La magia del Natale e quei deliziosi anolini in brodo di gallina

Anolini in brodo. La ricetta diventa un modo per raccontare la magia del Natale. Una festa per la quale non si è mai troppo grandi.

anolini in brodo


10' di lettura

Ci siamo! E’ arrivato il mio periodo dell’anno preferito. Siamo a dicembre ed il Natale è alle porte!

Ormai vedo il rosso delle decorazioni ovunque; avverto il profumo dei pini verdi; ho costantemente voglia di cioccolata calda da gustare di fronte al camino e, soprattutto, mi sento legittimata a fare colazione in pigiama con Michael Bublé in sottofondo.


Indice

  1. La magia del Natale
  2. Dolci ricordi
  3. Storia albero Natale
  4. Storia del Presepe
  5. Leggenda di Natale
  6. Ricetta anolini in brodo

La magia del Natale 1

Quanto mi piace cucinare ascoltando musiche natalizie piene di campanellini e guardare i vecchi film di Natale (Mamma ho perso l’aereo, Una poltrona per due, Il diario di Bridget Jones, Miracolo sulla 34° strada) tutti insieme accoccolati sotto una calda coperta di pile.

Perchè lo spirito del Natale sembra inevitabilmente rimandarci alla nostra infanzia; uscire per la città tutta addobbata a festa, girare per i mercatini, respirare quell’aria magica e frizzante che stampa sorrisi sui volti di grandi e piccini.

Amo il Natale: le luci, la festa, gli amici. Adoro guardare il fumo che viene fuori dai comignoli e le mani che profumano di arancia. Il Natale è una ricorrenza che sa di famiglia, di casa e di buoni sentimenti. E poi, non è Natale senza addobbi e decorazioni: grandi fiocchi, palle di vetro, elfi, gnomi, Babbo Natale e le renne di carta pesta. C’è chi le ama rosse e chi minimal, chi bianche, chi di legno o di vetro: la cosa importante è addobbare e decorare senza porsi limiti.

Albero di natale addobbi

Dolci ricordi 2

Rispetto agli anni passati, però, questo Natale mi ha colto impreparata: non ho nemmeno iniziato a pensare ai regali. Non voglio trovarmi incastrata nella parte di questa ricorrenza che invece amo di meno: lo stress da acquisti, il traffico, l’ansia ed il nervosismo.

Negli ultimi tempi, ahimè, Natale è anche (anzi soprattutto) questo. Non si percepisce più quel calore, quello stare bene, a causa di un malessere più profondo: la crisi. Che sia interiore, economica o familiare (intesa come difficoltà di stare insieme), per molti questa festività rappresenta uno dei momenti di maggiore difficoltà. Di questo, però, ne parleremo più in là.

Per un istante pensiamo a quella che è la vera essenza del Natale, al giorno della rinascita che regala pace e serenità a tutti.

Ricordate cosa rappresentava per voi il Natale? Io ricordo la letterina puntualmente scritta a Babbo Natale, nella quale, rassicurandolo sulla mia bontà, stilavo la lista dei doni che avrei voluto ricevere. Poi c’era il pranzo a casa con i parenti, le bontà cucinate dalle mamme, zie e nonne, i doni riposti sotto l’albero di natale e la corsa per scartare i regali.

Storia dell’albero di Natale 3

Riprendere il vero spirito del Natale non è certamente semplice, ma facendo un tuffo nel nostro passato, possiamo partire dai valori e dalle tradizioni di un tempo.

Sebbene questa ricorrenza abbia anche un significato laico e pagano, nella tradizione cristiana il giorno di Natale si celebra la nascita di Gesù Cristo a Betlemme.

Oggi, al racconto della nascita di Cristo, fino all’Epifania, si mescolano usi e tradizioni che provengono da molto lontano e che fanno parte di un mondo distante da noi.

Tutti i simboli del Natale hanno origini antichissime

L’albero adornato con luci e palline colorate, caratteristico del Natale, è un abete e la scelta non è casuale: nell’antico Egitto questo albero simboleggiava la natività, mentre nell’antica Grecia l’abete bianco era sacro alla dea Artemide, dea della luna, della caccia e delle nascite; nel calendario celtico l’abete era destinato al culto del giorno della nascita del Fanciullo Divino.

L’usanza di scambiarsi regali, poi, deriverebbe da un rito pagano romano, che prevedeva lo scambio di cibo, monete e pietre preziose come portafortuna per il nuovo anno.

Il personaggio più famoso che consegna regali in tutto il mondo, in Italia noto come Babbo Natale, prende invece spunto da San Nicola. La leggenda narra che San Nicola, avendo ereditato molti beni e denari dai suoi genitori, per liberarsene cominciò a fare regali a chi ne aveva più bisogno.

Storia del presepe 4

Il presepe è la rappresentazione della nascita di Gesù, creata dalla volontà di San Francesco, che, dopo il suo viaggio a Betlemme, volle rievocare la scena della Natività nel paese del Greccio. E’ il simbolo del Natale e viene rappresentato in ogni paese.

La magia che accompagna il Natale è arricchita dai tanti racconti di personaggi fantasiosi che vengono narrati nei giorni di festa ai più piccini.

La leggenda che ci sia un uomo dalla barba lunga, folta e bianca che, trainato su una slitta condotta da renne, porta in spalla un sacco pieno di doni da distribuire ai bambini di tutto il mondo, ha ispirato tutta una serie di storie fatate. Ed è proprio di una di queste favole che vorrei omaggiare tutti i bambini che, del Natale, apprezzano ancora l’animo puro e misericordioso.

Genitori, mi raccomando, fate sedere i bimbi sulle vostre ginocchia e raccontate loro la storia della “Notte Santa: Una bella favola di Natale“!

presepe

La notte santa: una bella favola di Natale 5

Era la Notte Santa. Un povero calzolaio lavorava ancora nella sua unica stanza, dove viveva insieme alla moglie.

Entro la mattina successiva avrebbe dovuto consegnare un paio di scarpe per il figlio di un ricco signore.

“Hai già pensato a quello che potremmo comprarci con il guadagno di questo lavoro?” chiese il calzolaio alla moglie.

“Sono piccole, ci daranno ben poco” scherzò lei.

“Accontentiamoci, meglio questo che niente” ribattè lui.

Il calzolaio appoggiò le scarpe sul banco e se le guardò soddisfatto.

“Guarda che meraviglia!” esclamò, “E senti come sono calde con questa pelliccia dentro!”

“Un paio di scarpette degne di Gesù Bambino” disse la moglie.

“Hai ragione” rispose il calzolaio mettendosi a spazzolarle. “Allora che cosa pensi di comprare per il pranzo di domani?” riprese l’uomo dopo un attimo.

“Ma pensavo ad un cappone”

“Già senza un cappone non sarebbe un vero Natale”

“Forse anche mezzo”

“D’accordo e poi?”

“Due fette di prosciutto”

“Sicuro, il prosciutto come antipasto! E poi?

“E poi il dolce”

“E poi la frutta secca”

“Giusto e da bere?”

“Una bottiglia di spumante”

“Si una bottiglia basterà ma che sia buono”

A quel punto si sentì un colpo alla porta.

“Hanno bussato?” chiese l’uomo.

“Ma chi sarà a quest’ora? Forse il cliente”

“No gliele devo portare io domattina”

“Allora sarà il vento”

Ma il rumore si sentì di nuovo. La donna aprì la porta ed ebbe un moto di sorpresa: un bambino la guardava con grandi occhi neri, dalla soglia della porta. I suoi capelli erano tutti spettinati ed i vestiti erano laceri e sporchi.

“Entra piccolo” lo invitò la donna.

Il bambino entrò, aveva le labbra bluastre dal freddo. Il calzolaio guardò subito i suoi piedini.

“Ma tu sei scalzo” gridò.

Il piccolo non parlò, guardò le scarpe, anzi le accarezzò con gli occhi ma senza invidia.

L’uomo e la moglie guardarono prima i piedini nudi del bambino e poi le scarpe sul tavolo, quindi la donna fece un cenno al marito e il calzolaio prese in mano le scarpe, le osservò contento e disse: “Prendile, te le regalo, sono morbide e calde”.

La moglie aiutò il bambino ad infilarsele.

“Grazie” rispose sorridendo. “Sono le prime che porto. Ora però devo andare. Buonanotte”.

Il calzolaio e la moglie non ebbero nemmeno il tempo di salutarlo che il bambino era già sparito.

“E’ fatta!” esclamò l’uomo. “Ora niente più prosciutto, nè cappone, nè frutta, nè dolce e neanche lo spumante; in fondo a me lo spumante non piace nemmeno”.

“E io non lo digerisco il cappone. Anche del prosciutto posso farne a meno, ed il dolce poi, ci è rimasta qualche noce e un pò di pane raffermo” disse la donna.

“Va benissimo, passeremo un bel Natale”

Tutti e due pensavano al bambino.

“Penso che gli siano piaciute molto le mie scarpe” aggiunse il calzolaio.

“Si mi sembrava molto contento” rispose la moglie.

In quel momento suonò la Messa di mezzanotte e la stanza si illuminò all’improvviso. Il calzolaio e la moglie furono abbagliati da quella luce. Poi, quando riaprirono gli occhi, nel punto in cui il bambino aveva calzato le scarpe, videro spuntar miracolosamente un abete con una stella in cima. Dai rami penzolavano capponi, prosciutti, dolci, frutta secca e bottiglie di spumante.

Soltanto allora capirono chi fosse quel bambino e si inginocchiarono a ringraziare Dio.

Oltre ad essere la ricorrenza che vanta il maggior numero di tradizioni e storie, il Natale possiede anche una profonda tradizione culinaria. Tanti sono i piatti tipici regionali protagonisti di una radicata cultura gastronomica nazionale.

Gatto sotto albero di natale

Anolini in brodo 6

Caratteristici sono primi piatti come gli anolini in brodo o i ravioli di carne (maggiormente diffusi nelle zone del Nord Italia), secondi come il cappone al forno o lo stinco di vitello (più comuni nelle zone del Centro), e poi gli innumerevoli dolci: ogni regione o città ne ha di tipici. Dal classico panettone e croccante di mandorle, agli struffoli, mostaccioli, roccocò e chi più ne ha più ne metta.

Oggi voglio proporvi una ricetta tipica del Nord Italia e, precisamente, della zona del parmense e del piacentino: gli anolini in brodo di gallina, un caposaldo della tradizione natalizia romagnola.

Gli anolini sono un tipo di pasta all’uovo a forma di mezzaluna e ripiena di carne o formaggio. Il loro nome deriva da “anulus”, un termine latino che significa anello. Noti anche come cappelletti, gli anolini possono essere degustati con il brodo che riesce a esaltarne gli aromi, ma anche semplicemente conditi con il sugo o il burro.

La preparazione degli anolini è molto antica e la prima ricetta conosciuta è quella di Bartolomeo Scappi pubblicata nel 1570 nella sua Opera dell’arte del cucinare.

Vediamo subito cosa ci occorre!

Ingredienti per 8 persone

400 grammi farina

6 uova

1 bicchiere vino rosso

1/2 cipolla

2.5 litri brodo di gallina

q.b. burro

1/2 carota

q.b. pepe

q.b. grana grattuggiato

300 grammi manzo polpa

150 grammi pane grattugiato

q.b. sale

1/2 costa di sedano

Preparazione

Per preparare la ricetta degli anolini in brodo, mettete a soffriggere la cipolla tagliata finemente con una noce di burro e aggiungete la carne di manzo.

Unite il sedano e la carota tritati e aggiustate di sale e pepe.

Sfumate con un bicchiere di vino bianco, mettete il coperchio e lasciate cuocere a fuoco basso per circa 2 ore.

Trascorse le due ore, frullate la carne nel mixer, filtratene il fondo e versatelo sul pangrattato.

Unite le uova e 100 gr di parmigiano grattugiato ed impastate la carne come fate solitamente con il macinato che utilizzate per fare le polpette.

Lasciate riposare il ripieno per 12 ore al fresco.

Amalgamate la farina con le uova e un pizzico di sale per preparare la pasta, poi copritela e lasciatela riposare per mezz’ora prima di lavorarla con la macchina.

Una volta ottenute le sfoglie sottili, usate le nocciole per fare il ripieno disponendole a intervalli di circa 4 cm.

Ripiegate la sfoglia sul ripieno e formate gli anolini.

Trascorse un paio d’ore, mettete a cuocere la pasta nel brodo di gallina e servitela con abbondante grana.

Buon appetito!

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