L’Europa è un’idea di futuro, armonia di differenti identità

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Un’Europa unita è stata il sogno di scrittori, filosofi, artisti e letterati, uomini visionari ispirati da ideali pacifisti e umanitari. 

Un «luogo del diritto» in grado di ospitare identità e differenza, insieme di popoli che, senza perdere le loro qualità peculiari né la loro individualità, si fondessero in una unità superiore per costituire una alleanza fraterna: quegli “Stati Uniti d’Europa” immaginati da Victor Hugo.

La contaminazione di culture, la libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali, un mercato comune, progresso scientifico e tecnologico, la crescita economica dei suoi membri: questa “federazione mondiale di Stati liberi”, secondo  l’ideale kantiano, ha garantito 60 anni di pace prima di avviarsi verso una lenta agonia. 

L’idea romantica iniziale è oggi oscurata da una crisi globale che va dall’economia all’ecologia, dalla tecnica ai valori umanistici: il territorio geografico sul quale insistono i paesi che ne fanno parte a vario titolo, è territorio e non comunità, il cammino verso un modello democratico di successo si è interrotto bruscamente.

L’incremento dei flussi migratori e gli attacchi del terrorismo, l’avanzata di nazionalismi, la mancanza di una visione condivisa sul Mediterraneo, la crisi dello sviluppo e della scienza, una complessa relazione con l’ambiente, una moneta che ha perso mordente: questi ed altri fenomeni recenti hanno travolto la vita dei popoli europei. 

Pressioni che mettono a dura prova, scelte quotidiane che esigono prese di posizione, che alterano equilibri già precari; la reazione più immediata è  stata costruire barriere e tutelare i confini, ancora prima che quelli esterni dell’Unione quelli individuali dei singoli Paesi: la crisi invece di favorire una solidarietà più che mai necessaria, ha favorito la divisione.

Tra una spinta verso l’interno e l’altra verso l’esterno, l’Europa rincorre il processo di unificazione mentre quello di identificazione si disgrega: le singole comunità si ripiegano su se stesse e faticano a credere abbia ancora un senso parlare di identità europea.

Se è vero come ha scritto Edgar Morin che la principale caratteristica dell’Europa è “rigenerarsi in continuazione” questo è decisamente il momento di esercitare questa attitudine e rialzarsi.

La classe intellettuale per prima avverte il peso di tale responsabilità per questo scrittori, storici e premi Nobel da Salman Rushdie a Milan Kundera, da Roberto Saviano a Claudio Magris, hanno firmato un manifesto nella convinzione che l’Unione Europea abbia ancora una missione da compiere nel mondo contemporaneo e non sia «una speranza senza speranza» ma,  come ha scritto Massimo Cacciari, sia «Spirito, un’idea che ci deve guidare».

L’identità europea è nata tra le isole e sulle rive del Mediterraneo, lungo i fiumi, in un viaggio continuo di scambi di merci e di idee” – una delle immagini più belle arriva da Ezio Bosso, direttore d’orchestra e compositore di fama internazionale, che paragona l’Europa alla musica, esempio di integrazione cui dovremmo ispirarci –  Non c’è un confine, la musica non è solo un linguaggio ma è una forma di trascendenza. Un grande musicista non è chi suona più forte, ma chi ascolta di più l’altro. Perché in questo modo i problemi diventano opportunità. L’orchestra che dirigo è italiana, ma con un primo violino rumeno, una prima viola ungherese. Noi esseri umani tendiamo a erigere muri, anziché scoprire ciò che abbiamo a portata di mano”. 

Un invito a difendere il patrimonio culturale europeo tutelando le differenze in un contesto di condivisione in cui le varie libertà individuali trovino una loro armonia tale da garantire, ad ognuno, vita dignitosa.

Nell’Europa ideale non ci può essere lo sfruttamento di uno Stato su un altro Stato, né le libertà fondamentali dell’individuo possono essere calpestate: Kant insegna che la regola fondamentale dell’agire etico è la considerazione dell’altro essere umano come fine e mai come mezzo.

Questa è dunque la missione che spetta alla nuova Europa, questo il suo senso filosofico, costruire la propria identità a partire da una radice storica ma “in divenire”, processo continuo in cui si confrontino molteplicità di punti di vista per realizzare l’unità nella diversità, accogliere le differenze e allargare l’orizzonte. 

Una costruzione lenta e complessa in cui le future generazioni devono credere, a partire da una prospettiva diversa, quella filosofica. Nei momenti più complessi della sua storia, l’Europa ha guardato alla filosofia e ha trovato la giusta ispirazione, uno sguardo utile oggi più che mai, a combattere i più pericolosi nemici della democrazia: i regimi e le ideologie antidemocratiche che sostengono una conoscenza assoluta. 

La visita di Giuseppe Conte ad Emanuele Severino è un bel segnale, è la speranza di un futuro in cui la politica si apre a chi è in grado di  far dialogare”, consapevole che è fondamentale ascoltare i grandi pensatori poiché sola la filosofia è in grado di offrire motivazioni più forti di quelle economiche.

Ha scritto Konrad AdenauerL’unità dell’Europa era il sogno di pochi, è diventata la speranza di molti. Oggi è una necessità per tutti noi”.

Immagine di copertina  © Gabriele Micalizzi

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