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Legge 104, i benefici che restano dopo la morte del disabile

Legge 104, i benefici che restano dopo la morte del disabile: vediamo quali solo le agevolazioni che non si perdono e quelle che decadono immediatamente.

di The Wam

Aprile 2022

Legge 104, i benefici che restano dopo la morte del disabile. La legge 104 concede numerose agevolazioni ai familiari che assistono la persona con disabilità, quali restano se l’assistito muore? (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Come sapete la Legge 104 del 1992 è una delle legge più articolate ed efficaci per aiutare le persone con disabilità e i familiari che se ne prendono cura. Sono infatti previste agevolazioni fiscali, permessi retribuiti, il congedo straordinario, la possibilità di rifiutare un trasferimento e avere diritto a lavorare in una sede più vicina alla residenza, la possibilità di anticipare la pensione.

Ci chiediamo in questo articolo quali di questi benefici si perdono quando se la persona assistita muore.

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Legge 104, agevolazioni per la bici elettrica

Legge 104: agevolazione acquisto auto

Molti benefici verranno azzerati subito. Ma non tutti, in particolare – come dire – quelli acquisiti.

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E infatti se prima del decesso il titolare della Legge 104 ha acquistato (direttamente o tramite in suoi familiari conviventi) una vettura con l’Iva al 4% e godendo della detrazione del 19%, non accade nulla. L’agevolazione resta.

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Tranne, e ci sembra ovvio, l’esenzione dal pagamento del bollo auto e tutte le successive detrazioni per le spese di manutenzione.

Il discorso è analogo anche per tutti gli altri acquisti che sono stati effettuati usufruendo delle agevolazioni previste dalla legge 104 e prima del decesso del familiare con disabilità.

In pratica: le agevolazione che sono già state godute restano così come il veicolo che è stato acquistato con gli sconti fiscali (possono continuare tranquillamente a utilizzarlo i superstiti).

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Legge 104: pensione anticipata

Un’altra domanda frequenta riguarda i trattamenti pensionistici. E infatti, se il caregiver ha usufruito della pensione anticipata (sia essa Quota 41 o l’Ape sociale), cosa accade quando il familiare disabile muore?

In questo caso se la pensione è già stata liquidata il diritto non potrà essere perso. Il requisito necessario della convivenza e dell’assistenza è richiesto solo al momento della presentazione della domanda e fino alla decorrenza (cioè da quando inizia) il trattamento previdenziale.

Cosa diversa invece se il caregiver per raggiungere i requisiti previsti da Quota 41 o l’Ape Sociale ha tenuto conto dei due anni di congedo retribuito e il familiare con disabilità muore prima che i due anni siano terminati.

Sordità e Legge 104: gravità, diritti e agevolazioni

Esempio per la pensione

Facciamo un esempio pratico.

Per l’Ape Sociale sono necessari 63 anni e 30 di contributi. Utilizzando il congedo straordinario di due anni (che è retribuito e con contributi figurativi) il caregiver potrebbe smettere di lavorare a 61 anni e con 28 di contributi.

Trasferimento del lavoratore con Legge 104: cosa c’è da sapere

Se il familiare con disabilità muore dopo un anno di congedo straordinario, al caregiver mancherà un altro anno di contribuzione per raggiungere la quota minima per ottenere questa indennità che accompagna alla pensione. Ma non solo: può perdere anche l’altro requisito che dà accesso all’Ape sociale, che viene concesso, tra gli altri, a chi assiste un familiare con disabilità.

Permessi e congedi

Sono però, come è facile immaginare, molte di più le agevolazioni Legge 104 che si perdono alla morte del familiare con disabilità.

A partire, come accennato sopra, dal congedo straordinario retribuito di due anni. Si perdono ovviamente anche i permessi retribuiti (tre giorni al mese, frazionabili anche in ore).

Ma non solo: il lavoratore caregiver non avrà più la possibilità di rifiutare un trasferimento o di richiedere (ma solo se è possibile con l’organizzazione di lavoro aziendale) lo spostamento presso una sede più vicina alla propria residenza.

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