Mou: il dono più bello fatto a me e alla mia famiglia!

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Benvenuti al secondo appuntamento della rubrica “Rainbow Time”, che vede oggi protagonista una cagnolina di nome Mou, entrata, da due anni circa, nella vita e nel cuore dell’intera famiglia di Maria Rosaria Cecere, la quale ci racconterà la loro vita in compagnia di quest’affettuosissima e tenerissima cagnolina.

LA MIA VITA PRIMA DI MOU

Mou è arrivata nella mia famiglia il 6 marzo 2017, quando aveva all’incirca due mesi. Ricordo benissimo quel giorno: io e i miei figli, Francesco e Federica, avvertivamo, allo stesso tempo, una sensazione di felicità mista a spavento. Io avevo già avuto, molti anni or sono, un cagnolino, di nome Cielo ma, nel momento in cui lui venne a mancare, mi cadde letteralmente il mondo addosso. Da allora, per paura di poter provare nuovamente quel tipo di dolore,  non ho più avuto cani al mio fianco. Tuttavia, dentro di me non si era mai spento e, neanche affievolito, l’amore che provo per tutti i nostri amici a quattro zampe, motivo per cui decisi di mettere nuovamente in gioco i miei sentimenti, con la consapevolezza che essi sarebbero stati sorretti da quelli dei miei figli.

L’ARRIVO DI MOU

Il 6 marzo 2017, dunque, io, Francesco e Federica ci recammo ad Atripalda per prendere Mou. Una volta giunti, scorgemmo la presenza di un batuffolo, con un collarino rosa al collo, adagiato in un cartone – che, poi, funse da cuccia per un po’ di tempo. Io, guardandola negli occhi, le promisi che non sarebbe più uscita dalla nostra vita. Mou dormì per tutto il viaggio, fino a quando non giungemmo, poi, a Grottolella, dove attualmente noi viviamo. Mi accorsi, dopo il nostro arrivo, che mia figlia Federica era molto contenta ed era estremamente sorpresa dal fatto che Mou, in pochi secondi e con la sua esuberanza, caratteristica di tutti i cuccioli, sembrasse completamente a suo agio nella nuova casa, a tal punto da impossessarsi, in pochi secondi, delle pantofole di Federica; mio figlio Francesco, invece, non era molto convinto di quella new entry e mi diceva continuamente: “La presenza di un cane comporta troppe responsabilità, una cura e un’attenzione costante, che noi, purtroppo, non possiamo assicurare a Mou; chi l’accudirà, infatti, quando tu sarai al lavoro?”. Tuttavia, quando feci la suddetta promessa a Mou, sapevo di poter parlare al plurale e a nome di tutta la mia famiglia. Quelle di Francesco, infatti, furono preoccupazioni momentanee, che vennero immediatamente rimpiazzate dall’amore che li ha uniti sin da subito e che, tutt’ora, li unisce.

LA PRIMA NOTTE DI MOU NELLA NOSTRA CASA  

La notte successiva all’arrivo di Mou fu una notte da incubo. La disposizione della nostra casa prevede la presenza di due piani: avevamo già deciso che lei sarebbe rimasta giù, mentre noi saremmo saliti al piano superiore durante la notte. Non fu così semplice come avevamo, invece, previsto. Durante la notte, infatti, Mou piangeva, al piano inferiore, nella sua cuccetta e noi, al piano superiore, cercavamo di fare i duri: già, perché ci avevano detto che Mou avrebbe sì pianto per qualche giorno, ma che, poi, si sarebbe abituata a stare giù da sola e che, se noi non ci fossimo comportati duramente sin da subito, non le avremmo impartito una giusta e corretta educazione. Tuttavia, le sue lamentele mi impietosirono, motivo per cui scesi al piano inferiore; le bastò davvero qualche carezza per avvertire la mia presenza e per addormentarsi: lei, a differenza mia, ci riuscì immediatamente, ma io, benché non riuscissi a riaddormentarmi, ero ugualmente contenta, poiché avevo avvertito il suo, ormai calmo e sereno, stato d’animo.

Quest’abitudine durò qualche giorno, fino a quando, improvvisamente e come per magia, la situazione iniziò a migliorare. Io pensavo che Mou, come mi era stato precedentemente anticipato, stesse cominciando ad abituarsi all’idea di dover trascorrere la notte al piano inferiore. Non era, però, così: Mou non piangeva più perché Francesco, udendo il suo pianto, tornava al piano inferiore e rimaneva al suo fianco fino al momento in cui lei non avrebbe chiuso gli occhi. È proprio in quei giorni che cominciò la sottomissione di mio figlio a quella furbetta!

IL PRIMO MESE DI MOU NELLA NOSTRA CASA

Nel frattempo trascorsero i giorni, tra profilassi vaccinale, controlli e tanti, tanti momenti di gioia, di esuberanza pura. Giunse, poi, il giorno di Pasqua e arrivò anche Vito, mio marito, che lavora all’estero. Eravamo tutti molti preoccupati ed era una sola la domanda che ci ponevamo: “Cosa dirà lui una volta che avrà visto tutti i danni di cui la pestifera Mou si è resa protagonista ogni qualvolta l’abbiamo lasciata da sola in casa?”. La domanda era lecita, dal momento che, entrando nella mia abitazione, si poteva assistere alla presenza di sedie rotte, porte rovinate, mobili rosicchiati, elettrodomestici fuori uso e tanto, tanto altro, che avrebbe dato l’idea che, nella mia casa, ci fossero stati dei topolini, piuttosto che una cagnolina. E, invece, quando Vito entrò, non notò nulla di tutto ciò, giacché non ebbe occhi che per lei e lei per lui: fu, in poche parole, amore a prima vista! Da quel momento in poi, mio marito e Mou sono legatissimi. Lei è triste ogni qualvolta lui parte per recarsi in Belgio ed è felicissima ogni qualvolta lui torna a casa, dimostrandogli, continuamente, il suo affetto.

LE QUALITÀ DI MOU

Quali sono le qualità della cuccioletta? È una fifona che non vi dico; sono certa che, se entrasse qualche malintenzionato a casa mia, dovrei essere io a proteggere lei! È un’accattona: quando mangiamo, inizia il rito dello sguardo triste e sottomesso, fino a quando non le sganciamo qualcosa! È, come dire, accogliente, ma così tanto che, se non sto attenta, rischia di farmi cadere a causa della sua tracotante energia! Nel momento in cui si accorge del fatto che io sto per uscire, inizia una danza: muove veementemente il suo bacino e la sua coda e mi porta tutti i suoi giochini per dissuadermi dall’uscire!

UN EPISODIO CHE MI HA COMMOSSO

Un episodio che mi ha commosso e che mi ha fatto capire quanto Mou sia intelligente ed empatica è quello verificatosi il giorno della sua sterilizzazione. Qualche ora dopo l’intervento, io, Francesco e Federica ci recammo presso l’ambulatorio veterinario, dove lei era stata sottoposta a ovariectomia, per riprenderla e riportarla a casa. Va detto che, per giungere al piano inferiore della mia abitazione, bisogna percorrere una rampa di scale, che Mou, solitamente, percorre nel giro di un millisecondo. In quella circostanza, però, lei era ancora sotto l’effetto dell’anestesia e noi non riuscivamo a portarla su, dal momento che avevamo paura di procurarle dolore. Dopo vari e vani tentativi, Mou aprì gli occhi, ci guardò per un attimo, scese da sola dall’auto, salì le scale senza fermarsi, entrò in casa e crollò nel suo lettino, senza più forze e addolorata… Che amore e quanta empatia!

MOU E I MOTIVI DELLA SCELTA DI QUESTO NOME

Come più volte detto, la nostra cagnolina si chiama Mou. Ci sono due spiegazioni relative alla scelta di questo nome. La prima è facilmente intuibile: lei è dolce come l’omonima caramellina! Anche la seconda, però, è altrettanto prevedibile: Mo(u)nella, quando ne combina qualcuna delle sue! Per citare qualche episodio, vi dico che ha mangiato il vocabolario di greco, che ha usato più lei che mia figlia al liceo; mi ha distrutto un libro, regalatomi dall’autore con tanto di dedica personale!

MOU CI HA PORTATO L’ARCOBALENO

Se Mou mi ha portato l’arcobaleno? Certo che sì: me ne ha fatte di tutti i colori, ecco come mi ha portato l’arcobaleno! Scherzi a parte, questi sono inconvenienti assolutamente previsti nel momento in cui si accoglie un cucciolo nella propria abitazione. Proprio per questo motivo, vorrei lanciare un messaggio: mi è capitato, qualche volta, di venire a conoscenza di famiglie che abbandonano cuccioli, che sono entrati da poco nella loro abitazione, dando loro la colpa di essere tremendi e incorreggibili. Non è così, credetemi! Occorre armarsi di una buona dose di pazienza e avere tanto amore da dare per far sì che i nostri amici a quattro zampe comprendano cosa è giusto e cosa è sbagliato fare, esattamente come i bambini! Io, infatti, che svolgo la professione d’insegnante di Scuola Primaria, ho notato molti punti in comune e molti parallelismi tra i cani e i bambini. Colgo, inoltre, l’occasione per dire la mia riguardo la morte del povero Lucky: spero, infatti, che la sua tragica morte non sia stata vana e spero ardentemente che venga fatta giustizia per lui e non solo per lui!

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