Maradona, «morto senza cure». Il documento scioccante

Emergono due elementi dalle indagini legate alla morte di Maradona. Nessuno si sarebbe occupato del paziente dal momento del suo ritorno a casa (sconsigliato da più parti). Il quotidiano argentino La Nacion rivela un documento esclusivo in cui non si consentono esplicitamente le dimissioni dalla Clinica Olivos, ma si consiglia di proseguire la riabilitazione in un centro specializzato.

Maradona, «morto senza cure». Il documento scioccante
Si infittisce il mistero sul caso Maradona. Man mano che passano i giorni sembra sempre più evidente che ci siano state delle responsabilità mediche.
2' di lettura

Le indagini, portate avanti subito dopo la morte di Diego Armando Maradona, iniziano a far emergere delle novità clamorose. Nel mirino sono ancora finiti il medico del Pibe de Oro, Leopoldo Luque, e la psichiatra Agustina Cosachov.

«Nessuno aveva il controllo del paziente» scrive La Nacion. Lo stesso quotidiano argentino ha pubblicato un documento esclusivo, in cui non si evidenzia nessuna dimissione dalla Clinica Olivos, ma soltanto il consiglio di proseguire la riabilitazione in un centro specializzato.

Consiglio che non è stato seguito. Il documento chiave, datato 12 novembre, giorno in cui Diego è stato dimesso dopo l’intervento al cervello, porta la firma di Luque, del direttore della struttura e delle figlie Giannina e Jana.

Il documento firmato dal medico di Maradona e dalle due figlie dell’ex calciatore, Dalma e Giannina

Trasferimento azzardato

Maradona è stato quindi trasferito nella casa di San Andrés, morendo 13 giorni più tardi. «Ogni nuovo elemento che viene acquisito nell’indagine rafforza l’ipotesi provvisoria che ci sia stata una gestione lacunosa nel trattamento che ha ricevuto Maradona – ha sostenuto la fonte – Siamo davanti alla possibilità che sia stato commesso un reato. È possibile dire che potremmo trovarci davanti ad un omicidio colposo».

Disorganizzazione totale

«Non c’era nessun sistema di controllo del paziente, abbiamo accertato che un medico è andato un paio di volte a vedere Maradona, ma non sappiamo cosa abbia fatto. Non è accertata la presenza di un cardiologo nella casa, di uno specialista che si occupasse delle patologie cardiache».

Maradona risiedeva in un domicilio che – secondo gli inquirenti – era stato allestito «in una disorganizzazione totale». Tutto questo sarebbe stato proposto da Luque e Cosachov e accettato dalla famiglia del Pibe de Oro.

Fuori controllo

Dalle prime conclusioni dell’inchiesta della Procura di San Isidro emerge che «il paziente non era monitorato, non era sottoposto a continuo controllo medico come le sue condizioni avrebbero richiesto e non assumeva alcun farmaco per le sue patologie cardiache».

Sono risvolti molto importanti sulle indagini, che starebbero portando gli inquirenti ad avallare l’ipotesi dell’omicidio colposo: «Grave incuria da parte dei medici, nessuno si occupava del paziente».

L’inchiesta penale sugli ultimi giorni del Diez potrebbe essere a una svolta, le posizioni del medico Leopoldo Luque e della psichiatra Agustina Cosachov si complicano. Gran parte delle responsabilità sembrano puntare su Luque, che ha firmato la lettera di dimissioni nonostante Swiss Medical suggerisse di andare avanti con un trattamento psichiatrico, clinico e riabilitativo in una struttura ad hoc.

Il giudice Diaz non ha, momentaneamente, richiesto l’arresto del medico perché «non si ravvisa un pericolo di fuga».

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