Le discoteche restano chiuse: il governo non decide

Le discoteche restano chiuse: avrebbero dovuto ripartire i primi di luglio, poi il 10, ma a due giorni da quella data non è arrivata nessuna comunicazione. I gestori sono sul piede di guerra: se salta un altro fine settimana meglio non aprire affatto. Il settore è in agonia. «Si balla ovunque e senza protocolli, è vietato solo in discoteca»

4' di lettura

Le discoteche restano chiuse, è saltato anche l’ultimo fine settimana. E oggi, 7 luglio, non c’è ancora una data certa per il ritorno in pista. Rischia di saltare anche il prossimo obiettivo (che era anche quello più probabile), il 10 luglio.

I gestori sono sul piede di guerra. Speravano di salvare questa estate dopo il mezzo fallimento bella stagione 2020 e la chiusura totale imposta dalla pandemia nei mesi successivi.

Le discoteche restano chiuse, eppure altrove, come in Spagna e Germania, l’attività è regolare e si è riusciti a trovare il modo di tornare a ballare in sicurezza.

Sul tema tutto tace. I politici non si espongono e la questione non viene affrontata. Neppure nelle dichiarazioni.

Le discoteche restano chiuse: eppure il Cts

Eppure il Cts aveva dato il via libera. Era stato anche impostato un protocollo di sicurezza. Dopo la ripresa di piscine e palestre sembrava scontato il via libera alle discoteche. Almeno quelle all’aperto e anche con dei sistemi rigidi di accesso (solo con green pass).

Invece zero. La politica accantona la questione. I gestori protestano. Potrebbero scendere in piazza a Roma. Hanno già lo slogan: liberi di ballare.

«Tempi strettissimi per evitare un disastro economico»

I tempi sono stretti, strettissimi. Le discoteche estive hanno uno spazio lungo otto fine settimana per la loro attività. Due sono già saltate. Poco meno di un terzo dell’intera stagione. Una perdita già evidente. Molti gestori hanno dichiarato che così facendo sarà inutile riaprire.

Vengono già da un inverno a fatturato zero. Contavano su questa estate per rimettere un po’ in sesto i conti prima di ricominciare in via definitiva. Speravano nel green pass, nelle vaccinazioni, nella capienza dimezzata. Strumenti che avrebbero potuto garantire quella “sicurezza epidemiologica” che l’estate scorsa è saltata.

Niente da fare. Per molti questo silenzio del governo, la data di riapertura che non arriva, significa solo una cosa: rovina economica. Difficile riprendersi dopo un’altra batosta.

L’unica speranza è una riapertura ad horas. O almeno per la prossima settimana.

Ma da Roma tutto tace, e non è un buon segnale.

La critica dei gestori si poggia anche su certe evidenze: si balla per strada, nelle piazze e nei bar, ma le discoteche restano chiuse.

Le discoteche restano chiuse, ma all’estero…

Il problema, ulteriore, è sempre lo stesso: il governo è stato estremamente possibilista sulla ripresa dell’attività. Il sì del Cds ha consegnato ai gestori altro ottimismo. Sembrava tutto ok. E infatti nei locali è stato fatto il possibile: adeguati gli ambienti, trovato il personale, messo sotto contratto artisti.

Un’attività frenetica, costosa e in previsione di una ripartenza che sembrava imminente. E invece, zero: le discoteche restano chiuse.

All’estero i locali da ballo sono stati sono riaperti o riapriranno, ma dove non sono ancora in attività c’è una data sicura, un punto di partenza, una certezza.

Il riferimento è a Grecia, Inghilterra, Spagna, Croazia e Germania.

Ma perché il governo ha fatto marcia indietro? O meglio, perché dove aver sbandierato (per voce anche di molti ministri), l’imminente riapertura, ora l’argomento è stato messo da parte? Del resto se si parlava di riaprire le discoteche a inizi luglio era solo perché erano state fonti del governo a stabilire quel periodo.

Le discoteche restano chiuse per la variante Delta?

Il timore probabilmente si chiama variante Delta. Ma non solo, la campagna vaccinale avrebbe dovuto essere ancora più intensa proprio in estate e invece prosegue con il solito (accettabile) ritmo a causa della carenza di vaccini.

Il traguardo immunità di gregge è lontano. Tanti sono ancora senza protezione e tra loro anche due milioni e mezzo di ultra 60enni.

Come dire: non siamo ancora al sicuro e le discoteche restano chiuse.

Il punto però è un altro: in un mare di riaperture perché penalizzare solo le discoteche che avrebbero comunque consentito l’accesso esclusivamente a chi poteva esibire il green pass, solo all’aperto e con una capienza ridotta del 50%?

È evidente che nessuno vuole assumersi l’onere di quella responsabilità. Pesano come un macigno gli errori di valutazione commessi lo scorso anno. Ed è quindi più semplice dirfìe le discoteche restano chiuse. O meglio: non se ne parla affatto.

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