Montefredane, l’applauso infinito di centinaia di giovani: “Ciao Gianlù”

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Cinque rintocchi di campana e i palloncini bianchi, mentre il carro col feretro di Gianluca Puorro, 27 anni, di Montefredane, si avvia verso il cimitero. Seguito da un corteo di centinaia di persone. Molti sono ragazzi di Avellino.

Quegli stessi ragazzi ai quali si è rivolto il parroco, don Antonio Dente, in un accorato appello dopo l’omelia: “Anche in un momento di estremo dolore come questo, è bello vedere le relazioni che legano tanti giovani. Si fanno forza l’un l’altro. In un periodo in cui è davvero difficile non restare soli. Il male è la solitudine”.

Montefredane, in centinaia ai funerali di Gianluca Puorro

La salma di Gianluca è arrivata, davanti alla Chiesa in piazza Municipio a Montefredane, esattamente alle 15.59, ma il funerale è iniziato molto prima. E’ nelle finestre semi-chiuse del paese, che rivelano qualche volto che fa capolino. Nei visi degli anziani che, come antichi guardiani, sono affacciati al balcone. Nei gruppi di tre quattro ragazzi che avanzano, vicini, fianco a fianco, sembrano farsi coraggio l’un l’altro di fronte al baratro inspiegabile della morte, fino alle piazza centrale del paese. La strada che dà accesso allo spiazzale è fiancheggiata da attività commerciali: una salumeria e un tabacchi, tutto chiuso per l’addio 27enne che sabato notte era uscito con gli amici, come faceva spesso. Una serata in discoteca, dalla quale non è più tornato. Un vita che si è infranta fra le lamiere e quel cancello di via Ligea, a Salerno.

Eppure, Gianluca, è ancora qui. Presente. Te ne accorgi nei dettagli. In quello striscione, che capeggia accanto al bar Picone, “Ciao Gianlù”. Nelle foto che qualcuno, ci mostra sul cellulare, timidamente. Uno scatto per ricordare momenti che non torneranno più indietro, ma resteranno indelebili nella mente di chi con questo ragazzo ha condiviso un pezzo di strada. Di vita ne aveva vissuta molta di più dei suoi 27 anni. Affrontando dolori dai quali, senza un cuore forte, non ti riprendi. A partire dalla perdita del padre. Eppure, Gianluca, cercava di tenere celata le sue fragilità, preferiva il sorriso.

Palloncini bianchi e lacrime per Gianluca

E’ un pomeriggio caldo a Montefredane. Pochi ritagli d’ombra nella piazza, gremita. Un silenzio irreale. Ogni rumore è amplificato. Lo squillo di un cellulare. Qualche parola sussurrata. Il pianto di una bambina. La mamma che le dà un buffetto sul sedere e la stringe al petto. Un anziano che guarda in tralice le telecamere. Un uomo che piange e si accende una sigaretta. Il latrato un cane che sguscia fra la siepi di gambe che aspettavano l’arrivo del carro funebre.

Improvviso c’è un movimento della folla verso un’unica direzione. Quasi che tutti volessero sorreggere la bara. Entrare in chiesa è impossibile. Un fiume di persone la riempe fin sull’uscio. Altra centinaia sono sedute sui muretti, chi se ne sta sulle panchine, chi in piedi. Nessuno ha voluto andarsene prima della fine della funzione. Anche se non si riescono a sentire le parole del parroco. Ognuno in testa, di parole, ha le sue. Quella volta che ha sentito la voce di Gianluca, quel pomeriggio insieme, quei sorrisi sinceri. Minuti che sembrano interminabili. Ancora il caldo.

“Ciao Gianlù”

Un anziano parla con l’amico: “Mio nipote il ragazzo lo conosceva bene. Quando tornava, stavano sempre insieme. Ma fanno bene, fanno bene a stare lontano. Cosa ci fanno qua? Ma anche io sono stato in Svizzera. Eh, quando sei giovane te ne vuoi andare via”.

Il racconto è interrotto da un applauso prolungato che accompagna e sorregge, idealmente, il feretro di Gianluca all’uscita della chiesa.

“Muore giovane chi è caro a Dio”, aveva detto il parroco a inizio funzione. Poi – dopo le nostre insistenze a fine messa – ha messo da parte la sua timidezza e ce l’ha spiegato. “Non è che Dio li voglia punire. Ma li lega in questo mistero di amore.”

Parole che sembreranno incomprensibili a chi avrebbe fatto di tutto per tenerselo stretto Gianluca. Per dirgli ancora una volta: “Quando ci viene a trovare?”

E invece il fato ha scelto diversamente. Lui ha spiccato il volo e se ne è andato. Come quei palloncini bianchi lasciati volare a fine funzione. Che dall’affacciata di piazza Municipio, raggiungere le nuvole è un attimo. Una veduta che abbraccia e unisce terra e cielo. E se guardi giù ti vengono le vertigini. Dopo qualche minuto il corteo lentamente si è allontanato, anche se lo si vede ancora in lontananza. Chissà se quei ragazzi se ne andranno sempre stando vicini, tenendosi stretti. La piazza si è quasi tutta svuotata. C’è un anziano sull’uscio di casa. E a quel cane che sgusciava fra le gambe, ora non ci fa caso nessuno. E’ li fermo davanti al bar. Sembra che fissi, anche lui, quello striscione: “Ciao Gianlù“.

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