Midnight club: una cartolina dal 2014

Midnight Club
4' di lettura

Giorgio Borroni, 41 anni, narratore horror e cyberpunk, ci porta dietro le quinte dei suoi racconti. Per la nostra rubrica dedicata agli autori Indie, vi proporremo uno estratto dei suoi podcast ogni settimana. Potete ascoltarli e poi leggere il retroscena. Buona lettura. Questo è “Midnight Club”.

Il racconto in breve

Midnight Club è una storia Cyberpunk Horror, in cui Dez, squattrinato artista in declino, per fare un po’ di soldi partecipa a incontri tipo Fight Club a colpi di realtà virtuale, in cui perde chi si lascia spaventare dall’ologramma concepito dall’avversario. Questo audiolibro è stato ispirato da William Gibson e ci si possono ritrovare i classici elementi cyber, come l’uso di droghe e la realtà virtuale.

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Midnight Club: Giorgio Borroni
Giorgio Borroni

Midnight Club: il retroscena

Il corso di Scrittura Creativa che avevo finalmente deciso diseguire non è che fosse iniziato proprio nel migliore dei modi. Mi avevano fregato il cellulare in una Feltrinelli, mentre ero distratto a guardare i libri, in più di fare un esercizio pratico di scrittura ne avrei fatto anche a meno. I miei compagni di corso erano tre, ancora non li avevo ben inquadrati, ma mi sentivo in imbarazzo perché loro avevano l’entusiasmo che mi mancava. Mi aspettavo una lezione introduttiva con roba teorica, preamboli e chiacchiere, invece l’insegnante ebbe un approccio abbastanza brutale: avevamo 20 minuti per scrivere un testo che avesse come tema  la “Creatività”. (Qui il link alla pagina Facebook di Giorgio con contenuti sempre aggiornati sulle nuove uscite editoriali e non solo)

Io e gli altri tre ci guardammo un po’ spaesati, poi fissai il cursore che lampeggiava sulla pagina bianca del Word del mio notebook. Una decina di anni prima ero stato messo a tappeto da un editor di una casa editrice a cui avevo proposto un manoscritto. “Il talento c’è, ma anche un gran lavoro da fare”, mi aveva scritto nella mail con cui rigettava la schifezza che avevo sottoposto e io avevo smesso di scrivere fiction, quindi non ero molto propenso a scrivere un racconto… magari credevo che con un approccio più teorico l’ansia da pagina bianca mi sarebbe passata. (Se trovi interessante questo contenuto condividilo con i tasti social. A te costa un attimo, ma ci farebbe crescere molto)

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A un tratto la segretaria fece capolino dalla porta dopo aver bussato e disse che c’era una telefonata per l’insegnante, che si scusò dicendo che quando sarebbe tornata  avrebbe letto i nostri elaborati per confrontarli. Ci sono dei momenti in cui ti trovi come in mezzo al mare aperto al culmine di una tempesta, e per me quello era uno di quei momenti. Onde di ansia da prestazione dovunque e il rischio di annegare. Dovevo trovare un appiglio per buttare giù qualcosa, e a quel punto mi venne in mente un vecchio racconto di William Gibson che avevo letto quando avevo 16 anni.

Midnight Club: copertina
Midnight Club

Cominciai a battere sulla tastiera come un forsennato, ignaro sulla direzione da intraprendere, ma cominciai a fantasticare di attacchi di panico, droghe e ologrammi usati in scontri alla Fight Club. Così nacque Midnight Club, fra gli sguardi sorpresi dei tre seduti con me al tavolo di una piccola stanza del laboratorio di Scrittura Creativa, in un tardo pomeriggio grigio in cui ero piuttosto incazzato per via del telefono e sfiduciato dalla mia decennale mancanza di attività letteraria.

Quel racconto lo scrissi di getto e in modo per me inconsueto, usando la focalizzazione interna che spesso mi rimane indigesta, tuttavia realizzai un omaggio al Cyberpunk su cui non avrei mai scommesso. Il titolo lo scelsi da ultimo: Scusami William Gibson”, tanto per essere autoironico, e proprio nel momento in cui l’insegnante dopo i 20 minuti rientrò. Gli altri lessero i loro elaborati e dopo toccò a me:  lo feci con l’aria di chi non si prende sul serio, di uno che quasi vuole scusarsi per aver scritto una stronzata. Invece il mio racconto non lasciò nessuno indifferente, i miei compagni si congratularono con me, tanto che pensai mi stessero prendendo in giro, ma non era così.

L’insegnante mi disse che il titolo non c’entrava niente con quello che avevo scritto, il che mi fece capire che forse l’unico che non rispettava la propria creatura ero io: questo mi spinse a rimettere mano al racconto, un paio di settimane dopo. Lo riscrissi in terza persona, aggiunsi episodi, come la rissa tra Melancotech e Moderntech, ma lasciai intatto il finale aperto, che aveva fatto incazzare tutti in quell’aula, perché adesso Midnight Club era pronto per far incazzare un pubblico più vasto.

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