Lupi e licantropi in Irpinia: ecco le storie più famose

Sì all'abbattimento dei lupi: dall'Irpinia Sos a Carlo Sibilia
5' di lettura

Il lupo e il licantropo sono figure che si fondono con la storia di Irpinia. Tante le leggende che le riguardano. I lupi mannari sono noti, in provincia di Avellino, come lupenari, pompanari o pampanari. In molte storie le mutazioni avvengono a dicembre, a ridosso del Natale. Quando gli uomini – dopo essersi trasformati in licantropi – tornano alla forma originale e vagano nudi nei boschi o nei vigneti. Di qui il riferimento alla pampana, versione dialettale di pampanino: indica la foglia della vite.

Ecco le leggende più famose su lupi e licantropi in Irpinia.

Un lupo grigio

Lu pumbunaru in Alto Irpinia

Marito e moglie erano felicemente sposati e vivevano in armonia. Lui faceva il fornaio, lei curava la casa. E, dopo il lavoro, i due andavano a passeggiare nei prati, guardavano le stelle, sognavano di avere dei figli. Lui non le faceva mancar nulla. Solo, una volta al mese, usciva di notte per tornare il mattino successivo.

“Apri quando busserò tre volte, non prima né dopo”, le diceva prima di chiudere la porta alle sue spalle.

Lei aveva piena fiducia nel suo sposo, obbediva sempre. Fino a quando qualche chiacchiera insolente di un’amica e la curiosità, che storicamente è femmina, avevano preso il sopravvento. La donna, a onor del vero, aveva anche pensato di chiedere al suo sposo perché, una volta al mese, uscisse senza darle spiegazioni. Ma, quando in passato c’aveva provato, non aveva ottenuto una vera risposta. Mezze frasi, il volto che si inscuriva, lei che odiava vederlo rabbuiato e lasciava perdere. Non quella notte.

“Apri quando busserò tre volte, non prima né dopo”, Lui uscì dopo aver recitato il solito monito.

Lei promise. Ma non mantenne la promessa.

Durante la notte sentì dei colpi sulla porta. Aprì l’uscio e un urlo le sì strozzò in gola: un lupo gigantesco in piedi su due zampe. L’animale la sbranò. Quel mostro era il marito. Una tradizione di famiglia lo costringeva a trasformarsi in licantropo con la luna piena.

Per questo i maschi della famiglia erano diventati fornai. Così da lavorare, spesso, di notte e non uscire che all’alba. Quando l’uomo si svegliò, imbrattato del sangue della moglie, capì che lei gli aveva disubbidito. Distrutto dal dolore si uccise.

Lupo ulula alla luna

Il p’mm’nal a Calitri e Cairano

A Calitri e Cairano gli anziani sanno cosa sia il P’mm’nal. Si chiamano così i nati con la luna piena la notte di Natale. Un affronto al Signore che il P’mm’nal ha pagato caro. Così, quando c’è il plenilunio, chi è colpito da questa maledizione sente un calore che si diffonde in tutto il corpo. Il primo segno che annuncia la metamorfosi in lupo mannaro. Il P’mm’nal cerca di evitare il contatto con l’uomo.

Si dice che gli ululati del P’mm’nal siano così spaventosi da gelare il sangue nelle vene. Gli anziani, comunque, parlano della forza ancestrale del “3” per sfuggire al licantropo. E quindi, per scappare al lupo mannaro, bisogna salire su un ballatoio che si trova alla fine di tre scalini o rifugiarsi in una Chiesa alla quale si accede dopo aver salito una scala. Il p’mm’nal o Pumminale è citato anche nella omonima canzone del cantautore di origine irpina Vinicio Capossela.

“Nella notte di luna mastro Giuseppe è uscito di casa
la luna gli ha mandato il richiamo del Pumminale
ha lasciato la moglie e la figlia
e ogni cosa che porta a ragione
ha lasciato il dovere da fare
le ha lasciate al richiamo dell’Ade
se ne è andato nelle malestrade”

Villamaina, terra dei pampanari

Nel comune di Villamaina è radicata la leggenda dei lupipampanari”. Nelle notti di luna piena, che precedono il Natale, i toccati dalla maledizione si trasformano in licantropi. E aggrediscono i viandanti che hanno la sfortuna di incrociarli. Sono coperti solo di peluria e fogliame (pampene). Storie simili sono citate anche nel Satyricon di Petronio.

Il lupo di San Guglielmo

Una leggenda che si fonde con la bellezza della montagna del Partenio, ribattezzata Montevergine. L’infanzia del Santo è avvolta nel mistero. Infatti, spesso, gli scritti sacri parlano di lui come un adolescente che ha scelto di seguire Dio. Guglielmo visita San Giacomo di Compostella, Roma, la Puglia. E’ diretto in Terrasanta. Ma viene dissuaso da un incontro con Giovanni da Matera e poi con un gruppo di rapinatori che lo pestano brutalmente. Sono furiosi perché Guglielmo non ha un soldo. In questo episodio il Santo vedrà un segno divino e virerà sull’Irpinia.

San Guglielmo e il lupo (Foto di Orticalab)

E’ qui, mentre si dedica a una vita da eremita fra i verdi boschi del Partenio, incontra un lupo. Quell’animale era il terrore dei pastori della zona. Divorava galline e capre. E anche l’asino del Santo fu sbranato. Ma Guglielmo, affidandosi a Dio, riesce a rendere il lupo mansueto e ne fa il suo animale da soma. Non l’unico prodigio attribuito a San Guglielmo. Si racconta infatti che, per un anno, il santo abbia usato come cella il cavo di un gigantesco albero.

Due statue, con il lupo ai piedi di San Gugliemo, sono visibili sia all’ingresso del Santuario di Montevergine che a Roma.

I rimedi contro i lupi mannari

Nelle storie irpine si fa riferimento anche ai rimedi contro i licantropi. Come dicevamo, può essere sufficiente salire su scale che hanno più di tre gradini. O ferire i lupi mannari con chiodi di ferro o argento che derivano da una croce e anche tentare di spaventarli con il fuoco. Per i licantropi, invece, possono essere utili a contrastare la mutazione il bagno in acqua di zolfo, pungersi prima della trasformazione o realizzare un salasso.

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