Milo Manara ci spiega il fumetto: l’erotico eccita, il porno annoia

6' di lettura

Faccio coming out: sono un nerd poco nerd. In tutta la mia vita avrò letto forse due fumetti, eppure ci sono delle figure in ogni campo, così grandi, il cui nome raggiunge anche le orecchie degli ignoranti. Per le orecchie di questo ignorante fumettistico il nome altisonante è Milo Manara, il Mohammed Alì del fumetto, come lo ha definito qualcuno.

L’AUTORE IN BREVE: Maurilio Manara detto Milo è considerato uno dei maggiori fumettisti Italiani di sempre. Ha all’attivo diverse collaborazioni prestigiose come quella per il Corriere della Sera e la Sergio Bonelli Editore. Uno dei suoi personaggi più importanti è Martin Mystère. Manara è noto per la sensualità delle sue tavole spesso animate dalle iconiche pin-up

Dunque quale migliore occasione per capire qualcosa di fumetti e erotismo che presenziare a una conferenza di Milo Manara? A Trento, nel convegno “Filosofia e mito”. Poco male, studio qui e il convegno è in università. Pronti via. Anche un ignorante come me sa che Manara è il maestro dell’erotismo, o meglio, un ignorante come me sa solo questo. E Manara, da buon Manara, dice subito qualcosa sull’erotismo.

Brigitte Bardot disegnata da Manara 

Erotismo ai tempi di internet

Ha senso nell’era di internet e della pornografia l’esistenza dell’erotismo di Milo Manara? Onanisti di tutto il mondo accorrete, il mistero sta per essere svelato. Manara risponde “La vera domanda è se c’è differenza tra pornografia ed erotismo, ma non so se ci sia. Se c’è un limite tra pornografia ed erotismo è così sottile che neanche si vede”. Poi una citazione degna di nota, del signor Woody Allen “Se è eccitante è erotico, se è noioso è pornografico”. 

Attenzione! Il fumetto, anche il fumetto erotico, è una forma d’arte e pertanto di cultura. Questo è bene tenerlo a mente, ci servirà dopo. Manara conclude: “Ciò che manca a internet è una rielaborazione culturale del sesso. Il sesso è come la cucina: c’è quella di alto livello e quella che deve riempire lo stomaco. Per riempire lo stomaco va bene anche un chilo di pane, con tutto il rispetto per il pane.” 

Il mito dietro il fumetto

Eh sì, signori. Manara ha questa e altre frecce nel suo arco e in un’ora e mezzo mi ha ridotto a un colabrodo, ascoltare questo “fumettaro”. Del resto stiamo parlando di mito e questo mito del mondo del fumetto ha tanto da dire sull’argomento. Ma parliamo ancora di donne, solo per un momento; parliamo ancora di bellezza. Manara cita il Manara dei filosofi, quello che tutti hanno sentito almeno una volta: Platone. Che c’entra Platone? C’entra, c’entra. Platone diceva che il Bello, anzi, i corpi belli, sono manifestazione di un’anima bella, ma soprattutto che il Bello è ciò che porta al Vero. E Zeus solo sa quanto Platone ci ha rotto le scatole col Vero. 
Sì, ovvio, il fumetto deve essere bello, chi guarderebbe dei disegni che sembrano fatti con una zappa e non con una matita? Ma il fumetto è cultura, quindi questa domanda è superficiale non poco. Fieri onanisti, accorrete di nuovo. 

“La bella ragazza è anche buona, il fumetto ha un impatto visivo forte, per caratterizzare un personaggio molto lo fa l’aspetto.” 
E visto che stiamo parlando di mito è facile pensare a quel povero cristo di Paride che rapito dalla bellezza e dalla bontà di Elena, beh, decide di portarsela a casa sua a Troia. Non fate battute scostumate, per favore. E proprio perché parliamo di mito Manara si sbilancia, parla di donne mitiche, delle dee: Atena, Artemide, Afrodite. Belle e fiere donne. 

 Milo Manara intervistato nella sua casa di Sant’Ambrogio di Valpolicella (Foto Corriere.it)

Il bello è anche buono 

“Noi dal mito abbiamo preso, sì, ma abbiamo preso troppo poco. Atena, Artemide, erano belle, ma non belle perché fragili, delicate. Erano donne atletiche, correvano tra i boschi. Corpi atletici, come quelli di una pallavolista.” Fermi tutti, prima di dire che questo è così <<sessista>> fate un bel respiro e aspettate. Via gli onanisti, dentro gli opinionisti. 
Grazie al mito si esibisce anche la figura fisica della donna, della femminilità. Figure femminili che occupavano un posto fondamentale nell’Olimpo, decidevano anche le guerre. Le donne stanno ritornando alla condizione che spetta loro. Stanno combattendo per farlo, il femminicidio è la reazione troglodita dell’uomo a questo”. Mica male per uno che ha ormai quarant’anni di attività alle spalle e si definisce “fumettaro”. 

Inizio a entrare nel meccanismo. Questo signore qui è un pezzo importante di storia e cultura, è per questo che la sua eco è arrivata fino alle mie orecchie. Inoltre è un personaggio decisamente Wame lo dimostra nelle battute conclusive del suo intervento.

A proposito perché il termine fumettaro? 

E qui ecco che arriva una lezione di storia del fumetto. Non “graphic novelist”, non “illustrator”, ma fumettaro. “Quando ho iniziato questa avventura chi disegnava i fumetti così veniva chiamato. Soprattutto noi italiani ci chiamavamo così, fumettari. Pazienza illustrava i libri già all’epoca, mi dite più graphic noveldi questo cosa c’è? Mi faccio chiamare ancora fumettaro perché il fumetto ha fatto epoca, per la tradizione del fumetto italiano. Pazienza, Pratt, ad esempio.” Non ho la più pallida idea di chi siano, mannaggia a me. Il fumetto è cultura però, questo è chiaro e Manara ce lo racconta proprio attraverso questi illustri colleghi.


“Ma immaginate il lavoro, la cultura, di un fumettaro. Pratt a casa sua aveva 30.000 volumi, da consultare, da studiare. Quando ho iniziato io a costruirmi la mia libreria è arrivato internet e quindi i libri non sarebbero serviti per un consulto.” Ride. Io penso che invece ce l’abbia e come la sua bella libreria. “Ma poi prendete i fumetti di Pazienza. I fumetti di Pazienza sono intraducibili, per tradurre Pazienza ci vorrebbe un altro Pazienza!” 

Ma allora cos’è il mito per Milo Manara?

 E qui, signori miei, non c’è onanista o opinionista che tenga. Manara inizia a citare Dante a memoria, il canto XXVI dell’Inferno, quello di Ulisse. “Nell’Odissea c’è tutto e tutt’ora l’Odissea è attuale. Nell’Ulisse di Dante, ad esempio, c’è quel desiderio di avventura che la nostra società oggi non può accettare. Kubrick ha parlato di Odissea. Ma ancora possiamo parlarne oggi e ricavarne messaggi fortissimi. Immaginate la discesa di Ulisse nell’Ade.

Lì Ulisse incontra Achille, che anche da morto incute timore e rispetto alle altre anime, che gli fanno ala per farlo passare e Achille dice a Ulisse una cosa potentissima. <<Preferirei essere servo dell’ultimo dei più bifolchi che re dei morti>>. Io questo lo scriverei e lo appenderei sulle caserme. E ancora, con l’uso e lo sfruttamento che stiamo attuando nei confronti dell’ambiente noi stiamo riaprendo il sacco dei venti.” Ebbene sì, in un sol colpo un messaggio di pace e un messaggio in favore dell’ambiente. Non c’era però negli occhi di Milo Manara nessun’ombra: nessun intento didattico, moralistico. Solo un sorriso sornione, divertente e divertito. Un ultimo appunto, prima di andar via. Un monito su come scrivere, disegnare e intendere le cose. 

“Quando ho collaborato con Fellini lui diceva sempre che partiva con l’intento di fare qualcosa di comico e poi gli veniva fuori qualcosa di drammatico. Io gli risposi che a me accadeva e accade esattamente il contrario. Parto con l’intento di essere drammatico, serio e finisco per essere ironico”. Ma alla fine, caro Manara, l’ironia, il gioco, sa essere sempre serio. Questo l’ho letto in un libro, non in un fumetto, ma da oggi una cosa è certa: Manara mi ha aperto un mondo, fatto di immagini e bellezza e grandi storie raccontate.

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