Legge di Bilancio 2023, pochi soldi: dove li troveranno?

Una sfida imminente la legge di Bilancio 2023. La premier Meloni deve far quadrare i conti entro fine anno. Vediamo come farà

6' di lettura

La legge di Bilancio 2023 diventa una sfida. Soprattutto in un periodo storico particolare come quello attuale la neo presidente del Consiglio Giorgia Meloni si trova a dover far quadrare i conti. Di seguito cerchiamo di ricostruire le prossime azioni del governo di centro-destra.(scopri le ultime notizie su mutui e prestiti. Leggi su Telegram tutte le news sulla finanza personale. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

Legge di Bilancio 2023: il piano economico 

I soldi a disposizione per la legge di Bilancio 2023 sono pochi e saranno utilizzati tutti per il caro bollette. Lo ha fatto intendere il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il poi concetto è stato ripreso anche da Giorgia Meloni.

Concentreremo le risorse, oltre 30 miliardi, di cui 9,1 miliardi per il 2022 e 21 miliardi per il 2023 – ha dichiarato la presidente del Consiglio – per aiutare gli italiani a far fronte all’aumento del costo dell’energia, senza disperdere risorse in bonus inutili”.

I conti della legge di Bilancio 2023 infatti sono presto fatti. Ci sono i 9,1 miliardi lasciati in eredità dal governo Draghi che saranno impegnati, già in questo 2022, per il decreto Aiuti quater; poi 21 miliardi a disposizione per il prossimo anno grazie al deficit che è stato fissato al 4,5%.

In totale sono 30 miliardi tondi tondi che, come ribadito più volte da Meloni e Giorgetti, saranno utilizzati tutti per mitigare le bollette degli italiani. Come farà allora il governo a inserire nella legge di Bilancio 2023 le tante promesse fatte in sede di campagna elettorale e poi ribadite anche nei giorni scorsi?

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Legge di Bilancio: coperta corta per Meloni e Salvini

Già prima delle elezioni più volte sono stati fatti i conti in tasca alle promesse contenute nel programma elettorale del centrodestra. Le stime più basse si sono fermate nel complesso intorno agli 80 miliardi l’anno mentre quelle più esose hanno superato di molto l’asticella dei 100 miliardi.

Logico che nelle previsioni del centrodestra non c’è mai stata l’idea di inserire tutte queste misure già nella legge di Bilancio 2023, ma i leader anche di recente si sono cimentati in importanti dichiarazioni in vista della Finanziaria.

Bloccare la legge Fornero era un impegno che ci siamo presi, e nella legge di Bilancio ci sarà quota 41 – ha dichiarato Matteo Salvini in onda su Retequattro – Così come ci saranno la flat tax e lo stralcio e la rateizzazione di milioni di cartelle esattoriali”.

Giorgia Meloni invece, durante il suo discorso alla Camera prima del voto di fiducia, come ricordato dal Corriere ha parlato di “riduzione delle imposte sui premi di produttività, l’innalzamento della soglia di esenzione dei fringe benefit, il taglio dell’Iva al 5% su prodotti e beni primari”.

Legge di Bilancio 2023: lo scenario tasse e pensioni

Stando a uno studio dell’Inps, per quanto riguarda Quota 41 nella migliore delle ipotesi (63 anni) la spesa extra per lo Stato sarebbe di 5 miliardi l’anno, che diventerebbe con la peggiore delle ipotesi (61 anni) di 7,6 miliardi.

Difficile invece calcolare quale potrebbe essere l’impatto di una ulteriore estensione della flat tax nella legge di Bilancio, mentre tutti gli altri impegni menzionati da Meloni dovrebbero costare in totale sui 10 miliardi.

Considerando che il ricorso al deficit sarà riservato soltanto al caro energia, con l’asticella del 4,5% che inoltre non può essere alzata ulteriormente per non innervosire Bruxelles e i Mercati, non sembrerebbero esserci molte alternative: o si trovano risorse tramite tagli reali e nuove entrate, oppure il governo dovrà rinunciare a buona parte delle promesse fatte in queste settimane ai cittadini.

Salvini e Meloni sembrerebbero essere pronti a imboccare la prima strada, con tutti gli occhi che sono puntati sul reddito di cittadinanza; la misura vale quasi 9 miliardi l’anno, ma sarà difficile mettere le mani su tutto il malloppo: restringendo ulteriormente i requisiti, si potrebbe arrivare a risparmiare 1 miliardo.

Qualcosa in più potrebbe arrivare dalla revisione dei bonus edilizi, mentre dai tagli alle spese ministeriali al massimo si potrebbe arrivare a 1 miliardo. Di conseguenza nella legge di Bilancio 2023 difficilmente il governo potrà mantenere a pieno tutte le promesse in materia di tasse e pensioni, a meno di non voler ricorrere di nuovo a quella “finanza creativa” di tremontiana memoria.

Legge di Bilancio 2023: niente soldi
Legge di Bilancio 2023: niente soldi

Legge di Bilancio 2023: la Premier cerca sicurezze

Infine Meloni ha commentato: “L’unico vero vantaggio che ho rispetto agli altri è che non lavorerò per restare in questo posto. Non sto qui per sopravvivere guardando i sondaggi. Tra cinque anni io non voglio essere rieletta a ogni costo. Se non hai niente da perdere, puoi tirare di più la corda. Per fare le cose devi rompere gli schemi; se vivi nel terrore di non essere rieletta, sei destinata a non combinare niente”. Per poi concludere, rispondendo alla domanda di Vespa su quale fosse la cosa a cui più tenesse di questa esperienza di governo: “Uscirne a testa alta”.

Legge di Bilancio 2023: rdc, caro bollette, flat tax e diritti civili

Il centrodestra ha fatto parecchie promesse in campagna elettorale, ma per la legge di bilancio 2023 ci sono pochissimi soldi. E Giorgia Meloni lo sa bene: “I pochi che ci sono serviranno a coprire il taglio delle bollette per chi è in difficoltà. Dobbiamo vedere come superare l’inverno senza che le bollette esplodano, sperando di tranquillizzarci da marzo in poi”.

La presidente del Consiglio ha risposto così a Bruno Vespa nel suo ultimo libro, (‘La grande tempesta. Mussolini, la guerra civile. Putin, il ricatto energetico. La Nazione di Giorgia Meloni’, in uscita il 4 novembre da Mondadori Rai Libri) di cui sono state pubblicate alcune anticipazioni. Insomma, ci sono ben poche briciole per realizzare (almeno per il momento) le altre misure in programma. “Ma vogliamo dare qualche segnale, come la tassazione al 15% sugli aumenti di reddito e il passaggio da 65.000 a 100.000 euro della quota di fatturato delle partite Iva tassate anch’esse al 15 %”, ha spiegato la leader di Fratelli d’Italia.

Sui diritti civili, rispondendo a una domanda sulla legge 194, sull’aborto, Meloni ha precisato di non aver mai detto che avrebbe messo mano alla norma: “Ho ritrovato un’intervista di una ventina d’anni fa. Mi si chiedeva: lei è favorevole a rivedere la 194? La risposta fu ed è: no. La voglio applicare. Cioè la stessa risposta che do ancora oggi”.

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