E basta con questo Masterchef! Ci ha solo inguaiati…

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Diciamoci la verità; a noi Masterchef ci ha inguaiato un pezzo, perché, laddove non ci abbastava già la deriva degli chef superstar chiamati a intervenire pure sulla formazione del Governo, ha alimentato la convinzione che chiunque possa diventare un cuoco di fama.

Ja chi non ce l’ha un amico che è convinto ca isso nun s’e vere popio a Cracco, Cannavacciuolo e compagnia cantante? Magari, in gran segreto, ha partecipato pure alle selezioni per il talent show culinario, dove lo hanno scartato senza pietà, ma lui non si dà per vinto. Insomma, com’è e come non è, tale individuo decide di sfogare ncuollo ai suoi amici il suo talento incompreso attraverso reiterati inviti a cena.

Masterchef

La scorza di formaggio puruto e la capra della vecchia

A primma cosa, ti sfrantecherà preliminarmente le palle con la storia delle materie prime e del prodotto in via d’estinzione. L’ultima volta, per dire, mi hanno messo davanti una scorza di formaggio puruto che feteva di cazettino usato di adolescente problematico. Tale arma chimica, però, mi è stato detto essere stata prodotta da una vecchia di 97 anni, senza prole, che vive in una capanna di paglia e sterco, minacciata dal dissesto idrogeologico. Il latte utilizzato, inoltre, pare provenisse da una singola capra ottuagenaria affetta da cataratta bilaterale e sindrome del colon irritabile, che si nutre di una particolare varietà autoctona di bacche di goji cresciuta lì per caso, dopo che un vegano preistorico aveva cagato dietro a un cespuglio.

Sto genere di persone, per dire, dedicano più attenzioni al lievito madre che al figlio, l’adolescente problematico di cui sopra ca nun se cagna i cazettini!

Masterchef: non era proprio così
Non erano proprio così…

Mangiatelo voi quello spaghetto appena pieghevole

Ma, a parte tutto, il loro imprescindibile diktat resta la rivisitazione dei grandi classici della cucina. Per cui è capace che vi intossicano un pezzo proponendovi, per primo, uno spaghetto appena pieghevole (buono per giocarci a Shangai) alle vongole, a giudicare dall’aspetto, defunte dopo atroci sofferenze, col coriandolo dei loro cari trapassati al posto del prezzemolo e una vrangata semb di bacche di goji, che – a quanto pare – stanno bene su tutto e in ogni stagione modello little black dress.

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Sul fronte dei secondi non va meglio, cioè io lo capisco che è manzo Kobe e che costa un rene all’etto, ma sti tipi pare che, per poterlo magari riciclare in altre occasioni, il filetto più che servirlo al sangue, te lo danno anestetizzato, ancora semovente e se la prendono pure a male se cerchi di infliggergli il colpo di grazia. Ovviamente, per lo stesso principio, la rarissima spigola anfibia da allevamento a terra, cucinata all’acqua (Evian) pazza, come minimo ti guarda con riprovazione da dentro al piatto per farti venire i sensi di colpa.

Un dolce col latte d’asina di Cleopatra

Si finisce col dessert a base di crema pasticciera che, in pratica, vi jastemma gli antenati, fatta col latte d’asina dove si faceva il bagno Cleopatra. Che un tempo almeno uno si buttava sul pane, si ubriacava e, prima del dolce, crollava con la capa nel piatto tra le fronne di insalata, facendo pure la sua porca figura come portata principale, mo manco quello. Perché, ditemi voi, io con l’amaranto scaurato nel latte di piecoro transgender, arravogliato nelle foglie scippate da sopra al Ficus Benjamin, con le creste di ciucciuvuettola in salsa di igname e la peluria della noce di cocco gratinata, come mi dovrei comportare? Io, per me, dovrei scoffarli di mazzate prima a loro e, subito dopo, organizzare una spedizione punitiva per gambizzare a Cracco.

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