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Le feste di Natale sono orgasmi contraffatti

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Chiedo scusa a tutti coloro che amano le feste e che in questi giorni sono a proprio agio. Immagino ci credano sul serio, alle feste intendo, e che siano felici tra luminarie, parenti, pasti furibondi e ore lunghe anni luce. Io li rispetto, ma chiedo pure un poco di attenzione per chi alle feste volta le spalle. E chiedo un sorriso noir per quanto andrò scrivendo, nel preciso momento in cui i miei dirimpettai stanno per appendere alla ringhiera uno di quei Babbo Natale che ricordano il corpo di un suicida rimasto impigliato durante la caduta.

Ho smesso da tempo di frequentare città e negozi. In giro, non vedo che conciliaboli di gente ammollo nel più abietto kitsch provinciale. Luoghi comuni e ipocrisie calamitose sprofondano ogni cosa nel nadir della mediocrità. Preferisco restare a casa, dove rimedio alla noia con azioni minime, come cucire un bottone, riparare un guasto, rispondere a un messaggio, lavare una sciarpa.

Feste di Natale: orgasmi contraffatti

Feste: orgasmi contraffatti. Auguri di giro, sorrisi di circostanza e strette di mano: ricami su una tovaglia da bidet, di cui ogni fondoschiena può tranquillamente fare a meno. Luci d’artista: un’etichetta-beffa che serve solo a creare fiumane di topi dietro il flauto di Gulliver.

Mi ricordo di un Natale da bambina. Camminavo lungo una strada buia, con mia nonna che mi teneva per mano. Faceva freddo e non parlavamo. Sulle colline lontane, costellazioni di paesi tremavano come braci; paesi sconosciuti che immaginavo abitati da donne pietrose, e da animali il cui ululato misurava le distanze. Ad un tratto, tra gli alberi di un campo vidi piccole luci brillare all’aperto. Non distinsi l’albero su cui erano posate, solo palline di tutti i colori accendersi e spegnersi delicatamente. Quello fu un momento per me di perfetta gioia, e una delle emozioni più forti provate nella vita. Per quel che mi riguarda, oggi – e non solo a Natale – ringrazio per le poche persone a cui tengo, accanto a me e in buona salute. L’amore manca, ma l’amore è un seme che non si piace spento; per questo è bene che si stanchi, per andare a riprendersi il vento. Ringrazio, perché da quando vivo con la mia colomba libera in casa ho scoperto un nuovo orgoglioso sentimento della vita. La solitudine che ho scelto è più gradino che inciampo. È pieno giorno: l’aria fresca che entra dalla finestra è già una buona notizia. Alberi: intelligenza delle astrazioni ornative, alchimia che consola e raccorda nel suo chiaro mistero. Guardo il verde dei prati e i rami spogli, respirando l’incenso della terra umida. Dove siedo passa in estate la processione più bella che abbia mai visto. Al buio e in silenzio, un corteo di fedeli porta in spalla una Madonna illuminata dai ceri. Mentre la luna rischiara le colline, si sente solo il frullo di un uccello che vola via dalla chioma di un albero.

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