Malati di tumore: diritti, tutele, servizi, sostegno

I malati di tumore e i loro familiari affrontano situazioni di grave difficoltà, medica, psicologica ed economica: questi sono tutti gli strumenti a loro disposizione. Nella guida tutte le misure a sostegno di chi sta affrontando una situazione così difficile.

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I malati di tumore affrontano una sfida difficile, non solo dal punto di vista sanitario, ma anche psicologico ed economico. Lo sanno bene le persone che hanno vissuto quei momento e anche i loro familiari. Anche per questo è fondamentale non solo l’aiuto medico, ma anche un sostegno e una maggiore attenzione.

La legge riconosce ai soggetti più fragili una serie di tutele e garanzie, che sono estese anche ai loro familiari. Si cerca di alleviare, per quanto è possibile, le difficoltà che rischierebbero invece di travolgere persone si trovano in condizioni psicofisiche inevitabilmente delicate.

L‘Inps garantisce prestazioni e servizi, una serie di misure a sostegno di malati di tumore (e non solo), che variano dal piano assistenziale a quello sociale, da quello lavorativo a quello economico.

Riportiamo in questa guida i principali strumenti di tutela che l’Inps offre dai malati di tumore (a tutti i malati gravi). Potrebbe essere d’aiuto – come scrive l’Inps – «per tutti quelli che si trovano ad affrontare, direttamente o indirettamente, questi momenti di difficoltà».

Lavoro

Le lavoratrici e i lavoratori che si assentano perché malati di tumore hanno diritto a conservare il posto di lavoro per tutto il periodo definito di comporto (durante il quale il datore di lavoro non può licenziare un dipendente per malattia). È garantito dalla legge e disciplinato dai contratti.

Per i dipendenti pubblici in particolare, i giorni di assenza per sottoporsi alle cure sono esclusi dal calcolo dei giorni di assenza per malattia.

Quando si affrontano delle patologie che richiedano terapie salvavita (come nel caso delle chemioterapie), viene anche escluso l’obbligo del rispetto della fasce orarie di reperibilità per la visita fiscale. In questi casi, infatti, potrà essere eseguita solo dopo un accordo con il lavoratore.

Per i dipendenti invalidi civili e ai quali è stata riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa superiore al 50%, è possibile usufruire nel corso di ogni anno di congedi per cure per un periodo non superiore ai 30 giorni. Sarà a totale carico del datore di lavoro, serve però presentare una idonea documentazione.

Permessi e congedi di lavoro

I malati di tumore rientrano nello status di disabilità grave. La legge riconosce diverse agevolazioni.

Che devono essere concesse se a essere malato di tumore è il dipendente, ma anche se la patologia ha colpito un familiare che ha bisogno di assistenza (articolo 33 della legge 104/1992).

Le lavoratrici e i lavoratori con disabilità grave (come quella riconosciuta per il malato di tumore), hanno diritto a:

  • 3 giorni di permesso mensile, frazionabili in ore;
  • 2 ore al giorno (1, se l’orario di lavoro è inferiore a 6 ore)
  • La lavoratrice o il lavoratore che presta assistenza ha diritto a:
  • 3 giorni di permesso mensile, frazionabili in ore.

Se viene riconosciuta l’invalidità civile con una riduzione della capacità lavorativa del 50%, il dipendente può beneficiare, anche in maniera non continuativa, di un congedo per cure che non deve essere superiore a 30 giorni in un anno.

C’è anche la possibilità di usufruire di un congedo di due anni (legge numero 53/2000), può essere continuativo o frazionato, per “gravi motivi familiari” (decessi o malattie gravi di familiari).

Il congedo garantisce la conservazione del posto di lavoro, ma non dà diritto alla retribuzione e non viene conteggiato né nell’anzianità di servizio, né ai fini previdenziali.

Ma c’è la possibilità di un congedo retribuito di due anni per assistere familiari con disabilità grave (articolo 42, comma 5 del decreto legge 151/2001). C’è però un preciso ordine di priorità, che viene meno solo in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti dei primi.

  • Coniuge o parte dell’unione civile convivente;
  • padre o madre, anche adottivi o affidatari;
  • figlio convivente;
  • fratello o sorella convivente;
  • parente o affine entro il terzo grado convivente;
  • figlio non ancora convivente (che instauri la convivenza entro l’inizio del periodo di congedo richiesto).

Assegno ordinario di invalidità

L’assegno ordinario di invalidità viene erogata – su domanda – a chi ha una capacità lavorativa ridotto per infermità fisica o mentale. Applicabile quindi in pieno per i malati di tumore o per chi ga una disabilità grave causata da un’altra patologia.

Ne hanno diritto:

  • dipendenti
  • autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri)
  • Iscritti alla gestione separata.

L’assegno decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda e ha validità triennale. Può essere uno strumento utile per i lavoratori malati di tumore.

Il beneficiario può chiedere la conferma nel semestre precedente la fine del triennio. Dopo tre riconoscimenti consecutivi, l’assegno di invalidità è confermato automaticamente (il che non esclude la possibilità di revisione).

L’importo dell’assegno viene calcolato con il sistema misto: una quota con il sistema retributivo e una con il contributivo. Se il lavoratore ha iniziati a lavorare dopo il 31 dicembre del 1995, il calcolo sarà solo contributivo.

L’assegno ordinario di invalidità è compatibile con l’attività lavorativa, in questo caso però l’importo viene ridotto. Quando si raggiunge l’età pensionabile, l’assegno viene trasformato d’ufficio in pensione di vecchiaia.

Per avere diritto all’assegno ordinario di invalidità sono necessari due requisiti:

la riduzione di meno di un terzo della capacità lavorativa

aver maturato almeno 260 contributi settimanali (5 anni), di cui 156 (3 anni), nei 5 anni precedenti la domanda.

L’assegno di invalidità non è reversibile in favore dei superstiti aventi diritto.

Questo diritto può essere perfezionato anche con la contribuzione estera non coincidente che è stata maturata in Paesi in cui si applicano i regolamenti dell’Unione Europa di sicurezza sociale. E quindi anche i Paesi extracomunitari che sono legati all’Italia da convenzioni bilaterali sulla sicurezza sociale. In questo caso si parla di totalizzazione internazionale.

La totalizzazione è possibile solo se risulti perfezionato in Italia il minimo di contribuzione previsto dalla normativa dell’Unione Europea: 52 settimane (1 anno).

L’importo della pensione, viene calcolato in proporzione ai contributi accreditati nell’assicurazione italiana, secondo il criterio del pro-rata (è un meccanismo di garanzia: il lavoratore ha diritto alla salvaguardia di quando ha acquisito prima dell’entrata in vigore di riforme che peggiorano il sistema di calcolo dell’assegno pensionistico), che si applica alle prestazioni in regime internazionale.

Pensione di inabilità dipendenti pubblici

La pensione di inabilità viene riconosciuta ai dipendenti pubblici che sono «nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa».

Sono destinatari tutti i dipendenti pubblici iscritti alle forme di previdenza dell’Assicurazione Generale Obbligatoria.

Questa pensione è reversibile ai superstiti aventi diritto.

Il riconoscimento della pensione di inabilità comporta l’attribuzione di un bonus, come se l’iscritto avesse lavorato fino al 60esimo anno di età o al 40esimo anno di servizio.

Spetta a queste condizioni:

  • anzianità contributiva di cinque anni (almeno tre nell’ultimo quinquennio)
  • risoluzione del rapporto di lavoro per infermità non dipendente da causa di servizio
  • riconoscimento dell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa.

Questa pensione non è compatibile con lo svolgimento di una attività lavorativa (da dipendente o autonomo), in Italia o all’estero, e viene revocata se venissero meno le condizioni per la sua concessione.

Pensione di inabilità per privati e autonomi

La pensione di inabilità per privati e autonomi viene concessa a chi si trova nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa.

Comporta l’attribuzione di un’anzianità convenzionale, come se l’iscritto avesse lavorato fino al 60esimo anno di età o al 40esimo anno di servizio.

È incompatibile con qualsiasi attività lavorativa (altrimenti c’è la revoca), ed è reversibile per i superstiti aventi diritto.

I requisiti di assicurazione e contribuzione sono gli stessi di quelli indicati per l’assegno di invalidità.

Prestazioni non economiche

I malati di tumore hanno diritto all’esenzione totale del ticket per tutte le prestazioni sanitarie necessarie al controllo delle loro patologie, oltre che a visite specialistiche, esami di laboratorio, strumentali o diagnostici e per l’acquisto di farmaci.

Se vengono riconosciuti invalidi al 100% hanno il diritto all’esenzione totale dal pagamento di farmaci e visite per qualunque patologia.

Se l‘invalidità riconosciuta è superiore al 45% hanno diritto all’iscrizione nelle liste speciali di collocamento.

Hanno anche diritto, se previsto nel verbale sanitario di riconoscimento dell’invalidità, al contrassegno disabili rilasciato dalla Asl.

La legge prevede numerose agevolazioni:

  • detrazioni per figli a carico
  • detrazioni per le spese mediche
  • assistenza personale per chi non è autosufficiente
  • Iva agevolata su ausili tecnici e informatici
  • agevolazioni per non vedenti
  • agevolazioni sulle ristrutturazioni per eliminare barriere architettoniche
  • agevolazione sull’acquisto dell’auto
  • calcolo dell’imposta di successione e donazione con aliquote differenti.

Pensione di inabilità ordinaria dipendenti pubblici

La pensione di inabilità ordinaria è riconosciuta ai dipendenti pubblici ritenuti dalla Commissione medica «inabili assoluti e permanenti a qualsiasi proficuo lavoro ovvero alle mansioni svolte».

Ne hanno diritto i dipendenti pubblici iscritti alle forme di previdenza esclusive dell’Assicurazione Generale Obbligatoria.

Queste sono le condizioni:

  • anzianità contributiva di almeno 19 anni, 11 mesi e 16 giorni, se il giudizio del verbale di visita medica è limitato alle “mansioni svolte”.
  • Anzianità contributiva di 14 anni, 11 mesi e 16 giorni, nel caso l’inabilità sua «assoluta e permanente a qualsiasi proficuo lavoro».

Invalidità civile

I lavoratori malati di tumore (che rientrano come detto nella categoria dei disabili gravi) possono anche chiedere, se si rientra nei requisiti, il riconoscimento dell’invalidità civile.

La percentuali di invalidità per avere diritto alle prestazioni economiche di competenza dell’Insp sono comprese tra il 74 e il 100%. (Pensione di invalidità: requisiti e domanda)

Percentuali inferiori garantiscono prestazioni che non sono di natura economica (protesi e ausili ortopedici, esenzioni dal ticket sanitario), per le quali sono competenti enti diversi (Asl, Agenzia delle Entrate).

Indennità di accompagnamento

Per i lavoratori (o i loro familiari), malati di tumore un altro strumento utile per affrontare momenti di grande difficoltà è l’indennità di accompagnamento. Qui trovi tutte le informazioni sui requisiti, la domanda e l’importo previsto.

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