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Legge 104, quando seguire un corso non è abuso

Legge 104, quando seguire un corso non è abuso: una dipendente era stata licenziata per aver partecipato a un corso sulla patologia del familiare da assistere.

di The Wam

Aprile 2022

Legge 104, quando seguire un corso non è abuso: ci occupiamo in questo articolo di una delle tanti questioni legate alla fruizione dei permessi retribuiti. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Chiariamo subito: il corso a cui si fa riferimento riguarda una serie di incontri di formazione per l’assistenza ai malati di Alzheimer, cioè proprio la patologia di cui soffre il familiare assistito dalla lavoratrice protagonista di questo caso specifico.

Ebbene, per aver partecipato a quelle “lezioni” durante l’orario di permesso retribuito, la donna è stata licenziata dal datore di lavoro che aveva dato incarico a un investigatore privato di verificare il comportamento dell’impiegata.

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Legge 104: se è un abuso

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Legge 104: corte d’Appello

La Corte d’Appello che ha analizzato il caso ha ritenuto illegittimo il licenziamento della dipendente. A prescindere dal corso di formazione, la donna nei giorni in questione – e in base alla stessa relazione dell’investigatore privato – era comunque rimasta a casa del genitore affetto da Alzheimer per un numero di ore superiore a quello previsto dal turno di lavoro.

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Legge 104: il ricorso del datore di lavoro

Ma il datore di lavoro, convinto delle sue ragioni, non ha mollato la presa. E contro la decisione dei giudici d’Appello ha presentato ricorso in Cassazione.

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Per il ricorrente il collegio territoriale non avrebbe tenuto conto della disposizione di legge (la 104, appunto) che impone al dipendente in permesso retribuito di svolgere attività assistenziali o di sostegno a vantaggio del familiare con disabilità. E non deve utilizzare quel tempo per compiacere delle esigenze personali, come – così ha sostenuto il datore di lavoro – partecipare a un corso informativo sull’Alzheimer, portare a spasso il cane, riposarsi o fare la spesa per la sua famiglia.

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Legge 104: la Cassazione

I giudici della Cassazione, dopo aver esaminato il caso, hanno invece confermato in pieno la sentenza della Corte d’Appello. Hanno quindi ritenuto che il comportamento della dipendente licenziata fosse del tutto in linea con quanto dispone l’articolo 33 comma 3 della Legge 104 del 1992.

Nell’articolo si evidenzia che il lavoratore ha il diritto di fruire dei tre giorni di permesso retribuito se l’assenza dal lavoro è connessa alle esigenze di assistenza del familiare con disabilità. Assistenza – hanno ricordato i magistrati dell’Alta Corte – che può essere prestata anche in modo diverso dall’assistenza diretta. Ovvero: occupandosi di questioni pratiche o amministrative di qualsiasi tipo, ma che siano tutte nell’interesse del familiare.

Legge 104: conclusione

Applicando queste conclusioni al caso in questione, i giudici hanno ritenuto che partecipando per tre giorni consecutivi a un a corso di formazione per l’assistenza di malati di Alzheimer non era davvero possibile provare che la dipendente lo avesse fatto per delle esigenze personali e non per garantire una assistenza più qualificata al familiare con disabilità.

E oltretutto, quelle ore trascorse al corso di formazione sono superiori a quelle che avrebbe dovuto passare sul luogo di lavoro. Senza contare che la mattina, prima di recarsi al corso aveva comunque garantito la necessaria assistenza al genitore.

In pratica anche la Cassazione ha negato la possibilità che si fosse trattato di un abuso del beneficio e che piuttosto il caso era perfettamente in linea con quanto disposte la Legge 104 e tutte le più recenti ordinanze dell’Alta Corte in materia.

La donna è stata reintegrata sul posto di lavoro.

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