I virologi: lockdown subito. Cosa farà il governo Draghi?

I virologi insistono e chiedono al governo di imporre un lockdown subito e per un mese per arginare la diffusione della variante inglese del coronavirus. Cosa deciderà il governo Draghi? Imporrà la linea dura, continuerà con quella del precedente esecutivo o sarà più tollerante verso le caute riaperture? Nel frattempo il governatore dell'Emilia Romagna bacchetta i virologi: meno chiacchiere e meno interviste.

I virologi: lockdown subito. Cosa farà il governo Draghi?
I virologi insistono e chiedono al governo di imporre un lockdown subito e per un mese per arginare la diffusione della variante inglese del coronavirus.
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I virologi insistono: lockdown duro per almeno un mese, così da evitare la diffusione della tenuta variante inglese del coronavirus. Ma cosa deciderà il governo Draghi, come intenderà affrontare l’emergenza sanitaria? Ossia: applicherà la linea del rigore (dei virologi), la soluzione mediana (i colori del governo Conte), o avrà una visione più tollerante per cercare di accelerare la ripresa economica?

Lo sapremo a breve. E in particolare dal confronto con il ministro della Salute, Roberto Speranza, uno dei rappresentanti dell’ala rigorista del governo (sostenuta nel precedente esecutivo anche dal ministro degli Affari Regionali, Francesco Boccia). Speranza ha già ribadito la sua linea dura con la decisione di ieri, quando con un provvedimento ha stoppato l’attesa e programmata riapertura delle stazioni sciistiche.

Tra i sostenitori del lockdown subito e duro, c’è proprio il consigliere del ministro della Salute, il professor Walter Ricciardi. Da tre giorni ripete come un mantra l’esigenza di un lockdown per arginare la diffusione della variante inglese e ridurre i contagi per poter riprendere l’opera di tracciamento dei casi e continuare in sicurezza e con velocità la campagna di vaccinazione.

«Credo che il ministro Speranza – ha ribadito a Che Tempo che Fa – sia convinto di questa nuova fase, spero che il presidente del Consiglio, Mario Draghi, recepisca e che il governo appoggi, ma dipende dal governo».

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Per Ricciardi il lockdwon duro e subito «ci consentirà di tornare alla normalità in mesi, non in anni».

Ricciardi ha anche ricordato di non avere rapporti con il presidente del Consiglio, «ma solo con Speranza. Sono sempre stati in piena sintonia sul rigore delle misure, ma da settembre non siamo riusciti ad essere impattanti pienamente sulle decisioni del governo, soprattutto perché – ha concluso – il precedente presidente del Consiglio e alcuni ministri non erano d’accordo sull’adozione di misure così forti».

Sulla stessa linea un altro virologo, Andrea Crisanti. «Bisognava fare il lockdown a dicembre – ha dichiarato -, prevenendo tutto questo, mentre ora siamo nei guai. Come se ne esce? Con un lockdown duro e subito per evitare che la variante inglese diventi prevalente e per impedire che abbia effetti devastanti come in Inghilterra, Portogallo e Israele».

«Va chiuso tutto – ha ribadito a La Stampa – e va lanciato un programma nazionale di monitoraggio delle varianti. Dove si trovano le varianti brasiliana e sudafricana servono lockdown stile Codogno, non le zone rosse che sono troppo morbide».

«La Germania – ha aggiunto – continua il lockdown, la Francia pure, l’Inghilterra anche, solo noi pensiamo a sciare e a mangiar fuori. Tutti vogliamo una vita normale, ma non si realizza se non si controlla la pandemia».

«Il rischio attuale – continua Crisanti – è la diffusione della variante inglese, che se non si ferma subito aumenterà di molto la circolazione del coronavirus e di conseguenza il rischio ulteriore di altre varianti, tra cui alcune che potrebbero resistere ai vaccini».

«Credo – ha dichiarato Crisanti – sia stato giusto confermare Speranza, perché conosce le carte. Però conta molto chi lo consiglia e lì forse qualcosa va cambiato. Non può rimanere tutto com’è».

«Le politiche adottate fin qui – ha concluso – sono state sempre di rincorsa al virus, mentre è venuto il momento di anticiparlo. Sarò distratto, ma ho scoperto solo ieri delle strutture con la primula: uno spreco di soldi pubblici, mentre bisogna organizzare scuole, cinema, teatri e palestre».

Sulle esternazioni dei virologi in una fase così delicata nella storia del nostro Paese e nella lotta alla pandemia è intervenuto il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. «Ci vuole cautela – ha dichiarato -. Chiedo ai virologi di rilasciare meno interviste e di avere più discussioni dove si prendono le decisioni. Utilizziamo le parole giuste ed evitiamo le polemiche».

Poi, riferendosi allo stop per le stazioni sciistiche: «Non deve succedere mai più che si prendano decisioni poche ore prima, chiedo prudenza nelle dichiarazioni».

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