Munaciello in Irpinia: i segreti del folletto custode di grandi tesori

Munaciello in Irpinia: i segreti del folletto custode di grandi tesori
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Oggi parliamo del Munaciello, Mazzamauriello o in altre versioni Scazzamariello. Una creatura dispettosa o a volte generosissima custode di grandi tesori, che per molti aspetti ricorda i folletti irlandesi, protagonista di tante storie irpine. Dopo aver parlato di streghe e janare, lupi mannari, fantasmi e spettri romantici e infelici, oggi ci occupiamo proprio del Munaciello. (La foto di copertina è tratta da Google e riporta al sito ViaggicheSogni)

Munaciello: le caratteristiche fisiche

In Irpinia è rappresentato come piccino e minuto, alto non più di due palmi, spesso vestito da frate. Ma della “carità cristiana” il munaciello ha davvero poco. Infatti, oltre a essere dotato di poteri magici, è molto dispettoso. Adora fare scherzi, soprattutto a chi sta facendo meravigliosi sogni. Secondo alcune credenze, infatti, il munaciello sarebbe capace di introdursi proprio nei sogni dei malcapitati. Questo folletto sceglie una casa e si nasconde fino a sera. Quando è sicuro che tutti dormano, esce fuori dal suo nascondiglio e inizia a fare i suoi scherzi.

I tre “modi” di fare del Munaciello

Fra gli scherzi preferiti dal munaciello ci sono saltare sulla pancia di chi dorme o soffiargli nelle orecchie, nascondere oggetti preziosi come le chiavi, rompere piatti e stoviglie.

Il munaciello può anche provare simpatia per gli abitanti della casa. E allora non nasconde la sua generosità e lascia dei regali, spesso sul comodino o il tavolo della cucina. Doni come monete antiche e preziose o soldi. A volte entra nei sogni di chi dorme e “vi introduce” delle premonizioni, utili magari per conseguire laute vincite al lotto.

In alcuni casi il munaciello non nasconde la sua grande passione per le belle donne. E le palpeggia senza soluzione di continuità.

Per questo suo doppio volto, generoso o dispettoso, i napoletani sono soliti dire: «’O munaciello: a chi arricchisce e a chi appezzentisce»

Il Munaciello e il “ricatto del cappello”

Esistono vari modi, secondo la leggenda popolare, per ingraziarsi il munaciello o per costringerlo a obbedire. La creatura adora le scarpe e regalargliene un paio o mettere dei sassolini nelle ciabatte può rivelarsi molto efficace. Un altro modo per farsi obbedire dal munaciello è rubargli il prezioso cappello per poi ricattarlo.

Il Munaciello e il cugino irlandese

C’è una chiara somiglianza fra il munaciello e i folletti della cultura irlandese. Entrambi condividono due terre, Irpinia e Irlanda, profondamente segnate dalle piogge e caratterizzate dalla rigogliosa vegetazione. Alberi che sarebbero la casa del munaciello e del leprecauno, il “cugino irlandese” del nostro dispettoso spiritello. Secondo la leggenda irlandese, estesa poi anche alla “versione irpina”, il Leprecauno come il munaciello sarebbe custode di grandi ricchezze. Chi ha detto pentola alla fine dell’arcobaleno? Ma queste creature sono disposte a rivelare il nascondiglio dei tesori solo a chi è capace di sciogliere i loro indovinelli. Sbagliare risposta, invece, significa giorni di scherzi “terribili” da parte del munaciello. Anche nella tradizione inglese e in quella scandinava si fa riferimento a figure simili a quelle del munaciello: come il browie” e il “tomte”.

Nella cultura partenopea il Munaciello è una presenza costante. E guai a prendere in giro chi ci crede. Scrive la giornalista Matilde Serao, fondatrice de Il Mattino, nelle sue “Leggende napoletane”:

«Chiedete ad un vecchio, ad una fanciulla, ad una madre, ad un uomo, ad un bambino se veramente questo munaciello esiste e scorrazza per le case, e vi faranno un brutto volto, come lo farebbero a chi offende la fede. Se volete sentirne delle storie, ne sentirete; se volete averne dei documenti autentici, ne avrete. Di tutto è capace il munaciello…»

Munaciello: a Napoli era detto anche il “pozzaro”

In passato ogni casa di Napoli poteva attingere all’acqua dalla cisterna circostante attraverso un pozzo al quale aveva accesso proprio il “pozzaro”. Minuti, si muovevano con grande abilità e agilità lungo stretti cunicoli. E spesso, per non sporcarsi, utilizzavano dei vestiti impermeabili e un cappuccio a punta che ha contribuito ad alimentare la leggenda del munaciello e del suo altrettanto noto vestiario.

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