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Il medico di base può rifiutare il certificato di malattia?

Il medico di base può rifiutare il certificato di malattia? E cosa fare quando il medico non concede giorni di malattia? Ecco cosa sapere.

di Carmine Roca

Gennaio 2024

Il medico di base può rifiutare il certificato di malattia? Può, cioè, respingere la richiesta del proprio paziente? Vediamo se è previsto dalla legge (scopri le ultime notizie su bonus, Rdc e assegno unico, su Invalidità e Legge 104, sui mutui, sul fisco, sulle offerte di lavoro e i concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Il medico di base può rifiutare il certificato di malattia?

Non esiste un lavoratore o una lavoratrice indistruttibile. Ci si può ammalare, accusare problemi di salute, dalla semplice influenza di stagione a malattie più gravi o croniche.

Può rendersi necessario aver bisogno di alcuni giorni di riposo per recuperare uno stato di salute accettabile e tornare al lavoro.

La prima cosa da fare è interpellare il proprio medico curante: questi, dopo aver visitato il suo paziente, rilascerà un certificato medico indicando i giorni di malattia assegnati.

Sembrerebbe una procedura semplice, che va sempre a buon fine, ma non è così. Infatti, il medico di base può rifiutare il certificato di malattia. Può capitare che, al termine della visita di controllo, il medico ritenga ingiustificata l’assenza da lavoro, nonostante le sollecitazioni del paziente.

Se il medico curante non è convinto che quel problema di salute sia talmente da grave da dover richiedere giorni di malattia, può tranquillamente esimersi dal rilasciare un certificato medico.

Ricordiamo che il medico curante ha responsabilità professionali e soprattutto legali. Nel momento in cui visita un proprio paziente deve agire con assoluta onestà e rilasciare certificati medici soltanto in seguito a un’attenta osservazione dello stato di salute di chi si sottopone a visita.

Non basta, dunque, basarsi esclusivamente sulle informazioni fornite dal paziente, ma è obbligatorio adempiere al dovere professionale e valutare se sussistono realmente le condizioni per assegnare giorni di malattia al lavoratore.

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Cosa fare se il medico di base rifiuta di dare il certificato di malattia?

Abbiamo visto che il medico di base può rifiutare il certificato di malattia. Questa funzione non è obbligatoria. Il medico curante è un professionista con responsabilità legali.

Deve prima accertarsi dello stato di salute del suo paziente e poi redigere certificati medici che danno diritto a uno o più giorni di malattia e, quindi, di assenza dal luogo di lavoro.

Quindi, se il medico curante rifiuta di rilasciare il certificato medico, il lavoratore deve presentarsi a lavoro e fare quello per cui è pagato. Non può assentarsi da lavoro di sua spontanea volontà, è indispensabile essere in possesso di un valido certificato medico che attesti la sua malattia.

Chi può rilasciare il certificato di malattia?

In alternativa può sempre rivolgersi a un altro medico e sperare di essere accontentato. Infatti, secondo la legge numero 33 del 1980, il certificato medico è emesso dal medico curante, ma per medico curante non si intende soltanto quello di base (o di famiglia), ma tutti i medici iscritti all’albo e autorizzati a svolgere la professione in Italia.

Possono rilasciare certificati medici:

Il medico di base può rifiutare il certificato di malattia
Il medico di base può rifiutare il certificato di malattia: in foto un medico.

Quanti sono i giorni di malattia e come funziona la visita fiscale?

Il medico di base può rifiutare il certificato di malattia, ma dovesse rilasciare il “prezioso” documento, quanti giorni di malattia si possono avere?

In totale, per la maggior parte dei CCNL, il limite massimo previsto dalla legge è pari a 180 giorni per anno civile.

Un lavoratore dipendente ha il diritto di ammalarsi e di mantenere il proprio posto di lavoro. Il datore di lavoro non può licenziare un dipendente soltanto perché è in malattia.

Chi viene posto in malattia deve rispettare degli orari di reperibilità ed essere presente in casa per sottoporsi alle visite fiscali, chiamate a verificare l’effettiva sussistenza di problemi di salute.

Il lavoratore in malattia deve farsi trovare in casa:

Se il lavoratore dovesse essere assente al momento della visita fiscale, potrebbe incorrere in penali da pagare. L’assenza deve essere dimostrata e dovuta esclusivamente a motivi urgenti e improrogabili, come, ad esempio una visita medica.

Faq sul medico di base

Come vengono formate le graduatorie per il concorso per medici fiscali INPS?

Le graduatorie saranno formate sulla base dei titoli di servizio, studio e accademici presentati dai candidati. Ogni titolo avrà un punteggio attribuito, che determinerà la posizione nella graduatoria. Le graduatorie provvisorie saranno pubblicate sul sito istituzionale INPS, e verranno aggiornate in base alle istanze di riesame e ai nuovi titoli presentati dai candidati entro date specifiche.

Quanto guadagna un medico di famiglia?

In realtà, non esiste una retribuzione fissa, ma la somma dipende da vari fattori. Comunque, in linea di massima un medico di famiglia, che corrisponde a un libero professionista a tutti gli effetti perché non è assunto dall’ASL, può guadagnare intorno ai 105mila euro lordi l’anno, che corrispondono quindi a circa 4.600 euro netti al mese. Generalmente, la retribuzione partirebbe da un minimo di 64.400 euro lordi all’anno per arrivare ad uno stipendio massimo di oltre 192mila euro lordi all’anno.

Com’è cambiato il rapporto tra pazienti e medici di famiglia?

Nel corso degli anni il rapporto tra medici di base e pazienti è molto cambiato. In passato la fiducia era totale, oggi invece questa figura è spesso soggetta a una serie di critiche e lamentele. Del resto rappresenta spesso il primo livello dell’assistenza sanitaria. Molte delle critiche riguardano proprio il rifiuto dei medici di base a fornire assistenza domiciliare. Cosa che provoca anche l’inevitabile intasamento del pronto soccorso.

Quando è possibile richiedere la visita a domicilio?

La Corte di Cassazione, in una sua sentenza, ha spiegato che una persona è non trasferibile, quando “lo spostamento può causare rischi gravi per la salute o creare condizioni di vita particolarmente penose”.

Tra i soggetti non trasferibili, oltre alle persone con patologie o menomazioni gravi, rientrano anche gli anziani. Questo non significa che ogni anziano debba essere visitato presso la propria abitazione: sarebbe impossibile per un medico di base che gestisce 500, 1000 o 1.500 assistiti. In condizioni particolari, però, l’anziano può richiedere la visita domiciliare.

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