Moratti: il vaccino prima alle regioni più ricche

La proposta di Letizia Moratti, neo assessore al Welfare della Lombardia, è sconcertante: bisogna privilegiare nell'immunizzazione i territori con un pil più alto. Ovvero: prima i ricchi e poi i poveri d'Italia. Una proposta alla quale si accoda anche il governatore Fontana. Il governo rimanda la proposta al mittente. Speranza: il vaccino è un diritto, non un privilegio.

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La guerra del vaccino in salsa italiana, innescata da una frase del neo assessore al Welfare della Lombardia, Letizia Moratti, che sostiene una tesi difficilmente comprensibile: «Per le dosi privilegiare le Regioni con il Pil più alto». Ovvero, prima i ricchi poi i poveri. E tra i ricchi, naturalmente, c’è la sua regione.

Da Gallera a Moratti: classe dirigente

Avesse detto prima le regioni che hanno pagato un tributo più alto alla pandemia, o anche quelle con un numero di abitanti più alto. Sarebbe stato molto discutibile, ma non imbarazzante.

E invece, Letizia Moratti l’ha detto davvero: il vaccino prima ai più ricchi. L’Italia divisa in classi, anche per immunizzarsi con il vaccino contro il covid. C’è quasi da rimpiangere il criticatissimo predecessore, quel Giulio Gallera che ha fatto partire in ritardo la vaccinazione nella Regione con il Pil più alto «perché mica potevo richiamare i medici in vacanza per un vaccino».

Per Letizia Moratti, dunque, il privilegio del «vaccino subito» deve essere di chi è più ricco e produce di più. E lo ha anche scritto al commissario per l’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri.

Lucani e calabresi possono morire

La salute è una questione di pil. I lombardi hanno diritto a vaccinarsi perché producono 385 miliardi di prodotto interno lordo. E sarebbe quindi una popolazione molto più preziosa rispetto a quella lucana (12 miliardi), o calabrese (33).

La motivazione è quella che potete immaginale: la “locomotiva d’Italia” deve partire il prima possibile per trascinare fuori dal guado tutto il Paese. Una logica che ha dimostrato negli anni tutta la sua debolezza: se pure ripartisse la locomotiva lombarda non è detto per niente che trascinerebbe con sé il resto della nazione.

Ma poi? Come si può dire: gli altri possono infettarsi e morire i lombardi no perché sono più ricchi, più produttivo, più efficienti?

La pandemia ha devastato il mito lombardo

Oltretutto questa storia dell’efficienza lombarda ha perso punti importanti proprio durante la pandemia. La decantata sanità lombarda è uscita a pezzi, la buona amministrazione della Regione si è dimostrata in realtà approssimativa e superficiale, per non dire peggio. Per quale oscuro motivo un lombardo dovrebbe essere vaccinato prima di un laziale, un toscano, un campano o un siciliano? Sulla base di quale merito dovrebbero ricevere un premio?

Italia in due classi: convinzione di tanti politici italiani

Ma questa storia dei cittadini di prima e seconda classe è radicata in molta classe politica italiana, alimentata da quei governi a trazione nordista degli ultimi 20, 25 anni (eccetto rare, sparute e dimenticabili eccezioni). L’efficienza contro l’approssimazione, la laboriosità contro gli sfaticati da reddito di cittadinanza, l’onestà contro la mafia (prima di scoprire che le mafie del sud sono alloggiate al nord da decenni).

La sola consueta banalissima storia.

Quel primo lockdown che ha danneggiato il sud

Neppure un accenno su un piccolo dettaglio: la pandemia è iniziata in Lombardia e in Veneto, i casi sono rimasti a lungo concentrati soprattutto in quelle due regioni, eppure è stato deciso un lockdown nazionale, che ha danneggiato – guarda un po’ – le già fragili economie del sud (all’epoca sarebbero state al di sotto della zona gialla), quelle con il pil più basso, quelle che secondo la Moratti dovrebbero ricevere più tardi i vaccini.

Attilio Fontana e Letizia Moratti

A Fontana piace la proposta Moratti

Alla proposta della Moratti, che è anche vice presidente della Lombardia, si è accodato l’ineffabile governatore, Attilio Fontana: ha dichiarato che avrebbe ritirato il ricorso contro la zona rossa (come se fosse stata decisa per penalizzare la Lombardia e non per tutelare i suoi abitanti), se l’idea della Moratti fosse stata presa in considerazione. Incommentabile.

Quella proposta, oltre a essere irricevibile per ovvie ragioni, rischia anche di spaccare in due il Paese. Come potrebbe accettare una soluzione del genere una persona che risiede nelle regioni dal pil meno scintillante di quello lombardo?

Il vaccino è un diritto, non un privilegio

Mentre tutti invocano l’unità nazionale, l’essere compatti contro la pandemia, la necessità di affrontare insieme questi giorni difficili, la rispolverata Moratti se ne esce con una proposta in puro stile anni ’90, quando la politica italiana subiva l’influsso del secessionismo leghista.

Va da sé che la proposta della Moratti non è stata neppure presa in considerazione dal Governo. Il ministro della Salute, Roberto Speranza ha ricordato alla neo vice presidente della Lombardia che «il vaccino è un diritto, non un privilegio».

Ma quello che conta, quello che deve far rifletter, è che qualcuno, oggi, in questa situazione, e quel qualcuno è un amministratore importante di una regione importante, sia convinto davvero che in Italia ci siano cittadini che abbiano più diritto di altri a non ammalarsi e a non morire, solo in virtù dei soldi che gli circolano nelle tasche.

Poi in serata, sommersa dalle critiche, la Moratti ha parzialmente corretto il tiro: volevo dire che se si aiuta la Lombardia riparte prima l’Italia. Come dire: altre parole, lo stesso concetto.

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