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Legge 104 e distanza massima consentita dalla persona curata

Legge 104 e distanza massima consentita dalla persona curata: vediamo come funziona, quali sono i limiti chilometrici e cosa fare se vengono superati.

di The Wam

Gennaio 2022

Legge 104 e distanza massima consentita dalla persona curata. È una delle questioni più dibattute e di variabile decifrazione contenute nella Legge 104. Un punto che ha dato anche origine a controversie giudiziarie. (aggiungiti al gruppo Telegram di news su invalidità e Legge 104 ed Entra nella community di TheWam e ricevi tutte le news su WhatsApp, Telegram e Facebook).

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Legge 104 e distanza massima consentita dalla persona curata: 150 chilometri

Ebbene, la distanza limite per accedere ai permessi della Legge 104 è di 150 chilometri. Quando si va oltre, ovvero quando si supera quella soglia, il lavoratore deve dimostrare con un titolo di viaggio (o ogni altra documentazione che si ritiene utile) di avere raggiunto il luogo di residenza della persona assistita.

Non è dunque possibile concedere i benefici che sono previsti dall’articolo 33 della legge 104 del 1992 se la persona con disabilità grave sia residente in un Comune distante più di 150 chilometri, anche se è domiciliato presso l’abitazione del lavoratore che si occupa di prestargli l’assistenza.

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La disposizione del decreto legislativo numero 119 del 2011 ha dunque modificato l’articolo 33 della 104. È stato aggiunto il comma 3 bis, che cambia quanto era stato disposto in precedenza nei casi in cui il caregiver risiedesse in un comune diverso da quello del familiare con disabilità.

La modifica prevede che il lavoratore beneficiario dei permessi per assistere il familiare in condizione di grave disabilità, residente in un Comune che si trova ad una distanza superiore a 150 chilometri, debba attestare l’effettivo raggiungimento del familiare con disabilità, al quale presta assistenza.

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Legge 104 e distanza massima consentita dalla persona curata: chi ha diritto

Ricordiamo che per avere diritto ai permessi concessi con la Legge 104 la persona disabile a cui prestare assistenza deve essere in una situazione di gravità (verificata e accertata dalla commissione medica, ovviamente).

Il lavoratore dipendente più assentarsi dal lavoro per 3 giorni al mese (frazionabili in ore o per due ore al giorno tutti i giorni).

Se il lavoro è part time, e quindi la giornata lavorativa è inferiore alle sei ore, il permesso orario giornaliero non può essere superiore a un’ora.

Legge 104 e distanza massima consentita dalla persona curata: giornaliera o oraria

I lavoratori possono utilizzare, anche nello stesso mese, la fruizione dei permessi in “modalità” giornaliera o oraria. Ma a una condizione: che le esigenze siano improvvise, quindi non prevedibili quando sono stati richiesti al datore di lavoro.

C’è anche un’altra eventualità per i dipendenti: potersi assentare per 18 ore al mese.

Legge 104 e distanza massima consentita dalla persona curata: congedo

Oltre ai permessi Legge 104 per l’assistenza a un familiare disabile è possibile fruire di un congedo straordinario complessivo di due anni (è prevista la stessa retribuzione dell’ultima busta paga).

Possono accedere ai benefici della Legge 104:

I permessi retribuiti che sono previsti dalla Legge 104 spettano a un solo lavoratore (referente unico) per assistere lo stesso disabile. Ma il disabile non deve essere ricoverato in una struttura sanitaria a tempo pieno.

Legge 104 e distanza massima consentita dalla persona curata: figlio disabile

La questione cambia per i genitori di un figlio disabile:

Se i genitori hanno figli gemelli, entrambi con disabilità grave, le ore di permesso raddoppiano.

La retribuzione dei permessi è tutta a carico dell’Inps. Il datore di lavoro anticipa l’importo in busta paga, le somme saranno poi recuperate tramite il modello F24 sui contributi dovuti. Cosa che non accade se il pagamento viene effettuato direttamente dall’istituto.

Legge 104 e distanza massima consentita dalla persona curata: diritto trasferito

Il congedo straordinario viene invece concesso a un solo lavoratore per assistere la persona con disabilità. Se chi ha questo diritto manca, è deceduto o è a sua volta effetto da patologie invalidanti, il diritto viene trasferito a chi rientra nella categoria successiva. In quest’ordine:

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