto corrente: i tassi negativi della BCE

Le questioni più rilevanti sono altre. In particolare i costi pretesi dalle banche per sostenere non solo i servizi, ma soprattutto i tassi negativi imposti dalla BCE.

Un esempio, se avete 100.000 euro in deposito, la banca perde ogni dodici mesi (con un tasso -0.5), qualcosa come 500 euro. Per questo motivo alcuni istituti di credito hanno chiesto ai clienti di portare i soldi altrove. Altre banche hanno scelto un’altra strada: accollare al cliente tutte le spese. Che equivale di fatto a metterli alla porta.

L’anno nero del conto corrente: la guerra al contante

E non è finita. Ogni prelievo bancomat prevede l’addebito delle commissioni all’istituto di credito proprietario dello sportello.

Questa nuova “tassa” si può aggirare solo riducendo il numero dei prelievi (soprattutto da banche diverse dalla vostra) e aumentando l’utilizzo del pagamento digitale.

Che poi è proprio l’obiettivo che governo e istituti di credito stanno perseguendo. Ossia: rendere sempre più accidentato e oneroso l’utilizzo del denaro contante. Una delle ragioni è il tentativo di ridurre l’evasione fiscale.

L’anno nero dei conto corrente peserà dunque sulle spalle dei risparmiatori. I canoni annuali delle banche sono aumentati – secondo le stime della Banca d’Italia – di 88.50 euro.

Ma l’Italia non è sola. Nel cuore della tempesta ci sono anche altri Paesi europei. Quasi tutti a dire il vero.

Ma del resto i tassi negativi della BCE (per favorire la crescita dell’economia in questo periodo di grave crisi), pesano su tutti gli istituti di credito dell’area euro.

La banche non sono più il posto più sicuro per i risparmiatori?

Il risultato di questa situazione è un radicale cambio di paradigma: la banca non è più il luogo più sicuro dove depositare il proprio denaro. Almeno a certe condizioni. Fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile pensare che una banca avrebbe di fatto messo alla porta clienti per il solo fatto di avere in deposito più di 100mila euro.

Eppure accade.

Una situazione che fa quasi immaginare sia meglio nascondere i propri risparmi sotto la mattonella (come Totò e Peppino). Naturalmente non è così.

Ma per le soluzioni alternative i correntisti hanno la necessità di essere costantemente informati.

Strumenti finanziari capaci di aggirare e arginare questo periodo ci sono. Quello che è importante è evitare di subire passivamente questa situazione. Rischiereste di veder assottigliare, senza neppure rendervi conto, l’ammontare dei vostri risparmi.

L’anno nero dei conto corrente potrebbe trasformarsi nell’anno della consapevolezza finanziaria dei cittadini italiani.

E sarebbe anche ora.

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