L’avvocatessa Cantone: ma quale truffa, pagavo io quei viaggi

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“Ho fiducia nella giustizia”. Lo ha ripetuto più volte, professando la sua innocenza nelle dichiarazioni spontanee rese di fronte al giudice Giulio Argenio, Maria Virginia Cantone. L’avvocatessa irpina finita in manette con l’accusa di truffa aggravata e patrocinio infedele. E’ accusata di aver sottratto, con vari stratagemmi e raggiri, 280mila euro a Ernesto Persico e a una coppia delle Marche, millantando in alcune occasioni la parentela col numero uno dell’Autorità nazionale anti-corruzione, Raffaele Cantone. (Foto di copertina tratta da Google)

Oggi l’imputata, da settembre agli arresti domiciliari, si è presentata in aula “scortata” da tre agenti della polizia penitenziaria. Giubbino giallo e jeans, parlantina fluente e zero tentennamenti. Ha spiegato che lei, Persico, lo ha solo aiutato e, anzi, rischiava perfino di rimetterci.

“Non sono quella descritta dai giornali”

“Non sono quella descritta dai giornali né tanto meno da Persico Ernesto. Io sono amica di famiglia dei parenti della moglie morta. Conobbi Ernesto durante un funerale”, ha esordito la Cantone.

Dopo essere andata anche a trovare Persico in ospedale, aveva ottenuto il mandato per rappresentarlo nella causa per chiedere il risarcimento, in seguito all’incidente in cui l’uomo aveva perso la moglie e aveva riportato gravi ferite così come le due figlie che erano in auto.

“Il sinistro si è verificato il 12 settembre del 2012 – ha continuato la Cantone – sono andata a casa della madre di Persico. Lui era a letto. Abbiamo parlato del primo primo avvocato che lo ha assistito. La Fiat su cui viaggiava Ernesto era priva della copertura assicurativa, così come l’altra auto coinvolta nell’incidente”.

“Ho svolto il mio lavoro”

L’avvocatessa ha ripercorso le prestazioni fornite per far valere le ragioni del suo cliente. A partire dall’impugnazione di un sequestro amministrativo fino ai “viaggi tutti a sue spese” a Piedimonte San Germano, un comune in provincia di Frosinone nel Lazio, perché lì risiedeva la società al quale era intestata l’altra auto coinvolta nel sinistro.

“Con Persico – ha ribadito la Cantone – ho sottoscritto dei patti di quota lite. Oltre alle spese sostenute per quei viaggi, gli ho pagato anche delle visite mediche. E , inoltre, continuo a essere l’avvocato di altri membri della sua famiglia”.

Proprio quei patti sono stati depositati oggi in aula. In sostanza si parla di accordi con i quali l’avvocato e il cliente stabiliscono che il compenso per la prestazione professionale svolta è determinato in percentuale rispetto al risultato ottenuto. La Cantone afferma che lei soldi a lei versati, dei quali sono state acquisite delle fatture, sarebbero legati alle prestazioni svolte. E non frutto di alcuna truffa.

Nessuna parola – invece – sull’altro raggiro contestato. Quello in cui avrebbe millantato la parentela con Raffaele Cantone.

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