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In Irpinia ventimila consumatori di marijuana fatta in casa

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2' di lettura

La produzione di marijuana fai da te è in forte aumento in Irpinia. Lo dicono i sequestri sempre più frequenti di canapa indiana coltivata in appartamenti, ma anche i sequestri in terreni e baracche adiacenti alle abitazioni di presunti coltivatori.

Un centinaio dall’inizio dell’anno. Non pochi. Molti di più rispetto agli anni precedenti. Ora, data per buona anche l’ipotesi che carabinieri, polizia e guardia di finanza abbiano intensificato i controlli e grazie anche ai droni possono arrivare laddove era molto complicato (terreni impervi, ma anche terrazze e balconi), resta intatto un dato: l’aumento considerevole di erba fatta in casa.

Non è una cifra solo irpina. Il trend è confermato in tutta la Penisola. Ma la provincia di Avellino è una delle zone più adatte per la produzione di canapa (in questo caso illegale). Tant’è vero che fino a qualche decina di anni fa era facile trovare sulle nostre colline il cosiddetto “canapone” (canapa sativa), l’attuale cannabis light, utilizzata all’epoca dai contadini per legare le fascine.

I dati Istat a livello nazionale, confermati anche da quelli formulati dal governo, parlano di sei milioni di consumatori, più o meno abituali di marijuana. Da questa cifra è lecito eliminare i “fumatori” una tantum, restano quelli che ne fanno uso con una certa frequenza: circa tre milioni. Il cinque per cento della popolazione.

Riportato quel dato statistico all’Irpinia, il cinque per cento della popolazione complessiva, rappresenta qualcosa in più di ventimila persone. Immaginate un comune come Ariano Irpino abitato solo da consumatori abituali di cannabis. Una enclave verde marijuana.

Chiaro che questi ventimila non si siano tutti improvvisati coltivatori di cannabis. Come è altrettanto pacifico che non tutti acquistino erba che arriva da Napoli, Salerno o dal Foggiano. E che ci sia dunque anche una produzione locale. Può essere personale (una due piante per il consumo del singolo coltivatore), o più ampia, con piantagioni messe su allo scopo di chiudere il ciclo produttore-spacciatore-consumatore. Il chilometro zero dello spaccio di sostanze.

Negli anni scorsi molti investigatori hanno affermato che la difficoltà di arginare l’aumento del consumo di sostanze stupefacenti era dovuto a due motivi: la produzione fai da te (dove oltretutto non è possibile ipotizzare il reato di spaccio), e lo spaccio in cerchie chiuse (e ristrette). Cosa ben diversa dal classico venditore che opera in strada o nei locali pubblici frequentati dai più giovani.

A proposito di giovani, il consumo di erba è piuttosto trasversale rispetto all’età. Non a caso molti dei coltivatori indoor scoperti in Irpinia (in particolare dai carabinieri), hanno fra i trenta e i cinquanta anni.

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