Latina-Avellino: quando la vittoria non basta…

Latina-Avellino: quando la vittoria non basta...


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Il calcio è fatto così: si perdono Europei al golden goal (per fortuna ora non più), ci sono squadre che accarezzano la Serie A per 65 minuti e squadre che devono rimandare i festeggiamenti di una settimana a 36 secondi dal ritorno tra i professionisti, per un goal al 95′ su un altro campo. Questo è successo all’Avellino di Giovanni Bucaro e soci sul campo del Latina. I tifosi biancoverdi hanno inneggiato e sostenuto la propria squadra per due ore, per poi improvvisamente calare in un tetro silenzio negli ultimi istanti di gara dello Stadio “Domenico Francioni” di Latina.

Dal Domenico Francioni di Latina

L’Avellino sapeva di poter vincere su un campo non certo facilissimo e così è stato con uno 0-2 senza troppi patemi, pur viziato da diversi errori, anche gravi, dell’arbitro dilettante di turno, ma anche con la preoccupazione di conoscere il risultato finale tra Lanusei e Lupa Roma. Il pareggio dei sardi e la vittoria degli irpini premiava questi ultimi, che appunto, fino a quei 36 secondi dal triplice fischio vedeva i lupi avanti in classifica a 83 punti contro gli 81 della squadra dell’Ogliastra.

Ma anche se fosse stata festa a Latina, lo sarebbe stata a metà: un’assenza totale di presa di responsabilità da parte delle istituzioni pontine (Prefetto, Questore e soprattutto Sindaco), ha impedito ai tifosi irpini di raggiungere il capoluogo pontino con più di 500 supporters. Poi ieri la Prefettura di Avellino è riuscita a sbloccare la vendita di ulteriori 100 tagliandi, ovviamente subito andati a ruba. Il motivo di tutto ciò è da ricercarsi negli scontri di Fiumicino tra le frange più estreme del tifo (sempre se di tifo si può parlare) di Latina e Avellino di qualche mese fa, che hanno visto 14 condanne per i tifosi pontini e altrettanti provvedimenti Daspo.

Quegli errori organizzativi

La catena di comando a questo punto si inceppa e nessuno a Latina si sente in grado di garantire la sicurezza per tutto l’impianto sportivo per l’ultima giornata di campionato. Qui cominciano gli errori: prima si decide di impedire la trasferta ai tifosi dell’Avellino, poi la proposta di giocare a porte chiuse e poi la decisione di aprire solo alcune porzioni dello stadio pontino. A presidiare lo stadio ci sono solo una trentina tra finanzieri e carabinieri e, come prevedibile, non succede assolutamente nulla. Niente scontri, niente risse.

La decisione ultima non è ancora chiaro da chi sia stata presa, ma a nessuna delle due società si può imputare una colpa oggettiva. Se c’è una colpa, questa è certamente da ricercare ai piani alti di chi a poco a poco sta devastando il calcio. L’amaro in bocca c’è e rimarrà a lungo, perché il sindaco di Latina è un ex calciatore che per anni ha anche indossato la fascia da capitano dei pontini, e durante il suo mandato non si è mai visto allo stadio, né ha mai fatto qualcosa di concreto per far riavvicinare la gente ai colori nero-azzurri dopo i fasti della Serie B; cosa invece ampiamente promossa dalle precedenti amministrazioni pontine che hanno sempre visto nello sport, qualsiasi esso fosse, un’eccellente vetrina di prestigio per la città e per la sua economia.

Vittoria a metà per i biancoverdi

I tifosi di casa tenevano molto a questa partita per la grande rivalità sportiva tra le due tifoserie; gli ospiti invece volevano giustamente festeggiare la fine del campionato coronata da una grande rincorsa compiuta nel girone di ritorno. Alla fine dei conti nessuno torna a casa veramente vincitore. I pochi tifosi del Latina rimasti hanno visto forse con un sospiro di sollievo la fine di una stagione anonima e incolore. I bianco-verdi devono invece giocare lo spareggio domenica prossima contro il Lanusei. Altra incoerenza, visto che l’Avellino ha già battuto due volte i sardi durante la regular season, ma il regolamento della LND parla ahimè chiaro: se arrivi a pari punti devi in ogni caso giocare uno spareggio in gara unica su campo neutro.

E quale sarà il campo neutro del 12 maggio?

L’Avellino ovviamente cerca uno stadio “amico”, dove far accorrere quanti più tifosi possibile e la prima scelta ricade sul “Benito Stirpe” del Frosinone, stante anche la grande collaborazione che intercorre tra le due società e la poca distanza tra il capoluogo ciociaro e quello irpino. Altra possibilità nel Lazio è lo stadio “Centro Italia – Manlio Scopigno” di Rieti. I sardi invece premono per avere l'”Armando Picchi” di Livorno. Un’ altra possibilità ventilata, e forse anche la preferita dalla Lega Dilettanti è il “Renato Curi” di Perugia.

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