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Legge 104, trasferimento per assistere il familiare

Legge 104, trasferimento per assistere il familiare: l'amministrazione ha ignorato la richiesta del dipendente, il Tar gli ha dato ragione: vediamo perché.

di The Wam

Maggio 2022

Legge 104, trasferimento per assistere il familiare: l’amministrazione ha detto di no, nonostante l’urgenza, ma il Tar dato ragione al dipendente. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Questa vicenda è esemplare, non solo perché il protagonista è un militare (e l’esercito ha regole un po’ diverse), ma soprattutto perché il “dipendente” si era anche detto disposto a un cambio di incarico pur di poter restare accanto alla persona con disabilità grave da assistere.

Congedo legge 104 con la dimora temporanea

Legge 104: no al trasferimento

La richiesta del militare era stata rigettata dall’amministrazione. Un no secco, che non ha tenuto conto delle necessità del militare. Nella richiesta l’uomo era arrivato a dire che pur di accudire il parente sarebbe stato pronto a rinunciare al suo impiego (esploratore di blindo leggera).

Ma non solo – e come accennato – il lavoratore ha anche aggiunto che sarebbe stato disponibile ad accettare qualsiasi altra occupazione. Non protendeva quindi di ricoprire lo stesso ruolo e avrebbe accolto anche un eventuale demansionamento.

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La richiesta è stata presentata ai sensi della legge 104 del 1992.

L’urgenza espressa nella domanda non è stata però presa in considerazione. E quindi rigettata la richiesta di trasferimento temporaneo.

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Legge 104: amministrazione superficiale

Per i giudici del Tar l’atteggiamento dell’amministrazione è stato superficiale. Non ha proprio esaminato la domanda che contemplava anche la possibilità di modificare l’incarico. Infatti, come accennato, il militare avrebbe accettato un impiego qualsiasi in una delle sedi che aveva indicato per il trasferimento.

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I giudici del Tar nella sentenza hanno riconosciuto la peculiarità dell’Esercito e la necessità di poter quindi disporre sempre dei propri soldati, ma ha anche messo in risalto la gravità della situazione, e hanno concluso che il ricorso del militare, contro il rigetto della sua richiesta, era fondato.

Legge 104: danno psicologico

C’è anche un altro elemento che i giudici hanno considerato: il possibile danno psicologico subito dall’uomo. Il no alla sua richiesta ha comportato infatti l’impossibilità di poter assistere e accudire il familiare con una disabilità grave, causandogli un inevitabile e conseguente stato di stress.

In base a questi elementi la decisione dell’amministrazione è stata annullata.

Legge 104: la sentenza

La sentenza è la numero 274/17 del Tar di Trieste.

Per i giudici è stata determinante una considerazione: l’uomo ha espresso nella richiesta, in modo chiaro, incisivo e ripetuto, la volontà di rinunciare al suo lavoro e di accettare un qualsiasi altro incarico pur di poter continuare a prestare la necessaria assistenza al familiare con una disabilità grave (disabilità, per inciso, del 100%).

Questo elemento, che si aggiunge alla documentazione medica che è stata presentata dal militare, ha evidenziato per i giudici la gravità delle condizioni di salute del familiare (che rischia solo di aggravarsi) e quindi la necessità di una assistenza.

Legge 104: in linea con la normativa

Questi due ultimi elementi sono tratti distintivi dell’intera legge 104 che è comunque una normativa entrata in vigore per consentire alle persone con disabilità grave e certificata dalle commissioni medico legali di avere una assistenza continua ed esclusiva.

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Assistenza che, nel caso in questione, poteva essere assicurata solo dal militare che ha presentato la domanda.

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Oltretutto il lavoratore non ha preteso alcuna tutela in cambio, anzi si è detto pronto ad accettare di rinunciare alla sua mansione e di svolgere qualsiasi altra attività. Una dichiarazione che di fatto esclude la possibilità per l’amministrazione di poter rifiutare la richiesta in considerazione dell’eventuale assenza nelle sedi richieste di ruoli adeguati alle competenze precedentemente svolte dal militare.

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