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Lavorare meno con lo stesso stipendio

Lavorare meno con lo stesso stipendio: da 40 a 36 ore settimanali, se ne discute in Italia, vediamo se è possibile.

di The Wam

Agosto 2022

Lavorare meno con lo stesso stipendio: la proposta dell’ex premier Giuseppe Conte, vediamo se è possibile. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Il Movimento 5 Stelle ha annunciato in campagna elettorale una proposta che potrebbe avere un impatto importante sul mondo del lavoro nel nostro Paese: ridurre la settimana di lavoro dalle attuali 40 ore a 36. Ovviamente senza che questo produca una riduzione del salario.

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Il leader dei 5Stelle ha anche spiegato che «tutti gli studi in materia dimostrano una cosa: non è vero che più si lavora e più si è produttivi, anzi, se si supera una certa soglia la produttività non migliora affatto».

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Lavorare meno con lo stesso stipendio: scelta volontaria

Si tratta di una misura che deve ancora essere analizzata nei dettagli. Conte ha specificato che non andrà contro le esigenze delle imprese. Sarà infatti pensata per loro, per i dipendenti. E soprattutto, sarà su base volontaria.

Il che lascia aperto qualche dubbio: quando si accetta su base volontaria di ridursi l’orario di lavoro, chi continua con l’orario attuale avrà di più in busta paga o riceverà lo stesso stipendio di chi torna prima a casa?

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Lavorare meno con lo stesso stipendio: come funziona all’estero

Non si tratta comunque di una boutade o di una proposta senza fondamento. Anche per questo è motivo di discussione e avrebbe qualche buona chance di diventare operativa (ma dovranno essere chiariti tutti gli aspetti e risolte le eventuali criticità). Infatti è applicata già in diversi Paesi europei. Ma non solo: in alcune nazioni Ue è stata addirittura introdotta la settimana cortissima: si lavora dal lunedì dal giovedì. Accade in Norvegia, in Scozia la stanno sperimentano in Belgio e c’è l’intenzione di introdurla anche in Spagna, con una settimana lavorativa di 32 ore senza tagliare i compensi. Ci sta pensando addirittura il Giappone.

Insomma non è un’utopia, né un’idea campata in aria. Il Movimento 5 Stelle ha già avanzato la proposta delle 36 ore in passato. E c’è un precedente più lontano, risale al 1997, quando il leader di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti, propose la settimana di 35 ore lavorative, ma senza alcun successo.

Il taglio dell’orario di lavoro venne però adottato dalla Francia, dove infatti ancora oggi, e su base volontaria, si lavora 35 ore.

La scelta tra orario “normale” e quello ridotto è stata applicata anche in Germania, dove qualche mese fa era stata avanzata anche la proposta di lavorare quattro giorni a settimana. Proposta che però è stata bocciata dagli stessi sindacati.

Lavorare meno con lo stesso stipendio: in Italia si lavora di più

Perché ora questa modifica dell’orario di lavoro viene rilanciata nel nostro Paese? Beh, i dati Ocse dicono che l’Italia, con le 40 ore settimanali, è una delle nazioni europee dove si lavora di più.

Facciamo qualche esempio. Lo stesso che è stato evidenziato da chi ha promosso la riduzione dell’orario di lavoro:

I tedeschi lavorano dunque molto di meno. Il problema da risolvere è un altro: la produttività dei lavoratori in Germania è molto più alta rispetto al nostro Paese.

Lavorare meno con lo stesso stipendio: sperimentazione

Per ora la sperimentazione di organizzazioni aziendali con orario di lavoro ridotto riguarda solo alcune aziende private in Italia. E non sono molte.

Tra queste c’è la TeamSystem, una società che offre servizi per la digitalizzazione delle imprese: è stato offerto ai 2.900 dipendenti la possibilità di lavorare 36 ore la settimana piuttosto che 40. In questo modo hanno la possibilità di avere anche il venerdì pomeriggio libero.

Lo stipendio per chi ha accettato questa scelta è stato però ridotto. Sono stati salvaguardati dalla decurtazione solo i dipendenti (il 20% circa) che hanno stipendi più bassi.

Lavorare meno con lo stesso stipendio: dopo la pandemia

L’esigenza di comprimere le ore di lavoro (provando nel contempo ad aumentare la produttività, come in Germania) è molto avvertita, soprattutto dopo i due anni di pandemia. Una questione che riguarda tutti, ma in modo particolare i giovani, le donne, le categorie protette.

Ovvero, si tende ad ampliare gli spazi per le esigenze personali e familiari. Il lavoro è importante ma non può essere la parte fondamentale della vita di una persona.

Così si spiega anche la decisione di altri Paesi europei dove è stata adottata la settimana cortissima. Bisognerà però, almeno in Italia, far coincidere queste esigenze personali con quelle delle aziende. Migliorando la produttività certo, ma anche introducendo in modo importante tutte le innovazioni che sono possibili con la tecnologia digitale.

Del resto, e per gli stessi motivi, laddove è possibile si tende anche a conservare una quota di lavoro agile.

Lavorare meno con lo stesso stipendio

Lavorare meno con lo stesso stipendio: ci sono possibilità?

La proposta delle 36 ore ha possibilità di essere approvata anche in Italia? Dipende. Non solo dal risultato elettorale, ma anche da come si svilupperà il dibattito: se cioè non solo altre forze politiche, ma anche sindacati e Confindustria avvieranno un serio confronto per verificare se, quando e come questa riduzione dell’orario di lavoro, a parità di stipendio, sia praticabile anche nel nostro Paese.

Ovviamente avrà un peso anche quello che accade in Europa: se la scelta sarà condivisa dalla maggior parte dei Paesi dell’Ue, le 36 ore o la settimana cortissima potrebbero rientrare in qualche direttiva dell’Unione.

A quel punto sarà più difficile, per qualsiasi governo in carica, convincere i lavoratori italiani che loro e solo loro nel continente debbano essere impegnati centinaia di ore in più rispetto ai colleghi europei.

Il punto però resta sempre la produttività: se si migliora quella, le 36 ore e il venerdì libero potrebbero non essere una utopia o una proposta da campagna elettorale.

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