Ibra-Lukaku: le origini dell’odio

La lite tra Ibrahimovic e Lukaku a suon di colpi proibiti e di insulti affonda le radici nell'esperienza in comune avuta dai due al Manchester United. Lukaku fu acquistato a peso d'oro dall'Everton, Ibra era alle prese con un serio infortunio al ginocchio. Il club preferì il giovane belga all'esperto svedese. I due si sono incontrati a Milano e sono state subito scintille.

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Ieri sera, Zlatan Ibrahimovic e Romelu Lukaku se le sono dette di tutti i colori. I due attaccanti sono entrati in rotta di collisione poco prima dell’intervallo di Inter-Milan, gara di Coppa Italia valevole per i quarti di finale, vinta in rimonta dai nerazzurri con un gol di Eriksen in pieno recupero. Si sono cercati e si sono pure trovati, prima con lo sguardo, poi avvicinandosi l’uno all’altro, fino a scontrarsi testa contro testa.

Insulti e frecciatine

Chiama tua mamma, vai a fare i riti voodoo di me**a piccolo asino”, ha urlato Ibrahimovic a Lukaku, richiamando alla memoria il buffo episodio del 2017 con protagonista l’attaccante ora all’Inter. Lukaku giocava nell’Everton, ma rifiutò un ricco rinnovo di contratto perché consigliato dalla mamma Adolphine dopo un rito voodoo, in cui gli preannunciava il trasferimento al Chelsea. Lukaku, lasciò l’Everton ma finì al Manchester United, in squadra con Ibrahimovic e tra i due non è mai corso buon sangue.

Ecco perché, alla provocazione dello svedese, il belga di origini congolesi ha risposto: “Perché vuoi parlare di mia madre? Parliamo della tua, che è una put***a”. Tutto è avvenuto sotto lo sguardo preoccupato dei rispettivi compagni di squadra, che hanno provato a calmare gli animi mentre l’arbitro Valeri, poi sostituito da Chiffi perché infortunato, sventolava loro due cartellini gialli, il primo per Ibrahimovic poi espulso per somma di ammonizioni a inizio ripresa: con il Milan in dieci uomini, l’Inter ha dapprima pareggiato l’incontro con un rigore di Lukaku e poi ha ottenuto la qualificazione alle semifinali con una pregevole punizione dell’oggetto misterioso Eriksen.

Le origini dell’astio

Ibrahimovic e Lukaku non sono mai stati amici. Assieme hanno giocato soltanto 127 minuti, da titolari solo in un’occasione: Lukaku era appena arrivato al Manchester United, acquistato a peso d’oro dall’Everton per 85 milioni di sterline, mentre Ibrahimovic tra palestre, piscina e riabilitazione guariva dal serio infortunio al ginocchio. Tornato sul campo di allenamento, per lo svedese, Lukaku rappresentava una minaccia da debellare, anche con il gioco sporco.

Per ogni stop riuscito ti do 50 sterline”, gli disse un giorno Zlatan. Lukaku non accettò la sfida e proseguì dritto per la sua strada, deciso a battere il più esperto e famoso compagno puntando sulla forza fisica e sui dodici anni di differenza. Sul campo vinse Romelu, che si prese la maglia da titolare costringendo Ibrahimovic a partire per gli Stati Uniti, destinazione Los Angeles Galaxy.

Botte e risposte sui social

I due hanno continuato a bisticciare via social anche sulle due sponde milanesi. “C’è un nuovo re in città” scrisse Lukaku dopo l’ottima figura in un derby, Ibrahimovic ha risposto lo scorso ottobre, festeggiando a modo suo la doppietta rifilata all’Inter per il 2-1 in campionato: “Milano non ha mai avuto un re, ha un dio”. Un messaggio chiaro ed eloquente rivolto al giovane rivale. E’ di poche ore fa, infine, l’ultima stoccata di Ibrahimovic: “Nel mondo di Zlatan non c’è posto per il razzismo. Siamo tutti della stessa razza, siamo tutti uguali! Siamo tutti giocatori, alcuni meglio di altri“. Rivolto a chi, se non a Lukaku?

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