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Montoro, il 3 settembre si decide sulla Cartiera. Appello per il no

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Il tre settembre dovrebbe essere il giorno della decisione finale per la discussa cartiera Confalone in costruzione a Chiusa di Montoro. Per quella data è stata infatti convocata la Conferenza dei Servizi che dovrà valutare il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale per l’impianto.
Sarà la tappa finale del complesso iter che dovrebbe portare al via libera definitivo per l’intervento più consistente, in termini di investimento, risorse pubbliche e impatto sul territorio , della storia montorese.
“E’ noto che da anni – scrivono in un nota inviata al sindaco di Montoro e ai gruppi consiliari – gli esponenti di Sinistra Italiana Montoro-Solofra e Montoro Bene Comune – abbiamo sostenuto una battaglia politica, e sottolineiamo politica, per esprimere la nostra contrarietà all’impianto. Lo abbiamo fatto non per partito preso o per romantica nostalgia di un passato campestre.”

Territorio già provato da ingiurie e malagestione

“Abbiamo argomentato – continua le missiva – in modo puntuale e documentato tutti gli aspetti di grande criticità che , a monte, avrebbero dovuto distogliere qualsiasi amministratore prudente e lungimirante, dal sostenere un intervento così invasivo per un territorio già provato da anni di ingiurie e mala gestione; ma lo abbiamo fatto anche lungo il tortuoso iter dei vari provvedimenti che ora dovrebbero trovare definitivo coronamento nel rilascio dell’Aia”.

“Non stiamo a ripetere i vari rilievi che abbiamo sollevato, rimettendoci da ultimo alle osservazioni presentate in modo ufficiale in occasione dell’ultima seduta della conferenza dei servizi presso la Regione Campania del 28 marzo. Ci limitiamo ad alcuni punti che ci sembrano non secondari, precisando che né la precedente amministrazione, né la Confalone spa hanno dato esauriente riscontro a quanto da noi rilevato: nulla dal Comune di Montoro, mentre l’azienda ha depositato una nota a firma di uno dei tecnici del tutto evasiva e lacunosa”.

Ed eccoli i punti di maggiore criticità, e che potrebbero pesare sul futuro della comunità montorese e non solo.

Il mistero dello scarico di 360mila metri cubi di reflui

“Riguardo allo scarico delle acque reflue da ciclo produttivo – scrivono Sinistra e Libertà e Montoro Bene Comune – , rileviamo che la Cogei in un primo momento annuncia parere nettamente negativo circa lo scarico in fognatura industriale di 360mila metri cubi annui, dichiarando la impossibilità di poter smaltire un tale volume di acque. Nell’ultima seduta della conferenza la stessa società e l’Ente Idrico Campano esprimono invece parere favorevole, purché la Cartiera si impegni a limitare gli scarichi nel periodo estivo, in concomitanza con altri conferimenti stagionali , in particolare dalle industrie conserviere dell’Agro Sarnese -Nocerino: circostanza di difficile realizzazione, data la lavorazione a ciclo continuo che la cartiera ha intenzione di svolgere. Ci chiediamo cosa sia sopraggiunto per determinare il mutato orientamento, non risultando dagli atti che siano state adottate cautele, interventi o altro per rendere efficiente un sistema di smaltimento delle acque industriali il cui stato di assoluta precarietà e notorio e quale sia la posizione del Comune in merito”.

Consuma la stessa acqua di un paese di 4mila abitanti

“Altro punto critico sono i prelievi da pozzo, un fabbisogno di 409mila metri cubi annui. La Provincia, fatta eccezione per il ripristino di un pozzo ad uso potabile in località Scorza a Solofra, non ha autorizzato alcun nuovo prelievo , sia pure di lieve entità, almeno da 5 anni ad oggi, vale a dire dallo scoppio dell’emergenza Pce del gennaio 2014: ora si appresta ad autorizzare un emungimento così massiccio, pari al fabbisogno idrico annuo di oltre 4mila abitanti! Lo fa, inoltre, sulla base di dati non aggiornati, approssimativi, senza che nel frattempo si sia avviata la caratterizzazione dei pozzi e falde del comprensorio montorese-solofrano, senza un censimento dei pozzi, senza che la Regione Campania abbia ancora approvato il Piano Regionale di Tutela delle Acque, strumento indispensabile per una seria programmazione nella gestione delle risorse idriche, come ammesso dalla stessa Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appenino Meridionale nel parere del 25 giugno scorso. Dallo stesso parere emerge chiaramente un quadro lacunoso e parziale delle informazioni indispensabili per una compiuta istruttoria, sia per quanto sopra citato che per la mancata trasmissione delle informazioni e analisi tecniche complessive in possesso delle Autorità di Bacino soppresse con la legge regionale 221/2015”.

E la normativa urbanistica?

“Terzo , non ultimo, anzi di diretta spettanza dell’Amministrazione comunale – continua la lettera aperta -, chiediamo riscontro, finalmente, alle nostre richieste sul rispetto della normativa urbanistica. Ribadiamo quanto rilevato nelle osservazioni in sede di conferenza dei servizi, circa l’Autorizzazione paesaggistica e le incongruenze e deficienze della programmazione urbanistica di attuazione del pip di Chiusa”.

“Crediamo – concludono – che vada fugata ogni sia pur lieve ombra di dubbio circa la piena legittimità dell’intervento in questione: lo si può fare, riteniamo, con un pronto sopralluogo dei competenti uffici tecnici e degli organi di polizia municipale dal quale emerga la piena conformità di quanto si sta realizzando rispetto a quanto assentito, a quanto convenuto in sede pattizia, ed alla normativa vigente”.

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