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Lavoro occasionale: limite di 30 giorni e 5mila euro, esempi

Il contratto di collaborazione occasionale è regolato in modo piuttosto preciso. Vediamo quali sono i limiti per il lavoro occasionale.

di Valerio Pisaniello

Aprile 2023

Il contratto di prestazione occasionale è una delle tipologie contrattuali più diffusa, soprattutto dai giovani e da coloro che non hanno un posto fisso e vogliono comunque avere piccoli guadagni e dichiararli in modo da non avere problemi con il fisco.

Ma vediamo quali sono i limiti per il lavoro occasionale. (scopri le ultime notizie sul fisco e sulle tasse e poi leggi su Telegram tutte le news sui pagamenti dell’Inps. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp e nel gruppo Facebook. Seguici anche su su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

Limiti per il lavoro occasionale: i requisiti

Il contratto di prestazione occasionale è stato introdotto in Italia nel 2003 con la legge Biagi. Affinché una collaborazione possa essere iscritta in tale categoria deve rispondere a determinati requisiti:

Chi offre la prestazione occasionale ha un ampio margine di autonomia, non deve esserci continuità e deve trattarsi di un’attività non professionale.

Per quanto riguarda la forma contrattuale, non vi è l’obbligo di redigere un contratto scritto. La somma di tutti i compensi ricevuti non deve superare i 5000 euro annui.

Su thewam.net abbiamo spiegato come funziona il lavoro occasionale a titolo gratuito.

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Limiti per il lavoro occasionale: che succede quando si superano i 5000 euro?

Ecco un altro aspetto da valutare attentamente. In base alla normativa INPS il collaboratore occasionale, non essendo un lavoratore subordinato ed avendo un reddito inferiore ai 5000 euro netti l’anno, non è tenuto a versare i contributi INPS, di conseguenza non accede alle prestazioni pensionistiche o ad altre forme di tutela riservate agli iscritti INPS.

Superati i 5000 euro netti, invece, vi è l’obbligo di iscrizione alla gestione separata INPS e quindi al versamento di contributi per la parte di reddito eccedente i 5000 euro annui.

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Limiti per il lavoro occasionale: il limite di 30 giorni

L’utilizzo reiterato del termine “occasionale” da parte del legislatore, per definire alcune tipologie di prestazioni lavorative e il limite economico di 5mila euro richiamato più volte, ha generato negli ultimi anni non poca confusione tra gli addetti ai lavori.

In ordine di tempo, l’introduzione del Contratto di prestazione occasionale (CPO) di cui all’articolo 54-bis del DL 50/2017 (convertito dalla legge 96/2017) subentrato in sostituzione dei c.d. voucher o buoni lavoro.

Anni prima la confusione era stata causata dalle cosiddetta collaborazioni mini co.co.co. di cui all’articolo 61 comma 2 del Dlgs 276/2003, vale a dire le mini collaborazioni coordinate e continuative occasionali di durata non superiore a 30 giorni, ormai abrogate.

Le 30 giornate imposte come tetto massimo erano state introdotte a seguito della cosiddetta riforma del lavoro Biagi.

La norma nasce per distinguere le collaborazioni coordinate e continuative a progetto, da quelle che, se inferiori a 30 giornate nell’anno, caratterizzavano le sopra citate mini-collaborazioni coordinate e continuative senza progetto. Per queste ultime non c’era obbligo di predisposizione di un progetto all’interno del contratto.

Limiti per il lavoro occasionale: ricevuta prestazione occasionale

Chi esegue un lavoro con ritenuta d’acconto deve predisporre una ricevuta. Nel documento devono essere indicate:

La ritenuta d’acconto corrisponde al 20%, è versata dal committente e, nel caso in cui il prestatore non superi i 5000 euro netti annui, sarà restituita dall’Agenzia delle Entrate oppure sarà trasformato in credito d’imposta.

Se la ricevuta ha un valore superiore a 77,47 euro, il committente deve versare anche un’imposta di bollo pari a 2 euro.

Limiti per il lavoro occasionale: la dichiarazione dei redditi 

Gli importi derivanti dai rapporti di collaborazione occasionale sono sottoposti alla disciplina dell’articolo 67 del TUIR (testo Unico delle imposte sui redditi).

Devono essere dichiarati alla voce “redditi diversi“. Non tutti sono però tenuti a dichiarare i redditi percepiti con tali tipologie contrattuali. Sono esenti dall’obbligo coloro che non percepiscono altri redditi e l’ammontare dei compensi per questa tipologia di lavoro non supera i 4800 euro lordi.

Anche in questo caso, pur non essendovi obbligo, è comunque consigliato dichiarare le somme percepite, perché se è stata applicata la ritenuta d’acconto vi è diritto alla restituzione delle somme o a credito d’imposta.

Coloro che affiancano a questo lavoro un lavoro dipendente devono tenere in considerazione che le somme percepite per le prestazioni occasionali possono contribuire ad una maggiore aliquota IRPEF perché possono far superare le soglie previste dalla normativa.

Volendo tirare le somme, le prestazioni occasionali non devono superare i 5000 euro annui, in tal caso sarà necessario o farsi assumere come lavoratore dipendente oppure aprire una partita IVA e iscriversi alla gestione separata INPS, pagando i relativi oneri.

Fino al limite di 4800 euro lordi si è esenti da obblighi di dichiarazione dei redditi, ma solo se non si percepisce altra entrata. Gli eventuali oneri versati in ritenuta diventano credito per il contribuente se l’ammontare delle entrate non supera i 5000 euro. Il prestatore occasionale può avere più committenti.

Questa tipologia di prestazione occasionale deve essere tenuta distinta dal lavoro accessorio occasionale. Si tratta di una forma applicabile solo a determinate tipologie di prestazioni, ad esempio in favore di associazioni senza fine di lucro, oppure piccoli lavori domestici, ripetizioni, piccoli lavori di giardinaggio.

Si tratta di lavori occasionali che prima sfuggivano ad ogni tipologia contrattuale e si trasformavano in lavoro in nero.

La normativa di queste prestazioni è del tutto diversa da quella vista prima perché chi intende esercitare questa attività deve rivolgersi al Centro per l’impiego dove gli verrà consegnata una card magnetica.

Chi vuole invece usufruire di queste collaborazioni occasionali deve ritirare, presso il Centro per l’impiego o presso esercizi commerciali convenzionati, dei vaucher del valore di 10 euro di cui 7,50 euro vanno al lavoratore e 2,50 euro alla gestione separata INPS, all’INAIL e un 5% alla gestione del servizio.

Il lavoratore potrà riscattare il voucher presso l’ufficio postale. Anche in questo caso vi sono dei limiti perché i compensi ricevuti non possono superare i 5000 euro annui, un unico committente non può superare i 2000 euro se è imprenditore commerciale o professionista.

Limiti per il lavoro occasionale: nella foto dei lavoratori occasionali

Limiti per il lavoro occasionale: comunicazione preventiva

Limiti per il lavoro occasionale. L’art. 13 della legge n. 215/2021 ha previsto un nuovo obbligo a partire dall’anno 2022, vale a dire l’obbligo per le imprese di comunicare l’avvio dell’attività di un lavoratore autonomo occasionale.

La comunicazione, che deve essere preventiva, andrà effettuata per ora via email all’Ispettorato del Lavoro territorialmente competente, in ragione del luogo ove si svolgerà la prestazione. A regime la comunicazione sarà telematica.

La comunicazione dovrà contenere una serie di dati quali:

In caso di mancata comunicazione si applica una sanzione amministrativa da 500 a 2.500 euro per ogni lavoratore autonomo occasionale.

Fonti e materiale di approfondimento

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