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Lavoro in nero, come dimostrarlo per avere i soldi

Il lavoro nero non conosce crisi, specie in tempi di pandemia. Ma il lavoratore senza contratto scritto e non pagato, può tutelarsi e provare il lavoro irregolare? Di seguito una guida su come dimostrare il lavoro in nero.

di Valerio Pisaniello

Febbraio 2023

Come dimostrare il lavoro in nero? Ecco tutte le prove da utilizzare contro il datore di lavoro, in caso di lavoro irregolare (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unicoLeggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Come dimostrare il lavoro in nero?

Come dimostrare il lavoro in nero? Il lavoro in nero va retribuito come il lavoro regolare: il semplice fatto che l’assunzione non sia stata regolarizzata non esclude l’applicazione delle ordinarie norme previste per tutti gli altri dipendenti.

Il lavoratore in nero ha quindi diritto ad uno stipendio secondo le tariffe previste dal contratto collettivo nazionale applicabile alla sua categoria; ha diritto alle ferie, ai permessi, ai contributi previdenziali, al Tfr alla cessazione del rapporto. 

La domanda allora va riformulata nel seguente modo: come dimostrare il lavoro in nero? Cerchiamo di fare il punto della situazione e di spiegare cosa fare in ipotesi di questo tipo. 

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Come dimostrare il lavoro in nero: cosa fare per avere i soldi?

Come dimostrare il lavoro in nero? Il fatto che una persona lavori in nero non significa che non abbia diritto a uno stipendio commisurato all’attività svolta, al grado di importanza e competenza, al tempo in cui tale opera è stata prestata.

Tuttavia, prima ancora di chiedere al giudice la condanna del datore di lavoro al pagamento delle somme non versate, è necessario dimostrare l’esistenza di tale rapporto, seppur di fatto. Ebbene, tale dimostrazione non può essere data, il più delle volte, per iscritto, non essendovi alcun documento che dimostri il rapporto tra le parti. Ed allora come fare?

In buona sostanza, in assenza di una prova scritta del rapporto di lavoro (come può essere un contratto, una busta paga, una lettera di assunzione, una certificazione unica), il dipendente dovrà avvalersi di ulteriori prove, ammesse dal Codice di procedura civile.

Prima però di affrontare questo tema e di elencare tutti i mezzi per dimostrare che una persona lavora in nero dobbiamo fare una importantissima precisazione di carattere processuale.

Se con una prova scritta del rapporto di lavoro è possibile avvalersi di uno strumento molto rapido e diretto, quale è il decreto ingiuntivo, in assenza di ciò bisogna avviare un regolare processo ordinario. Ed è questo forse il pregiudizio maggiore che subisce un dipendente in nero. Cerchiamo di spiegarci meglio.

Quanto tempo si ha per denunciare un lavoro in nero?

Il termine prescrizionale entro cui si può proporre giudizio e denunciare un rapporto di lavoro in nero, è di cinque anni, decorrono dalla cessazione della condotta antigiuridica del datore di lavoro mantenuta per tutto il tempo del rapporto di lavoro in nero.

Come dimostrare il lavoro in nero? La procedura in Tribunale

Come dimostrare il lavoro in nero? Il decreto ingiuntivo viene emesso dal giudice nel momento in cui il creditore di una somma di denaro dispone di una prova scritta del proprio credito. 

Il giudice, valutata tale prova, emette una ingiunzione di pagamento con cui condanna il debitore a versare tali somme entro 40 giorni. 

In questa prima fase della procedura il debitore quindi non partecipa. Egli viene messo al corrente del decreto attraverso la notifica di tale atto da parte dell’ufficiale giudiziario. 

Nei 40 giorni successivi alla notifica del decreto ingiuntivo, il debitore può decidere se presentare opposizione o pagare. Nel caso in cui non adotti nessuna scelta, il decreto diventa definitivo, non più contestabile e quindi legittima l’avvio del pignoramento.

Tale procedura, come visto, è molto rapida e anche meno costosa di quella ordinaria proprio perché richiede meno impegno da parte dell’avvocato.

Tuttavia, nel caso di lavoro in nero non è possibile chiedere un decreto ingiuntivo per via dell’assenza della prova scritta. 

Quindi, per far valere i propri diritti, il lavoratore irregolare dovrà, avvalendosi sempre di un avvocato, presentare un regolare ricorso al tribunale, sezione lavoro, e chiedere al giudice, all’esito di una regolare causa, la condanna dell’azienda. La procedura è molto più lunga, per quanto il rito del lavoro sia teoricamente più celere di quello ordinario. Il processo infatti si comporrà di due distinte attività:

Insomma, il cosiddetto onere della prova è così ripartito: 

Come dimostrare il lavoro in nero
Come dimostrare il lavoro in nero: nella foto un passaggio di documenti irregolari.

Come dimostrare il lavoro in nero? Le prove necessarie     

Veniamo ora al nocciolo della questione: una volta che il dipendente avrà dimostrato che lavora in nero potrà ottenere il riconoscimento di tutti i diritti che gli sono stati negati. 

Ricordiamo peraltro che l’azione per l’accertamento dell’esistenza del lavoro irregolare può essere esperita entro il termine di prescrizione di 5 anni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Se invece il rapporto è ancora in essere non c’è alcun termine.

Le prove che possono essere fornite sono di vario tipo. Iniziamo da una recente sentenza della Cassazione che ha ammesso la possibilità per il lavoratore in nero di riprendersi e filmarsi con qualsiasi dispositivo durante lo svolgimento delle mansioni in modo da dimostrare la verità delle proprie affermazioni. Il file video viene così acquisito dal giudice e – poiché in questo caso ritenuto non lesivo della privacy del datore – assunto a prova del lavoro in nero.

Il più delle volte, il lavoro in nero viene dimostrato con prove testimoniali. Il dipendente si avvale delle dichiarazioni di terzi che lo hanno visto svolgere le proprie mansioni. Si può trattare di clienti, di fornitori o anche di familiari e amici che abbiano fatto visita al lavoratore mentre prestava servizio. A volte viene utilizzata la testimonianza del coniuge che accompagna con la macchina il lavoratore in azienda.

Al dipendente irregolare non basta dimostrare l’esistenza del rapporto di lavoro ma anche l’orario svolto. Anche qui la cosa migliore è la prova testimoniale.

Un altro modo per dimostrare il lavoro in nero e corroborare le altre prove sono gli scambi di email ed sms tra datore e dipendente. In esse ci sono spesso tracce delle istruzioni e direttive impartite per lo svolgimento delle mansioni. La giurisprudenza ne ha ormai legittimato la produzione anche nel processo civile.

Come dimostrare il lavoro in nero: i dati post pandemia

La CGIA di Mestre ha sottolineato che nell’ultimo anno la crisi pandemica ha portato a una perdita di circa 450mila posti di lavoro. Molti più disoccupati, insomma, e molte più persone e aziende che ora considerano l’ipotesi del lavoro in nero per risparmiare (illecitamente) sui costi.

In caso di lavoro nero è molto spesso il lavoratore a subire una situazione scomoda e di disagio. Pensiamo alle circostanze in cui il datore di lavoro non gli versi lo stipendio per più mensilità: come può tutelarsi il lavoratore? Ossia, come reagire e quali prove sono necessarie per dimostrare la condizione di lavoratore in nero e ottenere il versamento degli arretrati? Lo scopriremo di seguito.

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