Milano odia: quando Tomas Milian recitava strafatto di coca

Milano odia, con Tomas Milian
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Ci sono gli anni ’70, violenti, duri, segnati dalla crisi economica. E c’è il cinema di quell’epoca, quello che riempiva le sale, che raccontava con crudo realismo quei giorni spietati. Il libro di Paolo Spagnuolo su “Milano odia: la polizia non può sparare” (Milieu edizioni) con Tomas Milian, è un saggio – dettagliatissimo e ricco di documenti – sul capolavoro di Umberto Lenzi, un maestro del cinema italiano. Ma è anche la fotografia di un feroce periodo storico, tra terrorismo, stragi, una criminalità sempre più violenta. E di una Milano che non è ancora da bere. Tracima povertà e immondizia. Come il resto di quell’Italia, sospesa tra il boom evaporato e la svolta edonistica degli anni ’80.

Il film di Lenzi si è ritagliato uno spazio speciale nella storia del cinema italiano di quegli anni. Grazie anche alla straordinaria interpretazione di Tomas Milian, un allucinato criminale fuori controllo.

Paolo Spagnuolo

Il poliziotto fuorilegge per combattere i criminali

“Milano odia – racconta Paolo Spagnuolo, che scrive tra l’altro per Quaderni di CinemaSud – è stato inserito tra i film polizieschi dell’epoca. In realtà è un noir. La polizia non ha un gran ruolo. I veri protagonisti sono i criminali. Ed è sicuramente, insieme a Milano Calibro 9, una delle pellicole più importanti del periodo”.

Perché all’epoca quei film piacevano tanto al pubblico?

“La gente assisteva sullo schermo a scene simili a quelle quotidiane. Rapine, inseguimenti, sparatorie, attentati. Solo che in quei film c’era spesso il poliziotto che riusciva a uccidere i cattivi, anche con modi spicci e da fuorilegge. Per gli spettatori era quasi una catarsi”.

Hai già scritto un libro sul film “Napoli Violenta”, perché ora la scelta di “Milano odia”?

“Per molti motivi. E’ un grande film, uno dei migliori noir italiani. Ed è opera di Umberto Lenzi, un regista importante e con il quale ho avuto la fortuna di diventare amico”.

La locandina di Milano odia

Tomas Milian andava in scena fatto di coca e Optalidon

Quando lo hai conosciuto?

“Aveva già smesso di fare film, scriveva gialli. Da giornalista sono stato chiamato a presentare una delle sue opere, a Napoli. Poi ci siamo incontrati altre volte, abbiamo collaborato a qualche progetto. Fino a quando è morto, nell’ottobre di due anni fa”. (Se trovi questo articolo interessante, condividilo con i tasti social. Segui la pagina Facebook di The Wam, a te costa un attimo ma ci aiuterebbe a crescere molto)

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Il film ha un impianto solido e una regia notevole. Ma uno dei punti forza resta l’interpretazione di Tomas Milian…

“Senza dubbio, non si è più ripetuto a quel livello. Nelle interviste l’attore mi ha confermato una voce che circolava da sempre: nel film è andato sul set sotto l’effetto di stupefacenti, in particolare Optalidon e cocaina. In alcune scene è completamente sudato, stravolto. E non era merito di un truccatore… Ha convinto anche Roy Lovelok – che interpretava Carmine – a prendere stupefacenti prima di alcuni ciak. Milian qualche anno dopo ha smesso di assumere sostanze ed ha interpretato la serie dell’ispettore Nico Giraldi (con Bombolo). Con risultati diversi…”

Eppure Tomas Milian non avrebbe dovuto interpretare Giulio Sacchi, il cattivo del film…

“Ho lavorato quattro anni sul libro. E intervistato tanti protagonisti. La cosa divertente è che dopo 45 anni, su quella vicenda, le testimonianze che ho raccolto dai protagonisti, quindi Lenzi, Milian e Lovelock, divergono. Tutti ricordano una cosa diversa. Comunque, una cosa è certa, Lovelock avrebbe dovuto interpretare il cattivo, poi ha proposto Milian. Ed è stata una delle fortune del film”.

Le critiche prestampate: sono film di serie B

Negli anni ’70 la critica massacrava il poliziesco all’italiana…

“All’epoca non c’era grande considerazione per il cinema di genere. Non era ritenuto di serie A. I film o erano impegnati o niente. I critici neppure andavano a vederli i polizieschi, circolavano dei prestampati, bastava cambiare il titolo del film. Sono passati decenni prima che ci accorgessimo che quello era un patrimonio inestimabile della nostra cultura. E grazie a quella riscoperta registi come Lenzi, ma anche Bava, Di Leo e tanti altri, hanno avuto i tributi che meritavano”.

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Visti oggi raccontano meglio di altre pellicole il clima dell’epoca…

“Si, una sorta di neoreaslismo. In quei film c’era la violenza tipica di quegli anni, le tensioni politiche e dopo la crisi e lo choc petrolifero, anche la fame. Una fame che a sua volta generava altro crimine. In quel contesto gli sceneggiatori avevano creato dei super poliziotti, che anche oltre la legge, contro regole e ruoli, combattevano la malavita. Con richiami evidenti a un certo cinema americano, quello dei vari ispettori Callaghan, o del vendicatore solitario, Charles Bronson, che ricordava a sua volta l’italianissimo Il cittadino si ribella”.

Enzo Castellari

Rivalutati e non solo da Tarantino

Un altro cinema, comunque…

“Certo, all’epoca era una industria vera. Quei film riempivano le sale. E i professionisti erano tanti. Dai registi, ai montatori, ai fotografi, agli attrezzisti. Per non parlare degli attori. Quasi tutti di provenienza teatrale. In inverno erano sul palcoscenico, d’estate interpretavano film. Quella stagione è finita con l’arrivo della tv generalista. Lentamente le sale si sono svuotate”.

All’estero ci sono estimatori importanti di quel periodo…

“Sì, e non solo Tarantino che ha citato spesso nelle sue opere i polizieschi italiani. Ma la riscoperta è avvenuta prima ancora da noi, favorita dalla ripubblicazione in dvd e blu ray di pellicole altrimenti introvabili”.

Gomorra è l’evoluzione di quel cinema

Che legami vedi tra Milano odia e serie tv come Gomorra o Suburra?

“Molte. Le serie sono l’evoluzione di quel cinema. Storie estreme ed estremizzate. Solo sono realizzate per un’altra diffusione, Sky o Netflix, e con altri mezzi tecnologici”.

Nel tuo libro c’è anche una ricca e inedita documentazione…

“Sì, ci sono contratti, bolle, telex, liste ministeriali, nullaosta. Oltre alla sceneggiatura originale di Ernesto Gastaldi. E il tutto inserito in una cornice grafica davvero splendida. La casa editrice ha fatto un ottimo lavoro. Le vendite stanno andando molto bene e c’è una grande attenzione intorno al libro. Il sei febbraio lo presenterò anche ad Avellino, al Tilt”.

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