Meno badanti in nero: assunzioni più 7,5%

Meno badanti in nero: assunzioni più 7,5% rispetto allo scorso anno, un boom in tutta Italia, anche se è il Nord a guidare la corsa alla regolarizzazione. Hanno inciso due fattori: la pandemia e la sanatoria per stranieri. Il nodo del green pass per i collaboratori domestici: di fatto è già obbligatorio se il datore di lavoro lo ritiene indispensabile.

4' di lettura

Ci sono meno badanti in nero in Italia. Il numero delle assunzioni è aumentato del 7,5% rispetto al 2019. I dati sono stati forniti dall‘Inps. E le cifre sono ancora più chiare: sono 920.722 le colf, badanti o baby sitter assunte con regolare contratto nel 2020.

L’anno precedente erano 848.087. Un importante passo avanti verso l’emersione del nero in questo settore. Bisogna ricordare che il tasso di irregolarità (persone che lavorano senza alcuna garanzia contrattuale) resta comunque al 57,6%. Numeri ancora troppo alti.

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Meno badanti in nero: due effetti

Ma come mai questo aumento? Per gli esperti il dato è stato condizionato da due effetti che si sono uniti insieme:

  • la pandemia, che ha ricordato quanto sono importanti queste figure professionali per gli anziani, diventate ancora più indispensabili per le conseguenze e le restrizioni del lockdown (quando è diventata carente l’assistenza sanitaria e complicato anche il disbrigo delle faccende più banali);
  • la sanatoria per stranieri: ha consentito di regolarizzare tante posizioni e con un quadro normativo e contrattuale ben definito.

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Meno badanti in nero: dove si assume

Meno badanti in nero, dunque. Ma dov’è che si assume di più? Beh, il fenomeno è esteso un po’ ovunque, da Trieste a Palermo. Ma il numero maggiore di regolarizzazioni si registra al Nord, dove è raggruppato il 50% delle nuove assunzioni. In particolare la Lombardia, che è la prima regione per numero di occupati nel settore della “collaborazione domestica”.

Meno badanti in nero, anche al sud

Ma, come detto, meno badanti in nero anche al sud, dove l’aumento delle assunzioni ha fatto registrare un significativo +14%.

L’Inps ha messo in evidenza anche un altro aspetto rilevante. Tra i collaboratori domestici è cresciuta la presenza di italiani, che hanno fatto registrare un più 12,8% rispetto al più 5,3% degli stranieri.

Meno badanti in nero: defiscalizzare le famiglie

Questi dati vengono, è chiaro, ritenuti molto positivi dalla Nuova Collaborazione (Nc), l’associazione dei datori del lavoro domestico, che opera sul territorio nazionale da più di mezzo secolo (1969).

«Il monitoraggio dell’Inps è una attività preziosa per tutto il comparto – ha dichiarato Alfredo Savia, presidente nazionale di NC –. Il 2020 è stato un anno particolarissimo per effetto della pandemia, circostanza che ha messo in difficoltà sia le famiglie sia gli assistenti familiari, specie se dedicati alla assistenza dei minori e degli anziani».

«Bisogna far emergere il lavoro “nero” – ha concluso -, ma al contempo il Governo deve accompagnare questo impegno con opportune misure di defiscalizzazione per le famiglie che assumono».

Meno badanti in nero: ma il green pass è “obbligatorio”

Meno badanti in nero, dunque, ma si sta valutando l’obbligo della vaccinazione per collaboratori domestici. Si vuole equiparare questo settore a quello delle Rsa e degli ospedali. Del resto si tratta di lavoratori e lavoratrici che vivono a stretto contatto, molto spesso, con persone anziane, le più fragili rispetto a una eventuale infezione da covid.

Al lavoro in casa, dunque, solo con il green pass, come è stato già fatto in Francia.

Ma di fatto quell’obbligo esiste già in Italia.

Meno badanti in nero: senza vaccinazione si può licenziare

Il datore di lavoro può licenziare un collaboratore domestico che rifiuta di vaccinarsi qualora ritenga sia fondamentale l’immunizzazione del suo collaboratore. È previsto nel contratto di lavoro: si può licenziare un collaboratore domestico se si rompe un rapporto di fiducia tra le parti.

Una questione molto delicata. Se da una parte c’è il diritto di scelta sulla vaccinazione (farla o mano), dall’altra c’è anche l’esigenza delle famiglie di tentare di ridurre le possibilità di contagio.

E in questo caso, l’indisponibilità a presentare un green pass che attesti l’avvenuta vaccinazione, è un limite importante, proprio per quel rapporto di fiducia, ma anche di tutela di persone fragili (in questo caso gli anziani).

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