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Legge 104 e licenziamento se si supera il limite di assenze

Legge 104 e licenziamento se si supera il limite di assenze: ci occupiamo in questo post del periodo di comporto, delle tutele per i lavoratori con disabilità, dei diritti delle aziende e di una serie di sentenze emesse da tribunali, Cassazione e Ue.

di The Wam

Marzo 2024

Legge 104 e licenziamento se si supera il limite di assenze, parliamo del periodo di comporto,  ovvero la soglia massima di assenza dal lavoro oltre la quale si può determinare il licenziamento di un dipendente. Ma le assenze per malattia riconducibili a una disabilità del lavoratore devono essere comprese o no? Vediamo cosa dice la legge e quali sono le tutele per i dipendenti che hanno una invalidità. (scopri le ultime notizie su Invalidità e Legge 104, categorie protette, diritto del lavoro, sussidi, offerte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Cos’è il periodo di comporto nella Legge 104

Il periodo di comporto è dunque quel periodo di tempo durante il quale un lavoratore può assentarsi per malattia o infortunio senza che il datore di lavoro possa procedere con un licenziamento. Questo intervallo è descritto all’interno dell’articolo 2110 del codice civile.

La legge appare chiara su questo punto, ma la computabilità delle assenze dovute a invalidità all’interno di questo periodo ha generato dibattiti e interpretazioni giuridiche diverse. Spesso, i giudici hanno dovuto decidere se le assenze legate alla disabilità del lavoratore dovessero essere incluse nel periodo di comporto, portando a decisioni che puntano a prevenire discriminazioni indirette da parte dei datori di lavoro.

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Legge 104 e la protezione speciale

La legge non solo definisce il periodo di comporto, ma stabilisce anche una serie di protezioni speciali per i lavoratori disabili. Si mette in evidenza la necessità di un trattamento equo e non discriminatorio.

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Una data importante è il 4 gennaio 2024. Quel giorno il Tribunale di Ravenna ha sollevato una questione alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Riguardava la computabilità delle assenze dei lavoratori disabili nel periodo di comporto, ponendo l’accento su un aspetto fondamentale: il CCNL Confcommercio prevede 180 giorni di comporto, applicabili indistintamente sia ai lavoratori disabili che a quelli non disabili. Il quesito era se la disposizione potesse essere considerata unragionevole accomodamento” per prevenire discriminazioni indirette. (come deve essere calcolato il periodo di comporto?)

La legislazione e le convenzioni internazionali

La legge offre una protezione speciale per chi ha una disabilità. Protez9ione che è riconosciuta anche a livello internazionale. La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, adottata il 13 dicembre 2006, afferma il diritto al lavoro e all’autosufficienza delle persone disabili.

In Italia, il D.Lgs. 9 luglio 2003, n. 216 vieta discriminazioni dirette e indirette nei confronti dei lavoratori disabili, mettendo in evidenza la necessità di garantire loro l’accesso al lavoro e la possibilità di svolgerlo con adattamenti ragionevoli, pur tenendo conto degli oneri finanziari per i datori di lavoro.

Bilanciamento degli interessi

Questo quadro normativo richiede un attento bilanciamento tra i diritti dei lavoratori disabili e le esigenze delle aziende. La direttiva comunitaria n. 2000/78/CE introduce una nozione di disabilità che non prevede una tutela assoluta, sottolineando l’importanza di bilanciare l’interesse del lavoratore disabile a mantenere il lavoro con quello del datore di lavoro di assicurarsi una prestazione lavorativa utile.

Questo equilibrio è fondamentale per prevenire situazioni in cui il diritto alla non discriminazione potrebbe entrare in conflitto con le necessità operative dell’impresa.

Disabili superano il periodo di comporto? Niente licenziamento

Legge 104 e la protezione speciale

La Legge non solo definisce il periodo di comporto ma estende anche una protezione speciale ai lavoratori disabili, affrontando la questione della loro assenza dal lavoro a causa di patologie invalidanti. In particolare, una decisione significativa è stata presa dal Tribunale di Ravenna il 4 gennaio 2024, che ha coinvolto la Corte di Giustizia dell’Unione Europea per valutare la legislazione italiana in merito alla computabilità delle assenze nel periodo di comporto.

Il quesito alla Corte di Giustizia Europea

Il Tribunale di Ravenna ha posto alla Corte di Giustizia Europea una domanda chiave: se il periodo di comporto di 180 giorni, stabilito dal CCNL Confcommercio senza distinzione tra lavoratori disabili e non, possa essere considerato un “ragionevole accomodamento” e quindi escludere forme di discriminazione indiretta nei confronti dei lavoratori disabili.

La protezione internazionale e nazionale

La protezione speciale ai lavoratori disabili è sottolineata anche da normative internazionali e nazionali, tra cui:

La tutela del lavoratore e i diritti delle aziende

La normativa in materia di disabilità non prevede una tutela incondizionata per i lavoratori disabili, ma mira piuttosto a stabilire un equilibrio tra il diritto del disabile a mantenere un impiego adeguato alle sue condizioni e l’esigenza dell’azienda di ricevere una prestazione lavorativa efficace.

Questo equilibrio è enfatizzato dalla direttiva comunitaria n. 2000/78/CE, la quale afferma che non si può obbligare un’azienda a mantenere in servizio un dipendente che non sia in grado di svolgere le funzioni essenziali del proprio ruolo.

La direttiva comunitaria e la nozione di disabilità

La direttiva introduce una nozione di disabilità che richiede un’attenta valutazione delle capacità lavorative del dipendente in relazione alle sue condizioni di salute, senza pregiudicare i diritti dell’azienda a un rendimento lavorativo adeguato. In questo contesto, è fondamentale il concetto di “soluzioni ragionevoli”: adattamenti e modifiche al posto di lavoro o alle mansioni che possano consentire al lavoratore disabile di eseguire efficacemente il suo lavoro, purché questi non comportino oneri sproporzionati per il datore di lavoro.

Il licenziamento per superamento del comporto e la discriminazione

Affrontiamo ora la questione determinante: il licenziamento per aver superato il periodo di comporto è considerato discriminatorio nei confronti dei lavoratori disabili? La risposta la fornisce la Corte di Cassazione, che ha offerto chiarimenti significativi su questo tema.

Sentenza della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione, con la sentenza del 31 marzo 2023, n. 9095, ha affrontato direttamente il tema della discriminazione indiretta che può derivare dal licenziamento di un lavoratore disabile per superamento del periodo di comporto. In particolare, se il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicabile non prevede un trattamento differenziato per i lavoratori affetti da patologie correlate alla disabilità, il licenziamento può essere considerato nullo.

Questa decisione sottolinea l’importanza di distinguere le assenze legate a disabilità all’interno delle regole sul periodo di comporto, per evitare che disposizioni apparentemente neutre possano mettere i lavoratori disabili in una situazione di svantaggio rispetto agli altri.

La legge riconosce che tali disposizioni possono costituire forme di discriminazione indiretta, come delineato nell’articolo 2, comma 1, lett. b), del D.Lgs. 216/2003 e successivamente ribadito dall’ordinanza del 21 dicembre 2023, n. 35747.

Discriminazione indiretta e la tutela del lavoratore disabile

Questi interventi giurisprudenziali ribadiscono la necessità di un approccio che non solo eviti la discriminazione diretta, ma anche quella indiretta, garantendo che ogni lavoratore, indipendentemente dalla propria condizione di disabilità, riceva una tutela equa e conforme ai principi di uguaglianza e di non discriminazione.

L’attenzione si sposta quindi sulle politiche aziendali e sulle normative che, pur non menzionando esplicitamente la disabilità, potrebbero avere l’effetto di penalizzare i lavoratori disabili, sottolineando l’importanza di considerazioni e accomodamenti specifici che tengano conto delle esigenze uniche di questi lavoratori.

Legge 104 e comporto: cosa bisogna verificare

Prima di tutto, è essenziale che il datore di lavoro consideri se ha adottato tutte le soluzioni ragionevoli per garantire il rispetto del principio di parità di trattamento nei confronti del lavoratore disabile.

È inclusa l’analisi della possibilità di modificare le condizioni di lavoro o le mansioni per accomodare le esigenze del lavoratore, in modo da preservare il suo posto di lavoro nel rispetto della sua condizione di salute.

Verifica della legittimità delle norme interne

Il giudice nazionale ha inoltre il compito di valutare la legittimità dell’obiettivo perseguito dalla normativa interna o dalla condotta datoriale, assicurando che i mezzi impiegati per raggiungere tale obiettivo siano appropriati e non eccedano quanto strettamente necessario.

Questo implica un’attenta considerazione di come le politiche aziendali influenzino i lavoratori disabili e se contribuiscano effettivamente alla creazione di un ambiente di lavoro inclusivo e rispettoso delle diversità.

Assenza di discriminazione nella disciplina del comporto

L’analisi finale riguarda la verifica dell’assenza di discriminazione nella gestione del comporto tra lavoratori disabili e non disabili. IL controllo si basa sul presupposto che, quando vengono osservate le disposizioni in materia di assunzioni obbligatorie e vengono implementati accomodamenti ragionevoli, la prestazione lavorativa della persona disabile deve essere considerata adeguata, così come quella di ogni altro lavoratore.

Legge 104 e licenziamento se si supera il limite di assenze
Nell’immagine un lavoratore discute con il titolare dell’azienda il suo superamento del periodo di comporto.

FAQ (domande e risposte)

Cos’è il periodo di comporto nella Legge 104?

Il periodo di comporto nella Legge 104 è definito come il tempo massimo durante il quale un lavoratore può essere assente dal lavoro per malattia o infortunio senza che il datore di lavoro possa procedere al licenziamento. Una volta superato questo limite, il datore ha il diritto di rescindere il contratto. Tale disposizione, contenuta nell’articolo 2110 del codice civile, mira a bilanciare il diritto alla salute del lavoratore con le esigenze organizzative dell’azienda.

Le assenze per disabilità rientrano nel periodo di comporto?

Le assenze per malattia legate a una disabilità rappresentano un tema controverso nel contesto del periodo di comporto. Nonostante la norma appaia chiara, vi è stata una significativa divergenza interpretativa su se tali assenze dovrebbero essere conteggiate o meno. In diverse occasioni, i giudici hanno preso decisioni che escludono la discriminazione indiretta, optando per non includere le assenze dovute a disabilità nel calcolo del periodo di comporto, al fine di tutelare i diritti dei lavoratori disabili.

Come protegge la Legge 104 i lavoratori disabili?

La Legge 104 fornisce una serie di protezioni specifiche per i lavoratori disabili, garantendo loro il diritto al lavoro e a condizioni lavorative eque. Questa tutela speciale è evidenziata dal richiamo alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e dal D. Lgs. 9 luglio 2003, n. 216, che proibisce discriminazioni dirette e indirette e promuove l’accesso al lavoro attraverso la previsione di adattamenti ragionevoli. Questi strumenti legali assicurano che i lavoratori disabili siano protetti dall’esclusione e dalla marginalizzazione nel mondo del lavoro.

Qual è il ruolo della Corte di Giustizia Europea nella Legge 104?

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea è stata interpellata dal Tribunale di Ravenna per valutare se la legislazione italiana, in particolare la gestione del periodo di comporto per i lavoratori disabili, sia conforme ai principi di non discriminazione. La questione sollevata riguarda la possibilità che il periodo di comporto, applicato indistintamente a disabili e non disabili, possa essere considerato un “ragionevole accomodamento” per prevenire la discriminazione indiretta, in linea con le esigenze di protezione speciale riconosciute a livello internazionale.

Cosa stabilisce la sentenza della Corte di Cassazione sulla discriminazione indiretta?

La Corte di Cassazione ha stabilito che il licenziamento di un lavoratore disabile per superamento del periodo di comporto, senza un’adeguata differenziazione nel trattamento delle assenze dovute a patologie correlate alla disabilità, costituisce una forma di discriminazione indiretta. La sentenza n. 9095 del 31 marzo 2023 sancisce la nullità di tali licenziamenti, richiamando la normativa che protegge i lavoratori disabili da trattamenti che, sebbene apparentemente neutri, li pongono in una condizione di svantaggio rispetto agli altri lavoratori.

Come si verifica la discriminazione nella gestione del comporto?

La discriminazione nella gestione del comporto si verifica quando le norme applicate indistintamente a tutti i lavoratori finiscono per penalizzare quelli disabili, non riconoscendo le loro esigenze specifiche. Per evitare ciò, è essenziale che il datore di lavoro implementi soluzioni ragionevoli e valuti attentamente la finalità e la proporzionalità delle proprie politiche interne. La discriminazione viene verificata attraverso un’analisi giudiziale che considera se le misure adottate dall’azienda siano idonee a garantire la parità di trattamento e se contribuiscano effettivamente al raggiungimento di un ambiente lavorativo inclusivo e rispettoso delle diversità.

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