Luca Rossi, musicista “impopolare”: con la tammorra suono l’anima del sud

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Oggi vi parlo di uno dei migliori interpreti della musica popolare campana, con la sua tammorra: il musicista casertano Luca Rossi.

Luca e la sua musica

“Ho 35 anni e suono da quando ne avevo dodici – inizia Luca-. Nessuno ci avrebbe mai scommesso che il mio lavoro sarebbe diventato questo. Anche se forse lavoro non è la parola giusta. Oserei dire più fortuna. La fortuna di poter fare quello che sognavo da bambino.

Faccio una musica che mi piace chiamare im-popolare. Sound che affonda le radici sicuramente nella cultura del Sud Italia e dei paesi vicini del Mediterraneo. È una musica urbana. Anche se suonata con uno strumento antichissimo, la tammorra. Il tamburo a cornice che da secoli accompagna la voce delle genti nella devozione, nella festa e nel disagio”, afferma.

L’amore per la tammorra e la carriera

“La mia passione per la tammorra – continua – è nata in giovanissima età. Mi affascinava il fatto che quel cerchio così semplice potesse far uscire tutta quella musica. Era per me uno strumento magico. Potente, umile e incantatore.

La mia carriera è iniziata accompagnando i primi gruppi di musica folk che nascevano a Caserta, città dove sono nato. A 17 anni incontrai Marcello Colasurdo. Lui è stato il mio primo vero maestro.

Lo seguivo nelle feste devozionali e mi insegnò a interpretare i simboli di un mondo affascinante. Il linguaggio della tammurriata e il messaggio di pace e amore che custodisce. Poi andai a studiare etnomusicologia a Bologna. Lì conobbi una compagnia di teatro danza che mi assoldò per la prima tournée internazionale. Imparai lo stile musicale di altre culture. Quella iraniana, quella magrebina. Pian piano capii che il tamburo a cornice era diffuso ovunque con nomi diversi.

Poi iniziai a collaborare con Teresa De Sio per il tour Tutto cambia del 2012. E per il disco di Enzo Avitabile, Black Tarantella. Nel 2014 invece registro il mio primo album solista, Pulecenella Love. Nel 2016 il secondo disco Greetings from Fireland e nel 2019 il terzo che ha il titolo di Fiorigrotta, omaggio al quartiere di Napoli che da diversi anni mi ospita.

Luca Rossi in Marocco

Mentre, quest’anno sono stato invitato a suonare in Marocco, in Francia, in Germania, in Armenia e in tante città e paesi della nostra terra. Sono stato anche in America, in Tailandia, ho insegnato in Austria. Tutto questo grazie alla tammorra. Sono fiero e soddisfatto di me. Felice che tutte queste cose siano accadute davvero”, dice.

In ultimo, Luca parla delle emozioni che la musica gli trasmette e che, a sua volta, vuole trasmettere agli altri. “Stare bene con sè stessi, prima di tutto. E poi l’ amore, l’amicizia. Un senso di comunità senza muri. Questo voglio ora portare nella musica. La tammorra è uno scudo. ‘O bben aint ‘o mmal ‘a fore”, conclude il musicista.

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