Lockdown inevitabile se non cala il contagio da coronavirus

Per gli esperti saranno importanti le prossime due settimane: se il contagio da coronavirus inizia a calare, bene, altrimenti non si esclude il lockdown nazionale. Determinante imparare e convivere con il Covid, anche inventando un nuovo galateo.

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«Se le misure del decreto non funzionano si deve pensare al lockdown nazionale di due, tre settimane», lo ha dichiarato Emanuele Capobianco, direttore di Salute e Cure, federazione internazionale della Croce Rossa. «Provvedimenti simili – ha aggiunto l’esperto – sono stati già adottati da Repubblica Ceca, Irlanda e Israele. Così se calano i casi, il sistema test tracciamento-quarantena può ripartire con più efficienza».

Aumenteranno ricoveri in terapia intensiva e i morti

«In Europa – ha continuato Capobianco, in una intervista rilasciata al Corriere della Sera – siamo a 200mila nuovi positivi al giorno e, nelle ultime settimane, in molti Stati sono aumentati del 50 per cento. Quando il trend è così – aggiunge – dopo poco aumentano sia i ricoveri in terapia intensiva sia la mortalità da coronavirus».

La diffusione del contagio da coronavirus è molto preoccupante in Europa. «Le situazioni più critiche – continua il direttore di Salute e Cure – si stanno affrontando in Belgio, Francia, Montenegro, Olanda e Repubblica Ceca; poi Spagna e Regno Unito, infine, in Italia, Germania e Svezia».

L’estate è stata un turbo per l’epidemia

Per Capobianco «non c’è stato un adeguato sistema di test, tracciamento e quarantena dei positivi per individuare velocemente i focolai circoscrivendoli. Quest’estate c’è stato un abbassamento delle misure precauzionali a cui si è aggiunta la voglia comprensibile di libertà della gente, ma è stata un turbo per l’epidemia».

I danni causati da politici e influencer negazionisti

Ma non solo, l’esperto individua anche altre responsabilità. «Poi ci sono stati i danni provocati da politici e influencer negazionisti che hanno fatto da volano a pratiche scorrette mentre gli scienziati continuavano a suonare l’allarme».

Non è come l’influenza stagionale

Capobianco lancia anche un appello all’Unione Europea. «L’Ue – dichiara – non deve accettare l’idea che l’epidemia di coronavirus si propaghi come se fosse un’influenza stagionale perché, come ha precisato l’Oms, l’immunità di gregge è scientificamente ed eticamente problematica ed è inconciliabile con il diritto alla salute. Poi non deve sperare nell’arrivo di un vaccino in tempi rapidi perché quantità importanti, sempre per l’Oms, saranno distribuite nella primavera estate del 2021 e non si sa se basteranno per tutti».

Interventi per le fasce deboli

«Tutte le misure devono salvaguardare la sanità e l’economia – ha concluso Capobianco – specialmente per le fasce deboli. La Croce Rossa in 190 Paesi ha fino ad oggi fornito servizi a 250 milioni di persone, concesso contributi ad altri 3 milioni, offerto 54 milioni di pasti, effettuato 2 milioni di tamponi, trasportato 300 mila pazienti in ospedale e sostenuto psicologicamente 6 milioni di persone grazie a un team di psicologi perché sono aumentati i disagi mentali, la solitudine e le paure».

Brusaferro: abbasseremo la curva del contagio da coronavirus

Per Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore della Sanità, saranno necessari quindici giorni per capire se le misure adottate dal governo con il nuovo decreto saranno efficaci a contenere la diffusione del contagio da coronavirus.

Nei prossimi giorni i casi aumenteranno

«La pandemia – ha dichiarato – è in fase di rapida crescita che dobbiamo mitigare e contenere. Da quando si adottano le misure occorrono almeno due settimane per poterne apprezzare gli effetti. I contagi nei prossimi giorni continueranno a crescere, ma è importante da subito adottare sistematicamente le misure».

La saturazione dei servizi sanitari

«Il virus – ha aggiunto Brusaferro al Fatto Quotidiano – circola in tutto il Paese. In alcune regioni la situazione è critica. In tutte le zone l’evoluzione del contagio da coroinavirus è in peggioramento. In assenza di misure tempestive e incisive è inevitabile una saturazione dei servizi sanitari in tutta Italia nelle prossime settimane».

«Quando si vedranno gli effetti dei Dpcm, – continua Brusaferro – oltre al lasso di tempo di due settimane, dipende molto da quanto verranno seguite le indicazioni. Dobbiamo imparare a convivere con questa epidemia per i prossimi mesi sapendo che per controllarla dobbiamo monitorarla e modellare l’intensità della risposta a livello nazionale, regionale e locale in funzione della sua circolazione e velocità di diffusione». Quindi anche con lockdown localizzati o zone rosse nei singoli comuni dove più alto è il contagio da coronavirus.

Il lockdown totale, l’arma finale contro il coronavirus

«Il lockdown totale – ha concluso il presidente dell’Iss – rimane l’ultima arma disponibile che tutti auspichiamo non sia necessario adottare. Non si tratta di una singola soglia, ma di una serie di parametri da verificare sulla base dei monitoraggi in corso da maggio. Dipenderà molto dai nostri comportamenti: oggi siamo chiamati a raffreddare la curva dei contagi con limitazioni importanti alla nostra socializzazione per avere tutti maggior serenità e sicurezza nei prossimi mesi».

Ridurre i contatti non essenziali

Ottimista sulla possibilità di ridurre la curva del contagio è il virologo dell’Università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco. «Sono convinto – ha dichiarato all’Adnkronos – che sia possibile ridurre i contagi da coronavirus in un mese se saremo uniti e, sulla linea del nuovo Dpcm, sapremo ridurre i contatti non essenziali. Mi rendo conto che questo è un Dpcm di compromesso, e che a pagare è la socialità, ma se riusciamo a limitare i nostri contatti è fattibile piegare la curva in un mese».

Un nuovo galateo anti coronavirus

«Da un punto di vista della salute – continua Pregliasco – più si chiude e meglio è, ma mi rendo conto che interventi come il primo lockdown comportano anche costi di altro tipo, molto pesanti. Se saremo uniti e riusciremo a limitare la nostra socialità al massimo, sono fiducioso che sia possibile piegare la curva ed evitare misure peggiori».

Pregliasco invita tutti a inventare «un nuovo galateo, che comporta una serie di misure, dai saluti senza contatto fisico all’uso della mascherina, all’igiene delle mani, al distanziamento, fino all’evitare i luoghi affollati e chiusi. Un galateo che può aiutarci in questi mesi in cui dovremo convivere con il virus».

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