Morto Bouba Diop: rockstar della Senegal-mania

Morto Bouba Diop, centrocampista del Senegal ai Mondiali del 2002, autore del primo gol di quell'edizione segnato alla Francia campione del Mondo in carica.

Morto Bouba Diop
Morto Bouba Diop
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Accadde di tutto durante il Mondiale del 2002. E’ morto Bouba Diop, uno dei protagonisti di quella rassegna internazionale. Forse, di quei giorni, ricorderete le direzioni arbitrali assurde, condotte a favorire i padroni di casa della Corea del Sud, che eliminò prima l’Italia agli ottavi di finale, grazie all’operato del corrotto Byron Moreno, e poi la Spagna ai quarti (cinque gol annullati alle Furie Rosse dall’egiziano El Ghandour, insultato e quasi picchiato da Camacho, Morientes ed Helguera). (A questa pagina trovi tutte le news sportive)

A completare l’opera, l’Argentina di Bielsa fuori già ai gironi e la Francia, campione del Mondo quattro anni prima, sorpresa e sconfitta di misura da una Nazionale all’esordio in una fase finale dei Mondiali. Destinata a diventare la più simpatica di quell’edizione. E anche una delle più temute: il Senegal.

Morto Bouba Diop

Leader di quell’insieme di calciatori muscolosi, forti fisicamente, ma dotati pure di una discreta tecnica e tatticamente impeccabili, fu Pape Bouba Diop, scomparso ieri a soli 42 anni, gli ultimi dei quali trascorsi a combattere contro un cancro ai polmoni.

All’epoca 24enne centrocampista del Lens realizzò il gol vittoria nel primo incontro dei Mondiali, piegando le fragili resistenze della presuntuosa Francia di Henry e Trezeguet. Vinse il Senegal, allenato dal francese Bruno Metsu, pure lui scomparso per un male incurabile nel 2013.

Morto Bouba Diop
Morto Bouba Diop

Senegal-Mania

Con i transalpini, mai particolarmente amati dagli italiani, quasi fuori dal Mondiale (esclusione certificata nelle successive due gare contro Urugay e Danimarca), in Italia, anche a causa dell’eliminazione degli azzurri di Trapattoni, esplose la Senegal-Mania: per le strade iniziarono lentamente a comparire le prime bancarelle destinate alla vendita di magliette del Senegal rigorosamente taroccate, al costo di 10-15 euro l’una.

Tra quelle di Fadiga, transitato fugacemente per l’Inter prima di essere rispedito all’Auxerre per problemi cardiaci, di Henri Camara e di El-Hadji Diouf, la più venduta fu proprio quella di Bouba Diop, 194 centimetri per quasi un quintale di peso: una montagna di muscoli, forte come l’acciaio.

Il Senegal passò il girone di qualificazione da imbattuto: pareggiò 1-1 contro la Danimarca e fermò sul 3-3 l’Uruguay di Alvaro Recoba. Agli ottavi, aiutandosi con il Golden Gol, estromise pure la Svezia, presentandosi al match dei quarti di finale di fronte alla Turchia, che la spuntò con un gol di Mansiz nei supplementari.

Diop, oltre quel gol alla Francia, fu protagonista di buonissime prestazioni, premiate da due giurati chiamati a votare per il Pallone d’Oro del 2002, vinto da Ronaldo, autore di una doppietta nella finale contro la Germania: due voti furono assegnati al colosso di Dakar, simbolo del Senegal e leader di una Nazionale che non è mai riuscita a ripetere l’exploit del 2002.

Il 17 gennaio del 2013, dopo esperienze in giro per l’Europa tra Svizzera, Inghilterra, Francia e Grecia, Diop si era ritirato dal calcio. Quindi la lotta disperata contro il male e l’annuncio della morte, prematura, avvenuta ieri a Parigi, dove si era trasferito da qualche tempo.

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