Lavoratori invalidi, il periodo massimo di assenza

Lavoratori invalidi, il periodo massimo di assenza in caso di malattia grave: quando non vengono conteggiate e perché. Non includerle nel periodo di comporto evita il licenziamento. Come funziona nel settore pubblico e in quello privato. Quando una terapia è salvavita e quali solo le patologie che si possono definire gravi.

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Lavoratori invalidi, vediamo qual è il periodo massimo di assenza dall’attività lavorativa previsto prima che scatti il licenziamento. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Parliamo dunque del cosiddetto periodo di comporto: che è la soglia di giorni di malattia entro la quale un lavoratore con disabilità grave non può essere licenziato dal suo datore di lavoro.

In particolare ci occupiamo dei casi di lavoratori invalidi che sono affetti da patologie gravi che richiedono terapie salvavita.

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Lavoratori invalidi: regole e licenziamento

La questione è seria, anche perché non sono pochi i lavoratori affetti da malattia gravi che sono stati licenziati. E il motivo è sempre lo stesso: hanno superato il periodo di comporto.

Le norme cambiano tra il settore pubblico e il settore privato. Ci sono delle differenze anche rispetto ai diversi contratti collettivi nazionali di lavoro. E questo è un altro punto molto delicato: le regole sono spesso frammentarie ed eterogenee. Bisogna pure ammettere, per fortuna, che in tutti i contratti del settore pubblico e in molti di quello privato sono state ampliate le tutele per i lavoratori che soffrono di patologie gravi.

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Lavoratori invalidi: malattie gravi

E a proposito di patologie gravi: al momento manca un elenco completo.

L’unico che può essere di riferimento è quello inserito nell’articolo 2 del decreto ministeriale numero 278 del 2000:

  • patologie acute o croniche che determinano temporanea o permanente riduzione o perdita
  • dell’autonomia personale, ivi incluse le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche;
  • patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali;
  • patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario;
  • patologie dell’infanzia e dell’età evolutiva aventi le caratteristiche di cui ai precedenti numeri 1, 2, e 3 o per le quali il programma terapeutico e riabilitativo richiede il coinvolgimento dei genitori o del soggetto che esercita la potestà.

Lavoratori invalidi: settore pubblico

Nel settore del pubblico impiego, quando un dipendenti con invalidità deve assentarsi per essere sottoposto a terapie salvavita o assimilabili, come la chemioterapia o l’emodialisi, quei giorni vengono esclusi dal calcolo dei periodi di assenza per malattia. Non vengono conteggiati neppure i ricoveri ospedalieri o in day hospital.

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Il termine assimilabili (rispetto alle terapie salvavita) apre un’altra questione: cosa si intende? L’esempio tipico è quello che abbiamo riportato, chiemioterapia ed emodialisi, ma quell’assimilabili resta vago. Probabilmente, come accennato, il riferimento è a quelle terapie che impediscono o rallentano la morte del paziente o che evitano alla patologia di sviluppare gli effetti invalidanti più gravi.

Resta inteso comunque che è necessaria una adeguata documentazione.

Nel pubblico impiego sono escluse dal conteggio, in presenza di gravi patologie, anche i giorni di assenze per malattia causati dagli effetti collaterali di alcune terapie (come, appunto, la chemioterapia), il periodo massimo è di 4 mesi per ogni anno.

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Questo limite dei 4 mesi non è invece previsto nel contratto del comparto scuola. Nel senso che non c’è un limite.

Lavoratori invalidi: requisiti

Ovviamente, come accennato, questi periodi di assenza per terapie salvavita devono essere adeguatamente certificati. La documentazione deve essere rilasciata dalle Aziende sanitarie locali o dagli istituti o strutture accreditate.

I requisiti necessari sono questi:

  • l’esistenza di una malattia cronica grave, che non sia incompatibile in maniera permanente con il mantenimento del rapporto di lavoro nelle mansioni di competenza;
  • la necessità, a causa della patologia, di terapie salvavita o assimilabili (anche effettuate a domicilio). In pratica di terapie che sono indispensabili per mantenere in vita il paziente e che sono la causa dell’incapacità temporanea di svolgere l’attività lavorativa.

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Quindi, ripetiamo per maggiore chiarezza: quando viene riconosciuta la “grave patologia” si ha diritto a non conteggiare questi giorni di malattia nel periodo di comporto. Sono incluse in queste assenze da scorporare, oltre ai giorni di terapia salvavita, anche:

i periodi di assenza per ricovero o day hospital (riferiti sempre alla grave patologia).

Sono invece da includere nel periodo di comporto le assenze per generica convalescenza o perché dovute da altre patologie.

Lavoratori invalidi: regole e diritti

Altre regole previste per questi periodi:

  • nei giorni di assenza per grave patologia il lavoratore ha diritto a ricevere l’intera retribuzione prevista nel contratto di lavoro;
  • il lavoratore con grave patologia nei giorni di assenza non è dovuto a rispettare le fasce orarie di reperibilità;
  • quando viene riconosciuto il beneficio, inizia a decorrere dalla domanda di accertamento;
  • al paziente potrebbe anche essere chiesta una visita specifica presso il servizio di medicina legale dell’Asl competente sul territorio.

Lavoratori invalidi: domanda

Ma come è possibile farsi riconoscere il beneficio per la “grave patologia”?

In genere è sufficiente inoltrare la domanda al proprio datore di lavoro e allegare la certificazione medica redatta da uno specialista (di una struttura pubblica o da un privato accreditato).

Bisogna attestare:

  • l’esistenza della patologia grave che richiede una terapia salvavita o assimilabile:
  • la delimitazione di un preciso limite di tempo (che può essere riferito al trattamento o agli effetti collaterali).

Lavoratori invalidi: settore privato

Per i dipendenti affetti di malattie gravi del settore privato c’è la circolare del ministero del Lavoro, la numero 40 del 2005, che si augura l’estensione del periodo di comporto (come è accaduto per l’impiego pubblico) per le malattie lunghe, che prevedono cure post operatorie e terapie salvavita. In particolare per i pazienti affetti da patologie oncologiche.

In questo caso, come accennato, dipende dai diversi contratti collettivi di lavoro. È quindi preferibile verificare il proprio contratto per sapere nei dettagli come funziona il periodo di comporto rispetto alle assenze causate da malattie gravi.

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