Legge bilancio 2020: così gli enti pignoreranno i conti di chi non paga le tasse

Legge di bilancio 2020. Comuni, Province e altri enti potranno aggredire direttamente i conti correnti del contribuente che non ha pagato le tasse.

egge di bilancio 2020 grafica copertina


7' di lettura

Comuni, Province e altri enti (ve ne parleremo in dettaglio) potranno aggredire direttamente i conti correnti del contribuente che non ha pagato le imposte di competenza. Di quale tasse parliamo? Quelle comunali, ad esempio. Il famoso scioglilingua che fa venire il mal di testa agli italiani: l’ICI, l’IMU, la TASI. Sono escluse le multe stradali, meno male verrebbe da dire, visti i dati sulle violazioni del codice. Se questo è uno scenario che vi richiama, con le dovute proporzioni, il Grande Fratello di Orwell, sappiate che è tutto vero.

Ne parla l’avvocato Gerardo Di Martino, in questa nuova puntata de Il Diritto e il Rovescio, dedicata a uno degli aspetti più significativi della legge di bilancio relativa al 2020. Sì, quella così inflazionata nei dibattiti politici che animano i maggiori talk-show nostrani. Dove spesso, gli esponenti di partiti contrapposti, si esibiscono nell’utilizzo di slogan sempre più sofisticati e a effetto. Ma di tutte quelle parole cosa resta? Parola all’avvocato.

diritto e rovescio con fondo bianco

Di Gerardo Di Martino – Siete stati buoni o cattivi? Cosa porterà la Befana nelle vostre case, dolciumi o carbone? È da diversi decenni che il Governo (nelle sue variegate composizioni) ci considera una comunità di chiassosi pestiferi, facendoci trovare nella calza, puntualmente, ogni anno, non certo frutta secca e caramelle, e nemmeno carbone; ma aglio, tanto aglio!

E così, ad ogni Capodanno, si ripete la stessa nenia: qualche granello di sabbia, nel più assoluto deserto, a godere della Lotteria Italia – perchè, in fondo, in fondo, non si dica che sono un tiranno, si schermisce uno Stato più che burlone – e tutti gli altri a surfare (purtroppo solo) in internet, per tentare di comprendere quali nuovi strumenti prenderanno le misure alle loro tasche, quali saranno le norme che accudiranno i conti correnti e quali, dunque, le imposte che li svuoteranno.

Tasse e imposte

Chi di voi ha mai pensato (e mai penserà) che le tasse in Italia possano alleggerirsi, per quantità o solo per qualità? Ogni anno, puntualmente – dopo una profonda quanto astuta operazione di cosmesi, seguita da un ampio restyling terminologico – ce le ritroviamo tutte, e più di prima, convolanti a nozze con i nostri risparmi, dopo averci fatto l’amore per lungo tempo, sin da capodanno, anzi già prima con la collegata decretazione d’urgenza, a ridosso del classico novembre nero (decreto fiscale, milleproroghe, etc).

Ebbene, che cos’è realmente un’imposta in Italia? Senza scomodare l’Accademia, potremmo definirla come qualcosa di cui non potrete mai fare a meno, che vi segue, o meglio, che vi insegue per la vita intera e che, in breve, vi affranca dalla necessità di decidere come potrete mai utilizzare il denaro appena guadagnato.

E così, mentre riflettete, anzi mentre temporeggiate di fronte alle inesauribili richieste di figli, compagne o mogli, il Fisco non avrà la vostra stessa premura. E passerà all’azione, rastrellando il conto corrente e liberandovi dall’imbarazzo della scelta.

Dunque uno Stato benefattore, si potrebbe dire: finalmente un Paese che sa come tirar fuori dal fuoco le castagne dei propri concittadini.

Avvocato gerardo di martino di profilo
L’avvocato Gerardo Di Martino

Manovra di bilancio

Invero, non è un mistero che la pressione fiscale nel nostro Paese sia tra le più imponenti. Federcontribuenti stima intorno al 64% dei profitti il rate totale delle tasse che si abbattono su Piccole e medie imprese (PMI) e professionisti. Tra imposte, contributi previdenziali e pagamenti vari, lo Stato si trasforma in un “socio”, di maggioranza tra l’altro, di professionisti e artigiani.

Secondo i calcoli del Centro Studi di Unimpresa, una partita IVA che fattura 50.000 euro deve pagare:

  • 13.625 euro di saldo Irpef;
  • 5.241 di acconto Irpef;
  • 956 euro di addizionale regionale Irpef;
  • 236 euro di addizionale comunale Irpef;
  • 71 euro di acconto addizionale comunale Irpef;
  • 53 euro come diritti alla Camera di commercio;
  • 1.689 euro di Irap; 797 euro di acconto Irap;
  • 7.191 euro di contributi previdenziali;
  • 3.779 di acconto contributi previdenziali.

Alla fine della fiera, o per meglio dire del salasso, saranno stati sborsati 33.248 euro, pari al 64,5% di quanto guadagnato. La parte che rimane nelle tasche del professionista è pura aritmetica: 16.752 euro, ossia 1.382 euro al mese (lo studio fatto da Unimpresa è stato pubblicato qualche giorno fa dal web di settore, quifinanza.it ad esempio).

È in questa cornice che, ad ogni Epifania, i Magi dei diversi Governi nostrani portano in dono agli italiani le meraviglie della manovra di bilancio, già legge di stabilità, una volta definita finanziaria.

Un testo fondamentale per la vita di uno Stato. Tanto fondamentale da essere, in Italia, uno dei provvedimenti scritti in maniera più oscura ed indecifrabile, una vera e propria parete di geroglifici, interpretabile solo da chi è in possesso della stele egizia.

Manovra 2020: un labirinto di 884 commi di “piacere”

Avete mai provato a consultare la legge di bilancio alla ricerca di una qualunque qualcosa? Arrendetevi prima di cominciare. E non scherzo. Ma come, la legge fondamentale dello Stato costituita da un solo articolo? Sì, da un unico articolo suddiviso in decine, centinaia, decine di centinaia di commi. Sono 884, per la precisione, quelli della manovra 2020 (la legge n. 160 del 27 dicembre 2019).

Ottocentottantaquattro commi di piacere. Ovviamente il piacere sta solo nell’impossibilità di capire, sino in fondo, la gragnola di imposte che diluvierà di lì a breve.

Non esiste testo più illeggibile. Prendiamo una norma a caso e tentiamo di capire a cosa faccia riferimento, quantomeno; quale strumento stia disciplinando; di quale prelievo o altro oscuro istituto si stia parlando, nondimeno.

E se il buongiorno si vede dal mattino, non andiamo troppo lontano. Leggiamo perciò insieme il secondo degli 884 commi, dal momento che il primo risulta incomprensibile ai comuni mortali: “All’articolo 1, comma 718, lettera c), della legge 23 dicembre 2014, n. 190, le parole: «non inferiori a 400 milioni di euro per l’anno 2020» sono sostituite dalle seguenti: «non inferiori a 1.221 milioni di euro per l’anno 2021 ….

Cooosa? E come si perviene all’articolo 1, comma 718, lettera c), di una legge del 2014 (la finanziaria), tra l’altro nel testo ad oggi vigente, dal momento che, questa disposizione, a sua volta, sarà stata modificata, nel tempo, chissà quante altre volte?

Gli enti potranno “rovistare” fra i vostri conti

Tuttavia, dopo un intero pomeriggio dedicato a verifiche e ricerche di corretti algoritmi per la decifratura, possiamo insieme afferrare la riforma della riscossione dei tributi degli enti territoriali, prevista, a scanso di equivoci, dai commi 777 e successivi, dell’unico articolo della legge di bilancio.

Ve la faccio breve: i Comuni (ma anche le Province, le Città metropolitane, le Comunità montane , le unioni di Comuni ed i consorzi tra gli enti locali) potranno aggredire direttamente i conti correnti del contribuente che non abbia pagato le imposte di competenza (per quelle comunali, ad esempio, l’ICI, l’IMU, la TASI, etc), con esclusione delle contravvenzioni stradali.

Se non si paga e non si fa ricorso nel termine di 60 giorni dalla notifica di tutti i nuovi avvisi emessi dopo l’1 gennaio 2020, l’atto si trasformerà in titolo esecutivo. L’Ente potrà, allora ed immediatamente, recuperare coattivamente il credito – in sostanza, pignorare i conti correnti dei privati inadempienti – senza la preventiva notifica della cartella di pagamento e dell’ingiunzione fiscale.

Bene. Benissimo. Tanto aglio nella calza, quest’anno.

Procedure di recupero velocissime. Peccato che ne possano godere solo gli Enti locali. Ma che Stato è quello che, con una mano, blinda i propri conti correnti e, con l’altra, rende perforabili e sempre pignorabili quelli dei suoi cittadini? Qualcuno è mai riuscito a recuperare uno spillo, non dico un euro ma uno spillo, dalla pubblica amministrazione? Provateci. E’ possibile che mi sbagli. E comunque la speranza è l’ultima a morire, anche per il nuovo anno. Auguri.

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