Mancano le dosi di vaccino: la campagna rallenta

Mancano le dosi di vaccino: in Italia la campagna rischia di rallentare proprio in un momento cruciale per raggiungere l'immunizzazione a settembre. Manca un milione di dosi. Probabile il rinvio delle prime iniezioni. Si monitora la diffusione della variante indiana.

4' di lettura

Mancano le dosi di vaccino, proprio ora, nel clou della campagna vaccinale, nel momento del massimo sforzo per arrivare all’immunizzazione di massa entro la fine di settembre. Uno stop a quella accelerazione che era stata resa ancora più urgente dalla diffusione della variante Delta (variante indiana), che è ora al 16,8% e che secondo gli esperti diventerà dominante nel giro di qualche settimana.

Mancano le dosi di vaccino: 1 milione

Mancano le dosi di vaccino, un milione per l’esattezza. Un calo nelle forniture che costringere le Regioni a rivedere i piani di somministrazione. Saltano quindi anche le previsioni, i programmi, le ambizioni. E la linea del traguardo si sposta in avanti di giorni, forse settimane.

La conseguenza pratica è questa: chi non è stato ancora vaccinato, non ha ricevuto quindi neppure una dose, dovrà aspettare ancora.

Con i vaccini a disposizione bisogna completare le vaccinazioni parziali, quelle che entro un determinato periodo di tempo prevedono la seconda iniezione.

Attenzione per la variante indiana

Il Cts, il governo, l’Istituto Superiore della Sanità stanno monitorando con attenzione la diffusione della nuova variante. Che non è più letale, ma più contagiosa. Come dimostrano i dati in arrivo dalla Gran Bretagna, dove il numero dei positivi è salito in modo preoccupante nelle ultime settimane.

Per fortuna, comunque, l’aumento dei ricoveri e dei morti nel Regno Unito stanno avendo una crescita molto meno preoccupante rispetto all’impennata dei contagi.

A luglio dovevano arrivare 20 milioni di dosi

A luglio era previsto l’arrivo di 20 milioni di dosi. Un numero importante e che avrebbe consentito di dare una accelerata decisiva alla campagna vaccinale.

Il ministro della salute, Roberto Speranza, resta fiducioso: «Abbiamo numeri straordinari. La priorità è completare prima e seconda dose, poi la comunità scientifica ci darà elementi di certezza, spero nel più breve tempo possibile, per cui è molto probabile che ci sarà bisogno di una terza dose. Noi ci stiamo già organizzando, provvedendo ad acquisti condivisi con la Ue».

I vaccini si stanno dimostrando efficaci contro la variante indiana. Ma solo per chi ha fatto le due dosi. Chi ha una protezione parziale o nessuna, il rischio di contagio è naturalmente più elevato.

Le Regioni hanno chiesto 100.000 dosi di Pfizer entro luglio. Altrimenti sarà indispensabile spostare le prenotazioni per le prime somministrazioni di almeno una settimana. E questo vale dalla Lombardia, alla Sicilia, dal Lazio alla Campania al Piemonte. Tutti sulla stessa barca. Tutti con la stessa improvvisa carenza di vaccini.

Mancano le dosi di vaccino: ecco quelle disponibili

In Italia ci sono a disposizione 3,1 milioni di dosi di vaccino. Ma 1,7 milioni, più della metà, sono di AstraZeneca, 0,7 di Johnson e Johnson.

Pfizer e Moderna insieme sono poco più di un milione. Troppo poche.

Mancano le dosi di vaccino e in alcuni casi le difficoltà delle Regioni vanno anche oltre il semplice rinvio delle somministrazioni. Come accade in Puglia dove saranno costretti a chiudere 17 dei 22 hub vaccinali di Bari.

In Emilia Romagna, per fare un esempio, il taglio di dosi di Pfizer supera il 40%.

E gli altri vaccini che doveva essere approvati?

Mancano le dosi di vaccino, ma non ci sono altri prodotti oltre a quelli già distribuiti in Europa e in Italia?

In realtà si puntava molto sul vaccino tedesco, Curevac, che avrebbe potuto offrire una soluzione alternativa ai prodotti già in distribuzione. Ma gli ultimi test clinici sono stati deludenti: ha una efficacia per ora molto ridotta. In questo momento non ci sono chance di superare l’esame dell’Ema.

Come per il russo Sputnik, che forse non sarà mai approvato (dati sempre insufficienti), o quelli cinesi (Sinovac e Sinopharm), che si sono rivelati poco adatti a proteggere dal covid i Paesi (come il Cile), dove sono stati somministrati.

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