Liberazione. Luigi Gallo, l’irpino torturato a morte dai fascisti



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C’è un eroe dimenticato dalla sua terra. Come tanti. Un eroe che viene però ricordato altrove, a Ivrea, dove il suo atto di estremo coraggio è rimasto nella storia. E’ grazie a un post su Facebook di Luigi Mainolfi, che oggi, Festa della Liberazione, è giusto rendere omaggio a un giovane irpino, originario di Rotondi, che ha pagato con una morte atroce la sua lotta al nazifascismo. E’ Luigi Gallo, detto “Battisti”, della 76esima brigata Garibaldi.

Mainolfi e il giorno dei funerali di Luigi Gallo

Così Mainolfi ricorda il giorno dei funerali di Gallo: “Avevo nove o forse dieci anni. In corteo, partendo dalla Chiesa, proseguimmo verso il cimitero. Ai lati della strada due file di donne precedevano la piccola bara portata a spalle da quattro uomini. Arrivati a via Croce, il gruppo di donne intonó ”o bella ciao”, tutti cantammo con loro. In quella piccola bara non c’era un bambino ma le spoglie di un uomo e con lui il prezzo pagato per la libertà in una fredda notte d’inverno di un non tanto lontano 1945. Luigi Gallo ”Battisti” 76 bgt Garibaldi. Riposa in pace all’ombra del Partenio”.

La cattura di Luigi Gallo

Luigi Gallo era il commissario politico della 76esima Brigata. Venne catturato insieme ai suoi compagni il 29 gennaio del 1945. Un improvviso attacco al comando, con i tedeschi che ebbero la meglio facendosi scudo dei prigionieri.

I partigiani catturati vennero portati prima a Castellamonte e poi a Cuorgnè. Ci furono anche tentativi di liberarli. Tutti senza successo. L’esito fu inevitabile: tutti giustiziati.

Alcuni fucilati: Riccio Orla (Ticcio), Piero Ottinetti (Pirata), Renato Tua 8Frankenstein), Ugo Macchieraldo (Mak), Attilio Tempa (Bandiera), Luigi Viero (Testarin), Alfieri Negro (Ugo), Renzo Migliore (Basso).

Walter Fillak venne impiccato a Cuorgnè, sulla strada che porta ad Alpette. Furono necessarie due esecuzioni. Il primo tentativo fallì, la corda non tenne, il cappio si spezzò. Fillak chiese di fumare una sigaretta prima delle nuova e definitiva esecuzione.

Impiccato di notte per nascondere i segni delle torture

Per Luigi Gallo Battisti andò molto peggio. Venne consegnato ai fascisti che gli inflissero nella Caserma Vercelli ogni genere di tortura. Continuarono a seviziarlo anche mentre lo conducevano alla forca in quella fredda notte di febbraio. Lo impiccarono al buio per nascondere le terribili ferite. E lo impiccarono con un fil di ferro all’ultimo albero del viale, a pochi passi da Lungo Dora. Quella strada è stata intitolata al comandante partigiano di Rotondi dal comune di Ivrea.

Fu Rina Valè, una partigiana di Donato, a riconoscere la salma del giovane irpino. Era distesa su un sacco nell’ospedale di Ivrea. Dirà subito dopo: “Non hanno risparmiato neppure un centimetro della pelle del povero Luigi”.

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