Prof accusato di maltrattamenti se insulta lo studente?

Maltrattamenti a scuola. Un recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che per un docente insultare un alunno è reato. E' un abuso ingiustificabile dei mezzi di correzione. Cosa dice la sentenza.

3' di lettura

Maltrattamenti a scuola. In base ad un recente sentenza della Corte di Cassazione dire “deficiente!” ad un allievo non è solo inaccettabile dal punto di vista dell’etica professionale, ma costituisce reato. Cosa significa.

Indice:


Maltrattamenti a scuola: cosa dice la Cassazione

La legge, come sappiamo, è scritta dagli uomini. Per questo, è in continuo aggiornamento, a volte non riesce ad “accontentare” tutti o semplicemente arriva troppo tardi, a cose fatte. Un larga misura, la legge riflette l’atteggiamento culturale di una certa società in quel momento della storia.

A questo proposto, una sentenza recente della Corte di Cassazione ha stabilito che se un docente insulta uno studente in classe commette un reato punibile con il carcere e con un risarcimento dovuto alla persona che ha subito il torto.

Insultare in classe, sotto lo sguardo dei compagni, non è accettabile, ma anzi severamente punito.

Una sentenza (Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 19 novembre 2020 – 27 gennaio 2021, n. 3459, riportata da La legge per tutti) che fa luce sul tema dei maltrattamenti in classe.

Anche con la dovuta distinzione, appunto giuridica, che la Corte ha sottolineato tra l‘abuso dei mezzi di correzione e il maltrattamento. La fattispecie, come dicono i giuristi, è la prima e non la seconda in caso di un episodio di maltrattamenti. Se un docente usa “apostrofare con epiteti scurrili”, insomma insultare uno studente con espressioni come “deficiente!” o “cretino!”, sta commettendo un abuso dei mezzi di correzione.

Diverso è se si tratta di una condotta reiterata. Come nel caso specifico a cui è riferita questa sentenza. La Corte di Cassazione costituisce il terzo grado di giudizio nel nostro ordinamento giuridico: questa non giudica nel merito ma si riferisce all’applicazione del diritto, duro e puro.

La base della sentenza è costituita dall’articolo 572 del Codice penale. In pratica se è un’abitudine per il docente insultare ed essere vessatorio con uno studente allora il reato di cui si sta macchiando è ben più grave, cioè maltrattamenti.

“Dunque, un singolo episodio di maltrattamento agli alunni si può inquadrare nell’abuso dei mezzi di correzione, mentre una serie di condotte identiche e ripetute nel corso delle varie lezioni rientra invece nel reato di maltrattamenti” (La legge per tutti)

Maltrattamenti a scuola: insultare è reato

Questo caso riguarda, ovviamente, una situazione specifica e ben definita, ma la sentenza pronunciata avrà valore in futuro, facendo parte della giurisprudenza sul tema dei “maltrattamenti” l’uso a scuola.

In pratica, secondo la ricostruzione di La legge per tutti, il docente è tenuto a non vessare i propri studenti né verbalmente né men che meno ricorrendo alla violenza fisica, pena il carcere e il risarcimento del danno.

Qualsiasi forma di violenza, sia essa fisica che psicologica, non costituisce mezzo di correzione o di disciplina, neanche se posta in essere a scopo educativo” hanno scritto i togati, togliendo ogni dubbio sui quali siano i limiti dei mezzi di correzione che i docenti debbano utilizzare.

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