Mumo Orsi: calciatore violinista pagato con una Fiat 509

Raimundo Orsi, detto Mumo, nacque in Argentina il 2 dicembre del 1901. Fenomenale alle Olimpiadi di Amsterdam, la Juventus della famiglia Agnelli non badò a spese.

Raimundo Mumo Orsi
Raimundo Mumo Orsi
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Mumo Orsi. Per portarlo alla Juventus, la famiglia Agnelli non badò a spese. La trattativa, lunga e complessa, con gli argentini dell’Independiente destò scalpore: siamo nel 1928, pagare 100mila lire al mese un calciatore è considerato uno schiaffo alla miseria, considerati gli stipendi dell’epoca percepiti da operai e statali.

Gli Agnelli, però, se ne infischiano del sentimento popolare: Raimundo “Mumo” Orsi deve vestire il bianconero, così nella trattativa inseriscono altre 8mila lire al mese, più una Fiat 509 con autista personale e una villa in collina.

La fumata bianca arriva nell’estate del 1928, ma Mumo Orsi – essendo un oriundo e quindi bloccato dal regolamento della Figc – poté scendere in campo con la Juventus soltanto la stagione successiva, dopo essere stato naturalizzato italiano.

Mumo Orsi “pagato” anche con una Fiat 509

Gli esordi e l’arrivo in Italia

Raimundo Bibiani Mumo Orsi nasce ad Avellaneda, in Argentina, il 2 dicembre del 1901. Per nove anni tra le fila dell’Independiente (249 presenze e 110 gol), ala sinistra veloce, tecnico e imprendibile in dribbling, dotato di una straordinaria conclusione a rete e letale pure dai calci d’angolo, si mette in mostra durante le Olimpiadi di Amsterdam 1928, quando con l’Argentina arriva fino alla finale persa contro l’Uruguay.

Complici prestazioni superlative, condite da gol e assist per i compagni, la famiglia Agnelli rimane estasiata dal 27enne Orsi, a tal punto da versare una cifra spropositata nelle casse dell’Independiente e del calciatore, poi campione del Mondo nel 1934 con la Nazionale italiana.

Si dice che, appena arrivato allo stadio di Torino per prendere posto in tribuna, qualcuno – notando il viso scavato e pallido di Orsi, quasi nascosto dentro al suo cappotto – avesse esclamato: “Tutto qui?”.

In sette stagioni in bianconero, vince cinque Scudetti di fila (dal 1931 al 1935) collezionando 77 gol in 177 presenze, aggiungendo al ricco palmares anche due Coppe Internazionali con l’Italia nei periodi 1927-1930 e 1933-1935. Con i soldi guadagnati alla Juventus finanziò pure un’orchestra: si scoprì che sapeva suonare benissimo il violino. Spesso – come spiegato da Storie di Calcio – telefonava a casa Varglien, per far ascoltare a Mario, suo compagno di squadra, un “tanghito” suonato col violino.

Il ritorno in Argentina e il record da oriundo

Purtroppo, nell’aprile del 1935, Orsi lascia l’Italia per tornare in Argentina al capezzale della madre gravemente malata. L’addio è definitivo, “Mumo” proseguirà la carriera in Patria, tra le fila di Independiente, Boca Juniors, Platense e Almagro, prima di trasferirsi nel 1938 in Uruguay, al Penarol e l’anno successivo in Brasile, al Flamengo, disputando l’ultimo campionato da calciatore, all’età di 38 anni. Vestirà nuovamente la casacca albiceleste (le regole dell’epoca lo consentivano) per la tredicesima e ultima volta in un confronto con l’Uruguay, nel 1936.

Per settant’anni, Orsi ha detenuto il record di oriundo con più presenze nella Nazionale italiana, collezionando 35 presenze e 13 reti, tra cui quella nel 2-1 alla Cecoslovacchia nella finale di Coppa Rimet, disputata a Roma il 10 giugno del 1934 e decisa ai supplementari dalla rete del bolognese Angelo Schiavio. Record ora ad appannaggio di Mauro German Camoranesi, che dal 2003 al 2010 ha totalizzato 55 presenze e 4 reti, vincendo la Coppa del Mondo del 2006.

La morte

Orsi muore a Santiago del Cile, il 6 aprile del 1986, all’età di 85 anni. Di lui si ricorderanno nel tempo i gol da calcio d’angolo, i dribbling che fecero imbestialire gli avversari, la Fiat 509 offerta dagli Agnelli e quei “tanghiti” suonati al violino, da far ascoltare a Varglien e ai compagni di squadra.

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