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Qual è l’ultima canzone di rottura che avete ascoltato? Di protesta vera, di impegno politico, di denuncia sociale? Qual è un brano italiano recente che via abbia commosso come “Imagine dei Beatles, “Blowing in the wind” di Bob Dylan o “Whiter Shade of Pale dei Procol Harum? Qual è l’ultimo album pubblicato intriso di quella atmosfera che sembra anticipare cambiamenti radicali, in grado di provocare un terremoto politico, sociale e culturale?

C’era un tempo in cui la musica italiana…

La musica italiana anni fa si divideva in canzone “d’autore” e canzone disimpegnata (o “pop”): una distinzione netta ma rassicurante. A partire dagli anni Novanta ad avere vocazione politica, in teoria, sono da un lato rap/hip hop/trap e dall’altro l’indie: la verità è che da un bel pò ascoltiamo musica tutta uguale.

https://www.youtube.com/watch?v=vrpJB7ucC5Y

Il rap per quanto mi riguarda si è fermato al 1997. Frankie hi-nrg mc – “Quelli Che Benpensano” una canzone scritta venti anni fa che legge ancora il presente (venti anni fa!!): ”Niente scrupoli o rispetto verso i propri simili, perché gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili. Sono tanti, arroganti coi più deboli, zerbini coi potenti, sono replicanti. Mani che firman petizioni per lo sgombero, mani lisce come olio di ricino, mani che brandisco manganelli che vorrebbero dar fuoco ad ogni zingara ma l’unica che accendono è quella che da loro l’elemosina…”.

Quando X Factor lo fa Youtube

La nuova generazione ha come idoli cantautori legittimati da apparizioni tv e visualizzazioni Youtube, artisti a cui manca il coraggio di staccarsi dalla moda e dalle ipocrisie per far sentire la propria voce: la musica è un canale espressivo non un prodotto commerciale.

Musica italiana: Marracash

Quand’è che gli artisti hanno smesso di parlare con le canzoni? Non si scrive più nulla in cui la politica si fonda con il sociale, il personale con il generale, nessun messaggio in grado di creare senso di condivisione vero. La canzone d’autore degli anni ’60 e ’70 è piena di testi semplici che trasmettono una carica emotiva eccezionale, sono stati la colonna sonora di mezzo secolo di cambiamenti ideologici e culturali del nostro Paese: hanno formato ragazzi che quella musica la ascoltano ancora.

Dove sono i cantautori della musica italiana?

Dove sono i cantautori interpreti del nostro tempo che ascolteremo anche tra cinquant’anni? Non c’è traccia di un orizzonte che sia alternativo alla canzonetta.

La scena musicale è piena di ribelli che hanno fatto dietro front quando c’era bisogno di sovversivi, capaci di evadere da un sistema musicale che li ha resi tutti uguali: “Non si nasce liberi, lo si diventa, e non basta né desiderarlo né sognarlo, né avere la sensazione di esserlo, per diventarlo realmente: essere liberi è una conquista continua e precaria che dura tutta una vita” scrive Bjorn Larsson, la musica dovrebbe trasmettere questo senso di libertà, insegnare a distinguersi dalla moltitudine, a far volare alto il pensiero, quello che da fastidio, quello impossibile da recintare di cui scrive Lucio Dalla.

Musica italiana: cantautori italiani
C’erano una volta…

L’epoca contemporanea fornisce innumerevoli spunti agli autori di canzoni, siamo circondati da temi urgenti a cui la musica rimane indifferente: da un lato la semplificazione estrema del testo, dall’altro il ritornello musicale pop che funziona sempre, per tenere in equilibrio consenso del pubblico, guadagni facili e promozione in radio. (E il cinema come se la passa in Italia? Qui ho provato a rispondere)

Una chitarra fa più danni di una bomba…

Si sente la mancanza della complessità, di canzoni con cui fare rivoluzioni che ispirino e che accelerino il cambiamento, di manifesti generazionali: quello che abbiamo è musica autoreferenziale incapace di qualunque sintonia con ciò che accade “là fuori”.

Questa generazione ha perso, ha perso quando ha smesso di credere che una chitarra può fare più danni di una bomba, perde se ignora il mandato che ha, se rinuncia alle lotte ideologiche, schiacciata dal conformismo.

Chi ascoltiamo oggi?

Le uscite discografiche italiane più apprezzate del 2018 sono Ghali Sfera Ebbasta e l’evergreen Fedez. Propongo una playlist alternativa che, non si sa mai, può stimolare qualche riflessione: La storia siamo noi, Francesco De Gregori; La razza in estinzione, Gaber; Dio è morto, Francesco Guccini.

Musica italiana: J-Ax

Ci sono giovani lì fermi a guardare (e ad ascoltare) che si aspettano qualcosa di più di un rapper che twitta contro un ministro. Ci hanno lasciato il ’68, la musica beat, noi cosa lasceremo? E’ in arrivo la settimana sanremese: preparo i popcorn.

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