Assegno divorzile, ne ha diritto se lei lavora in nero?

Lei lavora in nero, ha diritto all'assegno divorzile? Il caso di una donna che lavora ma non dichiara redditi, l'ex coniuge non vuole versare l'assegno. I giudici di primo e secondo grado hanno dato ragione all'ex marito. La Cassazione ha ribaltato la sentenza, ecco perché.

4' di lettura

Lei lavora in nero ha diritto all’assegno divorzile? Un questione delicata e che i giudici hanno affrontato diverse volte e con alterne sentenze. Una pronuncia della Cassazione ha però sgombrato il campo da parecchi dubbi, ribaltando il giudizio di primo e secondo grado.

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Lei lavora in nero, ha diritto all’assegno divorzile?

In pratica l’Alta Corte (ordinanza 19 febbraio – 11 giugno 20220, numero 11202), ha dichiarato che l’assegno divorzile non serve solo a consentire l’autosufficienza economica del coniuge richiedente, si deve infatti anche valutare l’apporto al menàge familiare che è stato fornito da quest’ultimo durante il matrimonio.

In pratica: con o senza lavoro in nero l’assegno divorzile deve essere versato.

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Assegno divorzile, la vicenda

La sentenza riguarda il caso una donna divorziata che ha presentato richiesta per il riconoscimento dell’assegno divorzile. Il marito si è opposto e l’istanza è stata rigettata in primo e in secondo grado.

Per due motivi:

  • mancava la prova della non indipendenza o autosufficienza economica della donna;
  • risultava che la donna avesse un reddito non dichiarato che derivava da un lavoro in nero svolto in maniera stabile.

Assegno divorzile, motivazioni del ricorso

Contro questa decisione la donna ha presentato ricorso in Cassazione.

Con queste motivazioni:

la violazione della legge in cui sarebbe incorso il giudice negandole l’assegno divorzile;

non è stato tenuto in conto il contributo che la donna ha fornito per la formazione del patrimonio familiare e quello personale dell’altro coniuge, anche in base alla durata del matrimonio.

Assegno divorzile, la decisione della Cassazione

Motivi che sono stati ritenuti fondati della Cassazione.

In particolare i giudici dell’Alta Corte (richiamando la sentenza a Sezioni Unite numero 18287 del 2018), hanno evidenziato che l’assegno divorzile non ha solo una funzione assistenziale, me anche compensativa e perequativa (di distribuzione più equa).

E non solo: è stato anche ritenuto necessario accertare l’inadeguatezza dei mezzi economici della donna e l’impossibilità di procurarseli per motivi oggettivi.

In pratica i giudici hanno ritenuto fosse indispensabile valutare le condizioni economico patrimoniali dei due ex coniugi, anche in relazione al contributo che è stato fornito dalla donna alla vita familiare e alla formazione del patrimonio comune. Oltre che al patrimonio di ciascuno degli ex coniugi.

Assegno divorzile: cosa ha considerato la Suprema Corte

Questa valutazione deve tenere conto della durata del matrimonio e dell’età dell’avente diritto.

Per questi motivi i giudici della Suprema Corte non hanno condiviso le decisioni del giudice di merito (primo grado e appello). Hanno ritenuto l’esame incompleto.

In particolare su questo punto:

è stata considerata solo l’eventuale autosufficienza economica della donna evitando però di valutare in la funzione perequativa compensativa dell’assegno (ossia il contributo reso dalla ex moglie durante gli anni di matrimonio alla formazione del patrimonio familiare e personale dei singoli coniugi).

Quella valutazione avrebbe dovuto essere fatta anche in virtù della legge numero 898 del 1979 articolo 5.

La Cassazione ha dunque accolto il ricorso della donna, annullato la sentenza impugnata, e rinviato gli atti alla Corte competente. E ora? Beh, i giudici di merito dovranno rivalutare il giudizio e regolamentare le spese di lite del giudizio.

Lei lavora in nero, ha diritto all’assegno divorzile? Conclusione

E quindi, per concludere

se un ex coniuge lavora in nero ha comunque diritto all’assegno divorzile perché i giudici devono tenere conto non solo dell’eventuale indipendenza e autosufficienza della donna, ma anche del contributo che la stessa ha dato durante gli anni del matrimonio alla composizione del patrimonio familiare.

Una pronuncia, quella della Cassazione, che riprende in pieno i contenuti della legge sul divorzio e ribadisce la differenza tra l’assegno divorzile e l’assegno di mantenimento (che è di natura assistenziale).

E più precisamente:

  • l’assegno di mantenimento è il sostegno economico riconosciuto dopo la separazione;
  • l’assegno divorzile oltre alla funzione assistenziale ne ha anche una perequativa e una compensativa: riequilibria le posizioni dei coniugi tenendo conto dell’apporto che ognuno di loro ha dato durante il matrimonio.

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