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Legge 104 rinuncia fratelli

Legge 104 e rinuncia dei fratelli: soprattutto nel comparto scuola, viene spesso richiesto di presentare, insieme alla domanda per la fruizione dei permessi 104, una dichiarazione di rinuncia dell’agevolazione da parte di fratelli che ne potrebbero avere priorità. Ci chiediamo: la richiesta è legittima? Scoprilo in questo approfondimento.

di Romina Cardia

Novembre 2023

In questo articolo parliamo di Legge 104 e rinuncia dei fratelli (scopri le ultime notizie su Invalidità e Legge 104categorie protettediritto del lavorosussidiofferte di lavoro e concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsAppTelegram e Facebook).

Legge 104 e rinuncia dei fratelli: è legittima la rinuncia?

È legittima la Legge 104 e rinuncia dei fratelli? Secondo l’art. 33 comma 3 della Legge 104/92, i lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati, che assistono familiari con handicap in situazione di gravità hanno diritto a tre giorni di permessi mensile retribuiti, coperti da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa.

Per usufruire di questo diritto nel comparto scuola, il lavoratore deve presentare una richiesta, accompagnata dalla certificazione di handicap grave del familiare, indicando il grado di parentela e l’attestazione di assenza di ricovero a tempo pieno della persona disabile da assistere.

Il Dirigente, però, spesso richiede anche dichiarazioni degli altri familiari per dimostrare che non sono in grado di assistere il disabile per motivi oggettivi. Questo è il modello con la Dichiarazione rinuncia altri parenti Legge 104:

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Tuttavia, è importante sottolineare che questa richiesta non è prevista dalla legge. La Funzione Pubblica ha chiarito che la presenza di altri familiari in grado di assistere non esclude il diritto ai permessi retribuiti.

La Corte di Cassazione, nella decisione del 20 luglio 2004 (n. 13481), ha affermato che la legge non esclude il diritto ai permessi retribuiti anche se altri familiari possono prestare assistenza.

Il Consiglio di Stato, con la sentenza del 19.01.1998 (n. 394/97), ha stabilito che il beneficio non può essere negato quando sussiste l’effettiva assistenza continuativa da parte del lavoratore stesso, indipendentemente dalla presenza di altri familiari in grado di assistere.

La Circolare INPS 90/2007 ha confermato che la persona con disabilità può liberamente scegliere chi, all’interno della stessa famiglia, debba prestare l’assistenza prevista dalla legge, indipendentemente dalla presenza di familiari non lavoratori idonei a fornire aiuto.

In conclusione: la legge garantisce il diritto ai permessi retribuiti per chi assiste familiari con handicap grave, senza escludere questo beneficio sulla base della presenza di altri familiari in grado di fornire assistenza.

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Soggetti legittimati alla fruizione della Legge 104

Per chiarire meglio come la Legge 104 e rinuncia dei fratelli non sia legittima, vediamo quali sono i soggetti legittimati alla fruizione dei permessi retribuiti.

Fino al 2022, un solo familiare, il cosiddetto “referente unico”, poteva beneficiare della Legge 104 per prestare assistenza a un parente disabile grave.

Da agosto dello stesso anno, importanti cambiamenti riguardo ai permessi legati alla Legge 104 sono entrati in vigore, grazie al decreto legislativo n.105/2022.

La principale modifica riguarda appunto il principio del referente unico, precedentemente limitato a un solo familiare per assistere un parente con disabilità grave certificata dalla Legge 104.

Il decreto ha sostituito il vecchio comma 3 dell’art. 33 della Legge 104/92, eliminando il referente unico e aprendo la possibilità a più familiari di usufruire alternativamente dei permessi, sempre nel rispetto del limite massimo di tre giorni mensili complessivi.

Inoltre, i familiari possono prestare assistenza solo a condizione che si tratti del coniuge o della parte di un’unione civile o del convivente di fatto o di un parente o affine entro il primo grado o entro il secondo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con disabilità in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.

Prima di questa modifica, solo i genitori potevano alternarsi nel prendersi cura di un figlio disabile. Ora, la nuova regolamentazione estende questa opportunità a tutti gli aventi diritto.

Ad esempio, due fratelli impiegati possono richiedere il permesso di assistere la madre disabile, alternandosi tra loro per un totale di tre giorni al mese.

È importante conoscere questa modifica, perché conferma ulteriormente l’illegittimità della richiesta del datore di lavoro di una dichiarazione di rinuncia all’agevolazione da parte di un fratello.

Legge 104 e domanda accolta: cosa fare dopo l’accoglimento della domanda per la 104 e come utilizzare i permessi retribuiti.

Legge 104 e rinuncia dei fratelli
Legge 104 e rinuncia dei fratelli. Nella foto: un post it con la scritta “No!”

Legge 104 e rinuncia dei fratelli: limiti del datore di lavoro e obblighi del dipendente

Il datore di lavoro, nell’esaminare la richiesta, deve limitarsi a verificare la correttezza formale della domanda. Non ha discrezionalità e deve soltanto accertare la presenza dei requisiti previsti dalla legge.

Per ottenere i permessi, non è richiesto dimostrare la convivenza con il disabile né che altri familiari non siano in grado di assistere. Qualsiasi richiesta di informazioni non esplicitamente richiesta dalla legge da parte del Dirigente costituirà un abuso.

Dopo l’approvazione della richiesta, il dipendente deve notificare tempestivamente qualsiasi cambiamento nella situazione che comporti la perdita dei benefici. Inoltre, è necessario aggiornare la documentazione quando richiesto dall’amministrazione. È consigliabile richiedere per iscritto le motivazioni di eventuali rifiuti.

La documentazione e la richiesta devono contenere la seguente dicitura: “In caso di diniego, si richiede una comunicazione scritta motivata, come previsto dagli artt. 2 e 3 della Legge 241/90, integrata dalla Legge n. 15/2005.”

FAQ sui permessi Legge 104

È possibile raddoppiare i permessi?

Sì, il raddoppio dei permessi Legge 104 è possibile, ma solo in alcuni casi specifici.

In base alla Legge 104/1992 e al Decreto 119/2011, è possibile usufruire dei permessi previsti dalla Legge 104 per assistere due persone disabili, ma ci sono delle condizioni da considerare.

Questa opportunità è riservata a chi deve prendersi cura di disabili come figli, coniugi, partner, conviventi o parenti di primo grado.

Per i parenti di secondo grado, l’assistenza è consentita solo in situazioni eccezionali, ad esempio se non ci sono genitori o coniugi (siano deceduti o assenti) oppure se hanno più di 65 anni e soffrono di patologie invalidanti.

In ogni caso, se si assistono due disabili contemporaneamente, bisogna farlo in momenti diversi.

Se sei un lavoratore disabile e assisti un altro familiare con una grave disabilitài permessi possono raddoppiare, a condizione che tu sia la persona più idonea per fornire l’assistenza e che non ci siano alternative.

È anche possibile che tu e il familiare che ti assiste siate entrambi beneficiari dei permessi Legge 104. Un messaggio dell’INPS del 30 dicembre 2011 conferma questa possibilità, consentendo di raddoppiare i permessi in entrambi i casi.

È possibile cumulare i permessi 104 con i permessi per l’allattamento?

Un genitore può avere diritto a permessi 104 per prendersi cura di un figlio con disabilità grave di età inferiore a 3 anni, e allo stesso tempo, può richiedere permessi per l’allattamento per un altro figlio.

Se il genitore lavora almeno 6 ore al giorno, può ottenere due ore di permesso al giorno per l’assistenza al figlio disabile e altre due ore per l’allattamento dell’altro figlio.

Se, invece, il genitore lavora meno di 6 ore al giorno, entrambi i tipi di permesso si riducono di un’ora ciascuno, per un totale di due ore al giorno in meno.

I permessi non possono essere accumulati se l’allattamento riguarda lo stesso figlio disabile, a meno che un medico dell’INPS non dia l’autorizzazione.

Nel caso di gemelli, le ore di permesso raddoppiano per consentire l’allattamento e l’assistenza a entrambi i figli.

Posso chiedere i permessi se la persona disabile che assisto è ricoverata?

 L’articolo 3, comma 3 della Legge 104 spiega che, per avere diritto ai permessi retribuiti è necessario che il familiare da assistere non sia ricoverato a tempo pieno in una struttura ospedaliera pubblica o privata, che preveda un’assistenza sanitaria continuativa.

Ma cosa si intende per “tempo pieno”? L’INPS (circolare numero 155 del 2010) e il Dipartimento della Funzione Pubblica (circolare numero 13 del 2010) hanno chiarito che per “ricovero a tempo pieno” si intende quello applicato per tutte le 24 ore del giorno.

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