Tetto contanti, dal 1 luglio cala a 2mila euro: regole e sanzioni. Si può aggirare?

Il nero purtroppo continua a esserci. E neppure le sanzioni sembrano spaventare chi non rispetta le regole



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Dal primo luglio il tetto dei tremila euro sul contante scenderà a duemila, eccetto per il money transfer (trasferimento senza far passare i soldi attraverso le banche, ma con intermediari) che ha il limite fissato a mille euro.

L’origine della misura

Il tetto prevede che fino a 1999 euro sia possibile dare i soldi contanti a un’altra persona o azienda. Da quella soglia in su, invece, il denaro deve essere tracciabile, quindi vanno utilizzati strumenti come il bonifico bancario o la carta di credito.

Anche donazioni e prestiti fra familiari devono rispettare il tetto dei duemila euro per l’uso dei contanti. Non rientrano nel limite, invece, i versamenti e i prelievi effettuati sul proprio conto corrente, così come i pagamenti a rate destinati a spese quali le cure dentistiche.

Che sanzioni sono previste?

Per pagamenti fino a 250mila euro la sanzione oscilla dai 2mila a 50mila euro, per cifre superiori sale da 15mila fino a 250mila euro. La multa non risparmia gli intermediari che non segnalano i movimenti di denaro. E possono ricevere sanzioni che vanno da 3mila a 15mila euro.

Il tetto sul contante scenderà ancora?

La fase che stiamo per affrontare dal primo luglio è un periodo intermedio. Infatti, a partire dal 1° gennaio 2022, il decreto fiscale prevede un ulteriore dimezzamento del limite a mille euro.

Funziona davvero contro il nero?

Come spiegato da Quifinanza in realtà i pagamenti in nero riescono ancora ad aggirare il sistema, come versamenti frazionati, spacchettando le transazioni di denaro con multipli delle soglie introdotte.

Fondazioni Studi Consulenti Lavora spiega infatti che, per rendere l’incentivo all’uso delle carte favorevole, andrebbe ideato un sistema strutturato di controlli per individuare le transazioni sommerse. Il valore dell’economia irregolare, per avere una idea delle cifre, è passato da 202 miliardi di euro nel 2011 a 210 nel 2017, un incremento del 3,9% che corrisponde proprio a sette miliardi di euro.

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