Cultura

Io bimba nel carcere di Vallanzasca, poi il mostro della bulimia

Loredana Berardi Vallanzasca
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4' di lettura

“Ci hanno sparato tre volte. Poi c’è stata la rivolta di Vallanzasca in carcere. E il mostro della bulimia. Ho vissuto anni bui dopo aver scoperto a telefono chi era la mia vera mamma”. La vita di Loredana Berardi, scrittrice e autrice piemontese, è una corsa a ostacoli che avrebbe fermato chiunque. Ma da “Dentro l’oscurità”, che è anche il titolo del suo ultimo libro, è emersa una donna diversa, più forte. Una donna che non rimane più all’angolo e si racconta, senza filtri. Dall’infanzia nel carcere di massima sicurezza di Novara, durante gli anni di piombo. All’adolescenza difficile di una ragazza che ha trovato il suo rifugio nella scrittura.

Io bimba nel carcere di Vallanzasca
Loredana Berardi

Oggi Loredana, dopo “Un angelo accanto” arrivato alla terza ristampa e “Tempesta dell’anima”, è al suo terzo libro edito dal “Gruppo Albatros Roma”. The Wam ha ascoltato la sua storia per la rubrica “Eroi di carta e bit”. La raccogliamo in un bar poco distante da piazza Libertà. Loredana è venuta col marito ad Avellino per qualche giorno. Fuori la pioggia non smette di cadere. Di fronte a noi due caffè fumanti.

Loredana, dici che scrivere è stata la tua evasione da quella realtà che ogni tanto ti maltrattava. Dentro l’oscurità, dopo “Un angelo accanto”, è un altro libro autobiografico. Che infanzia è stata la tua?

“Dura. Mio padre era capo della polizia penitenziaria del carcere di massima sicurezza di Novara. Ci sono rimasta per dodici anni. Abitavamo in una struttura nel cortile intorno al penitenziario. Ricordo le minacce a mio padre, anche se lui parlava poco. Ma il volto e la parole di mia mamma tradivano la sua forte inquietudine. E poi ricordo che ci hanno sparato tre volte. Una sera tornavamo a casa. La scorta di mio padre faceva segni con gli abbaglianti. Ma qualcuno ha iniziato a sparare. Raffiche di mitra. Mi sono accovacciata sul sedile dell’auto. Pensavo di morire”.

Poi c’è stato l’arrivo di Renato Vallanzasca, te lo ricordi?

Non potrei mai dimenticarlo: Vallanzasca che esce con un sorriso spavaldo. Intorno un grande dispiegamento di uomini. Carri armati, perfino degli elicotteri. Giornalisti che sbracciavano. Io piccola che sbirciavo la scena da dietro le tendine. Sembrava un film d’azione, invece era tutto vero. Non dimenticherò mai neppure la rivolta fomentata dallo stesso Vallanzasca. Il carcere era in subbuglio. Un uomo fu sgozzato. Temevo per la vita di mio padre. Quel terrore si è fissato per sempre nel cuore e nei ricordi di una ragazzina”.

Io bimba nel carcere di Vallanzasca
Dentro l’oscurità: copertina del libro

Dopo quellinfanzia e ladolescenza, la vita ha chiesto il conto. Hai affrontato unaltra sfida difficile: la bulimia

“Prima ci sono stati gli attacchi d’ansia, iniziati quando ero in carcere. L’aria mi mancava, ero paralizzata. Un giorno, una donna telefonò a mio padre. Raccolsi io la chiamata. I suoi discorsi erano strani, voleva sapere tante cose di me. E alla fine me lo disse: sono tua madre. Il mio cuore si è spaccato in quell’istante. Ho scoperto di essere nata da un rapporto clandestino di mio padre. Poi la mia madre biologica non mi aveva voluto ed ero finita in orfanotrofio. Ma mio padre era venuto a riprendermi, la moglie lo aveva perdonato. Lei mi ha cresciuto come una madre ed è a lei che è dedicato il mio libro. La scoperta della mia mamma biologica mi ha fatto precipitare in una forte depressione. Mi guardavo allo specchio e vedevo un mostro: pesavo più di cento chili. Ho desiderato di morire”. 

Come hai superato tutto questo?

“Per fortuna ho trovato la forza di parlare. La moglie di un mio cugino, che è psicologa, mi ha aiutato ad aprirmi. E a rivolgermi a uno specialista (non poteva farlo in prima persona perché conosceva Loredana). E così ho sconfitto anche la bulimia”.

ti sei lanciata a capofitto nella scrittura

“La scrittura è un’isola in cui mi ritrovo. Ora ho superato tutto quel male e sono riuscita a scriverne. In questo libro c’è davvero chi sono, i dolori e soprattutto la rinascita. E’ un messaggio di forte speranza. Per uscire dall’oscurità”.

Qui la pagina Facebook di Loredana Berardi dove scriverle

Questo invece il suo account Instagram:


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